Juventus-Napoli 1-1, Chiesa replica a Mertens. Ma il punto fa più felici gli azzurri
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO. Che pareggio triste, dopo questi giorni confusi, finiti con i calciatori a fare la quarantena in campo e un pareggio che alla Juve non serve a niente ma che si è meritata con il niente che propone giocando, e che il Napoli si tiene stretto, in attesa che passi la sua lunga nottata di sventure. Che partita strana, senza neanche un po' di gioia in campo, senza allegria, come se i giocatori per primi si sentissero parte di una recita sbagliata, fuori copione.
Il gioco ha assorbito questa mestizia, anche se a onor del vero con la Juve funziona spesso in questa maniera. Si pensava però che la circostanza, e le circostanze che l'avevano introdotta, avrebbero sollecitato l'orgoglio bianconero e il massimo delle motivazioni, a maggior ragione quando hanno saputo che il Napoli avrebbe schierato i tre giocatori messi in quarantena dall'Asl, consentendo al vice di Spalletti, Domenichini, di abborracciare una form…
TORINO. Che pareggio triste, dopo questi giorni confusi, finiti con i calciatori a fare la quarantena in campo e un pareggio che alla Juve non serve a niente ma che si è meritata con il niente che propone giocando, e che il Napoli si tiene stretto, in attesa che passi la sua lunga nottata di sventure. Che partita strana, senza neanche un po' di gioia in campo, senza allegria, come se i giocatori per primi si sentissero parte di una recita sbagliata, fuori copione.
Il gioco ha assorbito questa mestizia, anche se a onor del vero con la Juve funziona spesso in questa maniera. Si pensava però che la circostanza, e le circostanze che l'avevano introdotta, avrebbero sollecitato l'orgoglio bianconero e il massimo delle motivazioni, a maggior ragione quando hanno saputo che il Napoli avrebbe schierato i tre giocatori messi in quarantena dall'Asl, consentendo al vice di Spalletti, Domenichini, di abborracciare una formazione con un livello minimo di competitività che altre tre assenze avrebbero impedito. Toccava alla Juve l'onere della prova, in ogni caso. Era lei a dover dimostrare voglia e magari anche rabbia, ma prima di tutto a esercitare la superiorità che il terribile momento del Napoli aveva stabilito.
Juve, dieci minuti e poco altro
Invece i bianconeri hanno giocato con verve solo per una decina di minuti, i primi, facendosi poi trascinare per la partita dalle intenzioni del Napoli, dal suo palleggio, dalla sua accortezza. La Juve avrebbe dovuto prendere l'avversario per il collo, non dargli tregua né respiro e scoperchiarlo nei due punti deboli, vale a dire l'impossibilità del Napoli di rinfrescare la partita con dei cambi, lusso che invece Allegri aveva in abbondanza, e la debolezza fisica di giocatori ormai disabituati a giocare, come Ghoulam. Invece dopo la fiammata iniziale, e due tentativi vani di McKennie e Chiesa, la Juve ha mollato la presa, allentato il pressing e illanguidito i ritmi, ripiombando nell'abusato calcio senza intensità che tritura di solito e finendo per ricorrere sostanzialmente a due soluzioni: i lanci lunghi e le iniziative del tutto personali di Chiesa, che almeno ne ricaverà il gol del pareggio.
Napoli con maggiore padronanza
Pur senza allegria, il Napoli ha però giocato con calma, e grande padronanza di sé. Ha palleggiato spesso nella trequarti altrui, raramente s'è fatto cogliere impreparato sulle ripartenze e ha imposto un livello tecnico superiore persino in mancanza di giocatori tecnici come Fabian, Rui, Koulibaly, Anguissa. La rete del vantaggio ha esaltato le qualità di Mertens nello stretto e nelle conclusioni rapide, ma anche quella di Insigne e Politano che hanno avviato l'azione nonché la disastrosa disfunzionalità di Alex Sandro, pessimo sia nella marcatura del 21 e poi nell'opposizione al belga.
L'ostinazione di Chiesa
La Juve non ha mai saputo organizzare la manovra con linearità. In assenza di Bonucci (quella che ha pesato più di tutte, in definitiva), Locatelli non è stato in grado di gestire l'azione alla fonte e insomma tutto è stato abbastanza casuale compreso l'1-1 di Chiesa, la cui ostinazione è stata premiata da una deviazione fortuita di Lobotka. Szczesny ha parato su Zielinski e Mertens e Ospina su Dybala, Kean ha agitato le acque quando era troppo tardi e alla fine uno di quelli che ne è uscito meglio è stato il giovane arbitro Sozza, al primo big match della carriera: al netto di un possibile rigore per un mani di Mertens al 42', ha diretto con autorevolezza e personalità.
Juventus-Napoli 1-1 (0-1).
Juventus (4-3-3): Szczesny; Cuadrado, Rugani, De Ligt, Alex Sandro (30' st De Sciglio); McKennie, Locatelli, Rabiot (21' st Bentancur); Bernardeschi (21' st Dybala), Morata (30' st Kean), Chiesa (36' st Kulusveski) (36 Perin, 42 Senko, 5 Arthur). All. Allegri.
Napoli (4-2-3-1): Ospina; Di Lorenzo, Rrahmani, Juan Jesus, Ghoulam; Demme, Lobotka (47' st Zanoli); Politano (31' st Elmas), Zielinski, Insigne; Mertens (44' st Petagna) (12 Marfella, 16 Idasiak, 70 Spedalieri, 74 Costanza, 82 Vergara). All. Spalletti (in panchina Domenichini).
Arbitro: Sozza di Seregno.
Reti: nel pt 23' Mertens; nel st 9' Chiesa.
Angoli: 5-3 per la Juventus.
Recupero: 1' e 5'.
Ammoniti: Alex Sandro per gioco falloso, Demme e Dybala per proteste.
Spettatori: 19.301 per un incasso di 1.594.117,00 euro.