Arbitri e polemiche, l'uso del Var fa arrabbiare tutti
di Matteo Pinci , di Matteo PinciROMA - Negli incontri spesso informali che gli arbitri hanno avuto con le società, si sono sentiti chiedere sempre la stessa cosa: uniformità di giudizio. Eccolo il grande assente nella tribolata stagione arbitrale. L'ultima occasione avrebbe potuto decidere in maniera differente il finale di Roma-Milan, con quell'intervento in ritardo di Kjaer su Pellegrini che a tanti ha ricordato la scarpata di Dumfries su Alex Sandro che ha riequilibrato Inter-Juve di una settimana prima. Episodi molto sovrapponibili, letture opposte: rigore a Milano, nulla a Roma.
Arbitri, manca uniformità
La sensazione straniante di non sapere cosa aspettarsi: la provano i tifosi, per cui certamente questa distonia ormai fre…
ROMA - Negli incontri spesso informali che gli arbitri hanno avuto con le società, si sono sentiti chiedere sempre la stessa cosa: uniformità di giudizio. Eccolo il grande assente nella tribolata stagione arbitrale. L'ultima occasione avrebbe potuto decidere in maniera differente il finale di Roma-Milan, con quell'intervento in ritardo di Kjaer su Pellegrini che a tanti ha ricordato la scarpata di Dumfries su Alex Sandro che ha riequilibrato Inter-Juve di una settimana prima. Episodi molto sovrapponibili, letture opposte: rigore a Milano, nulla a Roma.
Arbitri, manca uniformità
La sensazione straniante di non sapere cosa aspettarsi: la provano i tifosi, per cui certamente questa distonia ormai frequente alimenta dietrologie. In realtà, la spiegazione è molto più semplice. L'ultimo Europeo ha dettato una linea: usare meno il Var, ma in modo più determinante. E più chiaro. È l'orientamento della Uefa. In Italia da anni l'uso è stato decisamente invasivo, il ricorso al video a volte frenetico. Ma in estate è cambiato il designatore, Nicola Rizzoli ha lasciato il posto a Gianluca Rocchi che come prima indicazione ha dato: "basta rigorini". Il problema è che l'orientamento che doveva semplificare, s'è scontrato con i limiti di una classe arbitrale abituata in modo diverso.
In Serie A più rigori che nel resto d'Europa
Un arbitro bravo sa esattamente cosa voglia dire, evitare rigorini, ossia quei rigori troppo televisivi. Ma quelli - diciamo così - meno "performanti", tendono più facilmente a fischiare contatti che sono appunto contatti, ma non necessariamente falli. O che probabilmente non lo sarebbero nel resto d'Europa, visto che siamo il campionato in cui si segna di più su rigore: 42 gol da inizio stagione, contro i 35 della Francia, 31 della Spagna, 21 della Germania e appena 18 dell'Inghilterra. Numeri eloquenti. Il problema è che questa biforcazione tra chi ha sposato la linea del designatore e chi - per convinzioni proprie o per limiti - la rigetta, porta due arbitri a scegliere in modo opposto anche con episodi molto simili. Addirittura arbitro e Var, come s'è visto in Roma-Milan sul rigore fischiato per fallo su Ibrahimovic. Ma vedere applicati pesi diversi, aumenta l'insoddisfazione di chi si sente giudicato in modo ingiusto.
I dossier arbitrali di tre big
L'effetto è che tante squadre hanno già prodotto una sorta di "dossier" arbitrale: la Roma, con ieri, ha infilato la quarta lamentela dal 23 settembre a oggi. E gli episodi contestati sono avvenuti contro Lazio, Juventus e Milan, tre delle partite più sentite. Ma anche l'Inter può prendersela per trattamenti sfavorevoli: dicono che Marotta a una figura istituzionale, abbia chiesto, appunto, "uniformità". La stessa che pretendeva il Bologna dopo l'arbitraggio del match contro il Milan, chiuso con due espulsi e in cui persino un dirigente con l'aplomb di Fenucci s'era lasciato scappare una frase sarcastica nei confronti dell'arbitro per la saturazione, dopo che già altre direzioni (contro il Genoa a settembre e l'Udinese a metà ottobre) avevano suscitato malcontento. Aggiungiamoci Mazzarri, furibondo dopo Cagliari-Roma. Così fan tutti, insomma. O quasi. Prendete Spalletti: "Lamentarsi degli arbitri? È da sfigati". L'allenatore dei direttori di gara, Rocchi, non potrà che apprezzare. Ma ora tocca anche a lui: il prossimo rigore da imporre, è il rigore dell'uniformità.