Inter e Conte a nervi scoperti: "Ma non si cambia"
di Enrico Currò , Franco Vanni , di Enrico Currò, Franco VanniMILANO. Avanti insieme almeno fino a giugno, poi si vedrà. Il giorno dopo lo 0-0 con lo Shakhtar, costato l'esclusione da Champions ed Europa League, dirigenti e allenatore dell'Inter si sono incontrati per ribadirsi reciproca fiducia. Un esercizio cominciato in agosto, nel vertice pacificatore di Villa Bellini, e ripetuto a ogni legnata presa: il derby perso, la doppia sconfitta con il Real, il pari di ieri. Mai l'Inter era arrivata ultima in un girone europeo. E come lo scorso anno è l'unica italiana a non avere raggiunto gli ottavi di Champions. Sono passate tutte anche in Europa League: Milan, Roma e Napoli, dopo il pari con la Real Sociedad allo stadio "Maradona", nuovo nome del San Paolo.
Alla Pinetina ieri c'erano l'ad Beppe Marotta, il direttore sportivo Piero Ausilio e Antonio Conte, il solo ad aver parlato in pubblico dopo la serata mesta di martedì. L'ha fatto goffamente, replicando stizzito alle domande sacro…
MILANO. Avanti insieme almeno fino a giugno, poi si vedrà. Il giorno dopo lo 0-0 con lo Shakhtar, costato l'esclusione da Champions ed Europa League, dirigenti e allenatore dell'Inter si sono incontrati per ribadirsi reciproca fiducia. Un esercizio cominciato in agosto, nel vertice pacificatore di Villa Bellini, e ripetuto a ogni legnata presa: il derby perso, la doppia sconfitta con il Real, il pari di ieri. Mai l'Inter era arrivata ultima in un girone europeo. E come lo scorso anno è l'unica italiana a non avere raggiunto gli ottavi di Champions. Sono passate tutte anche in Europa League: Milan, Roma e Napoli, dopo il pari con la Real Sociedad allo stadio "Maradona", nuovo nome del San Paolo.
Alla Pinetina ieri c'erano l'ad Beppe Marotta, il direttore sportivo Piero Ausilio e Antonio Conte, il solo ad aver parlato in pubblico dopo la serata mesta di martedì. L'ha fatto goffamente, replicando stizzito alle domande sacrosante della giornalista di Sky Anna Billò e di Fabio Capello, reo di avergli chiesto se l'Inter, inchiodata su un 3-5-2 di maniera, preveda anche un piano B. Segni di nervosismo crescente, dopo mesi di calma recitata. A placare gli animi pensa Steven Zhang da Nanchino: "Eravamo consapevoli delle difficoltà che avremmo potuto incontrare in questa stagione anomala. Insieme abbiamo deciso di affrontarle con coraggio e determinazione, dobbiamo continuare a farlo ora. Il nostro obiettivo non cambia, lottare e dare tutto per il bene dell'Inter. Insieme". Fiducia quindi a Conte, almeno fino a giugno, con la missione di provare a vincere il campionato dov'è secondo a 5 punti dal Milan. E c'è la Coppa Italia, meglio di niente.
Mentre molti tifosi interisti criticano la squadra e chi la guida, la curva nord lancia un comunicato: "L'eliminazione brucia. Ma i conti facciamoli alla fine". Fa eco Arturo Vidal sui social: "Mettiamocela tutta per vincere lo scudetto", parola fino a poco fa vietata in casa Inter. Più ancora del progetto sportivo, a cementare il rapporto fra il club nerazzurro e Conte è un contratto triennale da 72 milioni lordi, la metà ancora da pagare, con scadenza al 30 giugno 2022. E l'Inter, dopo avere chiuso il bilancio 2019/20 con 103 milioni di perdite, deve rinunciare ai premi Champions. La qualificazione avrebbe portato 10,5 milioni. Soldi da spendere sul mercato di gennaio, che si annuncia povero.
Il nerazzurro che non stinge è quello di Bergamo, che ad Amsterdam ha reso ancor più stupenda la sua favola: con 120 mila abitanti rimane la città più piccola tra le superstiti della Champions. Al sorteggio di lunedì perfino le grandi vorrebbero evitare l'Atalanta, dal Bayern al Real, dal Psg al City, fino al Liverpool di Klopp, che ne ha già assaggiato la capacità di compiere qualunque impresa.
Ma Bergamo ha soprattutto avuto la conferma che non perderà il suo cittadino onorario Gasperini, che esce dal trionfo alla Cruyff ArenA con un'altra straordinaria prova di duttilità tattica e con poteri rafforzati. La diatriba con Gomez si è chiusa secondo logica: il capitano gioca perché è forte, ma in posizione avanzata, non come e dove vuole lui. Quanto a Ilicic, che nella discussione si è schierato con Gomez e che stavolta non è nemmeno entrato dalla panchina, dovrà ripagare sul campo la fiducia che gli ha mostrato Gasperini, negli scorsi mesi per lui delicati sul piano psicologico. Nessuno è dunque intoccabile.
Gasperini ha spiegato di non aver mai pensato alle dimissioni e ha già indicato l'argomento dell'imminente vertice con Percassi padre e figlio, che gli hanno rinnovato il contratto a inizio stagione fino al 2023. Questa Champions, male che vada, porterà almeno altri 50 milioni. La qualità principale di "Gasperson", come venne ribattezzato al Genoa per affinità programmatica con Ferguson, resta tuttavia la creatività tattica: se gli avversari hanno trovato contromisure per bloccare la macchina da gol dell'anno scorso, non è un delitto convertirsi a una maggiore attenzione alla fase difensiva. Gasperini è oggi l'allenatore più rinomato d'Europa: dalla Premier alla Serie A non gli mancano i corteggiatori. I Percassi hanno gestito la potenziale crisi di spogliatoio: lo stratega sembra esserne uscito più forte di prima.