Lazio-Roma 3-2, derby ai biancocelesti grazie a Milinkovic, Pedro e Felipe Anderson
di Matteo Pinci , di Matteo PinciROMA - Sarri trova la sua Lazio in fondo a 95 minuti incandescenti, esasperati, bellissimi del suo primo derby. Un derby verissimo, dove l'adrenalina ha prevalso sulla testa e persino sulla tattica, e vinto da chi l'ha giocato se non meglio, con più fiducia dall'inizio. Tre gol a due, la Roma di Mourinho battuta e intrappolata in una rincorsa rimasta monca. La vittoria laziale è l'ultima chiave del mazzo che fa scattare una serratura arrugginita proprio quando di tempo per sbagliare non ce n'è più. Perché il settembre della Lazio aveva portato fino a ieri due sconfitte e due pareggini strettissimi, persino sofferti. Allungando l'ombra del dubbio sul lavoro di Maurizio Sarri: benché prematuro, ce n'era abbastanza perché questo derby rappresentasse il primo vallo del suo trasloco romano.
Sarri e Olympia
Mentre una raffica di flash lo coglieva in versione falco…
ROMA - Sarri trova la sua Lazio in fondo a 95 minuti incandescenti, esasperati, bellissimi del suo primo derby. Un derby verissimo, dove l'adrenalina ha prevalso sulla testa e persino sulla tattica, e vinto da chi l'ha giocato se non meglio, con più fiducia dall'inizio. Tre gol a due, la Roma di Mourinho battuta e intrappolata in una rincorsa rimasta monca. La vittoria laziale è l'ultima chiave del mazzo che fa scattare una serratura arrugginita proprio quando di tempo per sbagliare non ce n'è più. Perché il settembre della Lazio aveva portato fino a ieri due sconfitte e due pareggini strettissimi, persino sofferti. Allungando l'ombra del dubbio sul lavoro di Maurizio Sarri: benché prematuro, ce n'era abbastanza perché questo derby rappresentasse il primo vallo del suo trasloco romano.
Sarri e Olympia
Mentre una raffica di flash lo coglieva in versione falconiere con l'aquila Olympia, che a Formello dorme nella stanza accanto alla sua ("A volte la sento cantare"), sul suo volto s'è spalancato un enorme, rarissimo sorriso. Sa anche lui che questo può essere il primo passo del percorso che ha in testa. Ma non chiedetegli se sia il punto di partenza per fare della Lazio un altro Napoli: "Questa non è la play station, non si creano cloni di altre squadre, ma questa secondo me ha tanto potenziale da esprimere", diceva alla fine, raccontando che, sì, qualcosa è scattato: "Avevo la sensazione che i ragazzi fossero bloccati dal pensare a cosa fare. Ho detto loro di giocare più liberi, più sciolti. Ma nel derby è più facile, vediamo se supereremo adesso questo esame di maturità anche in partite diverse". Di certo la palla circolava più velocemente: "Cos'è cambiato? Siamo passati dal 68% all'88% di passaggi riusciti".
La vendetta di Pedro
Evocativo che il 2-0 lo abbia segnato Pedro: lui la stagione l'aveva iniziata da emarginato a Trigoria, poi il general manager Pinto l'ha regalato a Lotito come uno di quei capi che non metti più: 19 minuti e aveva già dimostrato quanto sia sciocco dare per passato di moda un campione del Mondo e d'Europa. "Mi piace giocare qui, amo le idee di Sarri. Era un derby speciale per me e ci tenevo a entrare nella storia".
Zaniolo a briglie sciolte
Il suo gol è la vera sliding door della partita. "Anziché 2-0 poteva essere 1-1, perché c'era rigore su Zaniolo. In una partita fantastica, arbitro e Var non sono stati all'altezza", è l'analisi di Mourinho. La teatralità consueta l'ha concentrata in quella riunione con i suoi calciatori in campo mentre i rivali festeggiavano ("La squadra c'è", il labiale) e in uno sfogo furente in sala stampa rifiutandosi di rispondere a domande via whatsapp. Non dice non ci fosse nemmeno il rigore (per la Roma) del 3-2, figlio più delle sue proteste continue che di un fallo su Zaniolo. A proposito: Se Sarri ha trovato la Lazio, lui ha ritrovato Zaniolo: per la prima volta senza briglie, magari impreciso, ma simile e molto alla sua versione migliore: "Fisicamente ha distrutto gli avversari ma poi ha fatto errori nelle scelte". L'errore peggiore Zaniolo l'ha fatto a fine partita: dito medio e gestaccio a indicare il pube: il problema del derby non è perderlo, è saperlo perdere.
LAZIO (4-3-3): Reina; Marusic, Luiz Felipe, Acerbi, Hysaj; Milinkovic-Savic, Leiva (60' Cataldi), Luis Alberto (66' Akpa-Akpro); Felipe Anderson, Immobile (91' Muriqi), Pedro. A disp.: Strakosha, Adamonis, Patric, Radu, Lazzari, Basic, Escalante, Moro, Romero. All.:Maurizio Sarri.
ROMA (4-2-3-1): Rui Patricio, Karsdorp (83' Zalewski), Mancini, Ibañez, Viña (83' Smalling); Veretout, Cristante; Zaniolo (76' Perez), Mkhitaryan, El Shaarawy (63' Shomurodov); Abraham. A disp.: Fuzato, Boer, Calafiori, Kumbulla, Reynolds, Tripi, Villar, Diawara, Mayoral. All.: José Mourinho
Arbitro: Guida
Reti: 11' Milinkovi-Savic, 19' Pedro, 40' Ibanez, 62' Felipe Anderson, 69' Veretout
Ammoniti: Rui Patricio, Leiva, Cristante, Veretout, Cataldi Note: Cartellino giallo al tecnico della Roma, Jose Mourinho, per comportamento antisportivo