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Da Zico a Ribery, quando il campione atterra in provincia

Franck Ribery saluta i tifosi della Salernitana 
Quello del 37enne francese, ingaggiato dalla Salernitana, è solo l'ultimo caso. Gli anni 80 e 90 ci hanno regalato tante piccole storie nobili, con l'apparizione del fuoriclasse che sventolando il vessillo locale accende il fuoco dell'entusiasmo
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Ribery alla Salernitana, Sivori al Borgorosso. La vita è la replica di un film, compresi gli effetti speciali. Pensavamo fosse Alberto Sordi, invece era un calesse e sopra c'era FR7. Nella giostra del calciomercato l'effetto shock è quello da pennette alla vodka. Che ci fanno insieme? In fondo: se Buster Keaton ha recitato con Ciccio e Franco (Due Marines e un generale, 1965), perché stupirsi? Astenersi cinici, il turbamento rientra nel catalogo delle emozioni del bravo tifoso. Da Ribery-Robben a Ribery-Di Tacchio è questione di un attimo: sempre di esterni a piedi invertiti stiamo parlando.

La storia del nostro calcio è un romanzo dove ogni tanto il lettore sbatte addosso ad un punto esclamativo. Boeng! Quando la FIGC ostacolò l'arrivo a Udine di Arthur Antunes Coimbra noto al mondo come Zico - anno di grazia 1983 - la gente scese in piazza minacciando la secessione dall'Italia al grido di "O Zico o Austria". Il pre…

Ribery alla Salernitana, Sivori al Borgorosso. La vita è la replica di un film, compresi gli effetti speciali. Pensavamo fosse Alberto Sordi, invece era un calesse e sopra c'era FR7. Nella giostra del calciomercato l'effetto shock è quello da pennette alla vodka. Che ci fanno insieme? In fondo: se Buster Keaton ha recitato con Ciccio e Franco (Due Marines e un generale, 1965), perché stupirsi? Astenersi cinici, il turbamento rientra nel catalogo delle emozioni del bravo tifoso. Da Ribery-Robben a Ribery-Di Tacchio è questione di un attimo: sempre di esterni a piedi invertiti stiamo parlando.

La storia del nostro calcio è un romanzo dove ogni tanto il lettore sbatte addosso ad un punto esclamativo. Boeng! Quando la FIGC ostacolò l'arrivo a Udine di Arthur Antunes Coimbra noto al mondo come Zico - anno di grazia 1983 - la gente scese in piazza minacciando la secessione dall'Italia al grido di "O Zico o Austria". Il presidente dell'Udinese Mazza se ne uscì con una frase epocale: "Alla fine trionferà la giustizia". Non aggiunse "proletaria", per rispetto agli operai che la Zanussi - di cui era proprietario - aveva messo in cassa integrazione. Zico all'epoca era sul podio dei più forti calciatori del mondo. Quell'anno l'Udinese staccò 26.661 abbonamenti, al Friuli c'era sempre il tutto esaurito.

Quando il Grande Campione atterra nella Provincia è sempre un fuoco d'artificio. Nell'estate del 1979 Paolo Rossi era già Pablito: aveva incantato con l'Italia al Mondiale in Argentina, aveva segnato 39 gol nei due anni con il Lanerossi Vicenza, era il calciatore italiano più famoso al mondo. Quando il Lanerossi retrocesse in B, per Rossi si spalancarono le porte dei migliori club italiani. Che però strinsero un patto di non belligeranza. Così Pablito si ritrovò al Perugia, in prestito. A Vicenza finirono 500 milioni, più Redeghieri e Cacciatori.

Gli anni 80 e 90 ci hanno regalato tante piccole storie nobili, con l'apparizione del fuoriclasse che sventolando il vessillo locale accende il fuoco dell'entusiasmo. "O Doutor" Socrates a Firenze, il grande Junior a Pescara, l'asso uruguaiano Francescoli a Cagliari. Il più grande giocatore rumeno di tutti i tempi - Hagi - diede lezioni di calcio a Brescia: arrivava dal Real Madrid, hai detto niente. E quando dopo due anni di stregonerie lasciò Brescia andò al Barcellona, hai ridetto niente. La stella Futre - uno meritevole di residenza nell'empireo del calcio portoghese con Eusebio, Figo e ovviamente Cristiano Ronaldo - sbarcò dalla Luna a Reggio Emilia. Paradosso: il campione venuto dal dolore (si infortunò subito) arrivò al mercato di novembre, detto di riparazione.

Dopo tanto girovagare Dirceu - erano letteratura le sue punizioni - si fermò a Eboli, nei dilettanti. Il brasiliano si fece talmente amare che alla sua morte gli hanno intitolato lo stadio. Il tormentato Jardel ingrassò ad Ancona, scese in campo tre volte per un totale di 203 minuti e ci mise meno - molto meno - a realizzare di essere capitato nella squadra più scarsa della storia della Serie A. Eppure, si sa, il calcio è come l'amore: non contano le dimensioni (del contesto in cui ti esibisci). Lo Zar Pietruzzo Maiellaro - idolo di un certo calcio periferico - chiuse la carriera a Campobasso, dove venne accolto come una divinità che scende dal cielo a miracol mostrare: aveva scatenato una standing ovation a San Siro ed era emigrato a fare cassa in Messico, moltiplicò pani, pesci e dribbling nella piana molisana.

La verità è che a muovere certi trasferimenti clamorosi spesso è l'incrocio di destini, ogni tanto il sentimento, altre volte il denaro: se stiamo insieme ci sarà un cachet. E nelle brevi in cronaca, ad aver voglia di spulciare gli archivi, saltano fuori notizie dell'altro mondo. Che ci faceva il grande Mario Kempes - Matador dell'Argentina Campione del mondo nel 1978 - sulla panchina del Fiorenzuola nell'ottobre 2001? Sembrava un refuso, lo scherzo di un redattore per combattere la noia. Invece era tutto vero. Kempes rimase a Fiorenzuola due settimane, c'era in ballo un'operazione di global-marketing (qualsiasi cosa voglia dire) che poi fallì. Eppure quella notizia ci diede la conferma che tutto è possibile, persino che oggi Castori - quando meno se lo sarebbe aspettato - si trovi ad allenare un fenomeno come Ribery. La verità sta nella celebre canzone di Rino Gaetano: eppure se Chinaglia non potè passare al Frosinone, fu solo perché quelli del Frosinone non ci avevano pensato.