Dopo un sabato micidiale per l'amor proprio della Serie A, con le doppiette in Premier di Ronaldo e Lukaku e l'esordio di Donnarumma nel Psg in contemporanea con una classica del nostro panorama, Napoli-Juve, indirizzata da tre errori da oratorio, la domenica ci ha un po' rianimato. La partita di pranzo ha portato due gol (Lautaro e Augello) di ottima fattura, il pomeriggio è stato usato come palcoscenico da giovani che in un campionato di formazione - quello che siamo oggettivamente diventati, fino a prova contraria nelle coppe - dovrebbero accumulare presenze su presenze: i cross del 21enne Cambiaso hanno rivoltato Cagliari-Genoa, uno spunto di classe dell'attesissimo 19enne Samardzic (lo volevano tutti) ha issato l'Udinese ad altezze inesplorate.
Poi è venuta Milan-Lazio. Nel primo scontro al vertice del torneo, secondo big match dopo Napoli-Juve, la qualità del gioco rossonero contro una rivale di alto livello - ieri un po' spenta…
Dopo un sabato micidiale per l'amor proprio della Serie A, con le doppiette in Premier di Ronaldo e Lukaku e l'esordio di Donnarumma nel Psg in contemporanea con una classica del nostro panorama, Napoli-Juve, indirizzata da tre errori da oratorio, la domenica ci ha un po' rianimato. La partita di pranzo ha portato due gol (Lautaro e Augello) di ottima fattura, il pomeriggio è stato usato come palcoscenico da giovani che in un campionato di formazione - quello che siamo oggettivamente diventati, fino a prova contraria nelle coppe - dovrebbero accumulare presenze su presenze: i cross del 21enne Cambiaso hanno rivoltato Cagliari-Genoa, uno spunto di classe dell'attesissimo 19enne Samardzic (lo volevano tutti) ha issato l'Udinese ad altezze inesplorate.
Poi è venuta Milan-Lazio. Nel primo scontro al vertice del torneo, secondo big match dopo Napoli-Juve, la qualità del gioco rossonero contro una rivale di alto livello - ieri un po' spenta, o magari è stato il Milan - ha avuto l'effetto di un'iscrizione ufficiale. Immaginate una lavagna sulla quale i candidati vengono sollecitati a scrivere le loro ambizioni: ecco, il Milan ha firmato il proprio impegno a correre per lo scudetto. E siccome si è capito nel giro di tre giornate che questo sarà un torneo molto aperto - figuratevi che già dopo due non c'erano più portieri imbattuti - coraggio e autostima avranno un ruolo. Domenica prossima c'è Juve-Milan, la grande in crisi contro la grande in smoking: situazioni opposte che spesso portano al colpo di reni della più affamata, ma al momento la differenza di gioco è così netta da alleggerire ulteriormente la pressione sul Milan. Andrà allo Stadium convinto di bastare a se stesso, con in testa il pensiero "se gioco bene, vinco" che è la base di ogni impresa.
Allegri sta calcolando i suoi rischi con margini sempre minori: ha provato a portare a casa la pelle da Napoli senza spendere nulla in prospettiva Malmö, ragionamento giusto perché il campionato è una lunga marcia che entro certi limiti sa perdonare, mentre la Champions è uno scivolo vertiginoso nel quale basta un errore per volar via. A metà settembre c'è ancora il tempo per fare tutto, ma ormai alcune decisioni incombono: non l'avremmo mai pensato, ma Szczesny è diventato un problema. Come Sensi, la cui fragilità è costata ieri all'Inter la spinta finale per mettere ko la Samp: costretti in 10 nello scorcio conclusivo del match per l'esaurimento delle sostituzioni, i campioni d'Italia non hanno potuto sfruttare quella che è diventata l'arma assai poco segreta delle grandi, i cinque cambi, che consente a chi ha una panchina lunga e valida di non perdere mai freschezza atletica mantenendo lo stesso livello tecnico. Delle 18 squadre in campo fra ieri e sabato, 14 hanno effettuato cinque sostituzioni, 3 sono arrivate a quattro, una sola si è fermata a tre: la Juventus, il che spiega le condizioni nelle quali ha giocato a Napoli. En passant, non si era detto che col recupero del calendario normale si sarebbe tornati ai tre cambi, più democratici?
Un cambio ha deciso infine l'ordalia serale tra Roma e Sassuolo, con il gol di El Shaarawy capace di stimolare in Mourinho una corsa sotto la curva come ai bei tempi. Partita divertentissima, Sassuolo autorizzato a sbattere la testa al muro per le chance fallite, e per il capolavoro finale di Scamacca rovinato da un mini-fuorigioco. Ma Abraham è sempre più un fattore anche quando non segna. Del trio in testa - ma non ancora in fuga - il Milan gioca fiori, il Napoli mostra le picche, ma la Roma batte cuori.