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Tutti all'attacco, il campionato scoppiettante: è la stagione delle goleade

I giocatori dell'Atalanta festeggiano il gol di Muriel al Benevento (ansa)
L'Atalanta e il Napoli hanno vinto 10 partite segnando dai 4 gol in su, l'Inter 6. Si sta completando la rivoluzione tattica della serie A, che si è adeguata al calcio verticale contemporaneo, modello basket: il primato della difesa non esiste più  
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Col 7-0 al Torino targato Rebic sia per i 3 gol sia per i preziosi passaggi, il Milan non ha soltanto avvicinato il traguardo del ritorno in Champions, che pareva irraggiungibile e la cui pendenza finale Pioli, da appassionato di ciclismo, ha fotografato con la metafora più naturale per lui: gli ultimi tre chilometri della salita del Mortirolo. La vittoria larghissima, non essendo più una rarità nel campionato italiano, si è fatta metafora del cambio di passo della serie A, che ha ormai valicato il suo, di Mortirolo, adeguandosi alla rivoluzione filosofica del calcio contemporaneo: si vince attaccando e segnando un gol in più dell'avversario, non solo cercando di evitare di subirlo. Così l'ex patria degli 0-0 si è trasformata nella terra delle partite scoppiettanti e il Milan nella squadra più dichiaratamente incendiaria. I puristi della difesa spesso inorridiscono, perché i gol sono anche frutto di errori imbarazz…

Col 7-0 al Torino targato Rebic sia per i 3 gol sia per i preziosi passaggi, il Milan non ha soltanto avvicinato il traguardo del ritorno in Champions, che pareva irraggiungibile e la cui pendenza finale Pioli, da appassionato di ciclismo, ha fotografato con la metafora più naturale per lui: gli ultimi tre chilometri della salita del Mortirolo. La vittoria larghissima, non essendo più una rarità nel campionato italiano, si è fatta metafora del cambio di passo della serie A, che ha ormai valicato il suo, di Mortirolo, adeguandosi alla rivoluzione filosofica del calcio contemporaneo: si vince attaccando e segnando un gol in più dell'avversario, non solo cercando di evitare di subirlo. Così l'ex patria degli 0-0 si è trasformata nella terra delle partite scoppiettanti e il Milan nella squadra più dichiaratamente incendiaria. I puristi della difesa spesso inorridiscono, perché i gol sono anche frutto di errori imbarazzanti. Ma non c'è dubbio che risultati tanto vistosi nascano soprattutto dall'intenzione di fare male all'avversario in ogni azione, senza troppi calcoli: un inedito italiano.

Un campionato d'attacco

Se la partita prototipo di questo nuovo modo di intendere il calcio un po' stile basket o pallanuoto è stata Bayern-Barcellona 8-2, quarto di finale della Final Eight 2020 di Champions, le prime in classifica della serie A non si sono fatte pregare e hanno recepito il messaggio. L'Atalanta di Gasperini, pioniera della materia, ha proseguito anche in questa stagione sulla falsariga già sperimentata cion successo: per ora sono 86 i gol segnati in 36 giornate, media 2,38 a partita. Il Napoli di Gattuso la insegue da vicino: 83 gol media 2,3. L'Inter di Conte incalza a 82, media 2,27. Il Milan ha raggiunto quota 72, media 2 gol tondi tondi a gara. Il dato generale è ancora più rilevante se si considera la dimestichezza con le goleade dell'Atalanta (già 10 volte ha segnato dai 4 gol in su) così come il Napoli (10) e dell'Inter (6). Per contro sono solo due le squadre che hanno subito in media meno di un gol a partita, soglia un tempo indicativa dell'eccellenza di una difesa e strumento indispensabile per lo scudetto: l'Inter ha subito 31 gol (0,86 a partita), la Juventus 35 (0,97).

Una formula rischiatutto

Il Milan incarna più di tutte la rivoluzione filosofica, perché ne ha fatto il manifesto tattico, pur senza sbandierarlo. E' la squadra più sbilanciata, col suo 4-2-3-1 in cui i giocatori offensivi lo sono a tutti gli effetti, rimanendo il più a lungo possibile in zona avanzata anche per portare lì il pressing più efficace: con Hernandez terzino nominale e con Kessié incursore, sono di fatto 6 i giocatori votati prevalentemente all'attacco. La formula è rischiosa, ma quando gli interpreti sono al massimo della forma atletica riescono a compensare lo sbilanciamento con l'alto numero di attaccanti e affini, capaci di produrre pericoli in serie, senza spaventarsi se i pericoli li creano anche gli altri. Nel contesto tattico appena descritto la figura fondamentale è ovviamente quella del centravanti, che non deve solo segnare. Zapata e Muriel, Lukaku, Ibrahimovic, Osimhen: hanno caratteristiche diverse, eppure sono tutti determinanti nello spostamento in avanti dell'asse delle rispettive squadre.