✕

Coppa Italia, Milan-Genoa 3-1: ai rossoneri servono i supplementari per prendersi i quarti

Leao festeggiato dai compagni dopo il gol del 2 a 1 (ansa)
Liguri avanti con Ostigard, nella ripresa Giroud trova il pari che allunga la sfida. Leao sorpassa, Saelemaekers chiude il discorso qualificazione. Infortunio a Tomori
5 minuti di lettura

MILANO - La scena finale dice tutto. Andryi Shevchenko che saluta tutte e due le curve, quella milanista e quella genoana, e sembra quasi non volere lasciare il campo. E' stata una resa onorevolissima, la sua e quella del suo Genoa, caduto solo ai supplementari in casa del Milan (3-1), che entra così tra le prime otto squadre della Coppa Italia. Ed è stata una serata certamente speciale per l'antico idolo di San Siro: da subito, quando ha fatto capolino dentro il suo stadio - perché questo è per lui il Meazza, lo stadio in cui ha costruito il piedistallo del Pallone d'oro - altrove sembrava già scritto il suo epitaffio da allenatore del Genoa. Dalla Germania filtravano le voci, non smentite, sul viaggio in patria del direttore sportivo tedesco Johannes Spors, per reclutare il nuovo mister da esibire già lunedì prossimo in campionato, a Firenze: l'italo-tedesco Bruno Labbadia, 55 anni, genitori della provincia di Latina, …

MILANO - La scena finale dice tutto. Andryi Shevchenko che saluta tutte e due le curve, quella milanista e quella genoana, e sembra quasi non volere lasciare il campo. E' stata una resa onorevolissima, la sua e quella del suo Genoa, caduto solo ai supplementari in casa del Milan (3-1), che entra così tra le prime otto squadre della Coppa Italia. Ed è stata una serata certamente speciale per l'antico idolo di San Siro: da subito, quando ha fatto capolino dentro il suo stadio - perché questo è per lui il Meazza, lo stadio in cui ha costruito il piedistallo del Pallone d'oro - altrove sembrava già scritto il suo epitaffio da allenatore del Genoa. Dalla Germania filtravano le voci, non smentite, sul viaggio in patria del direttore sportivo tedesco Johannes Spors, per reclutare il nuovo mister da esibire già lunedì prossimo in campionato, a Firenze: l'italo-tedesco Bruno Labbadia, 55 anni, genitori della provincia di Latina, ex Bayer, Amburgo, Stoccarda, Wolfsburg e Hertha, specialista in salvezze complicate nella Bundesliga. Gli ottavi di Coppa Italia parevano dunque per Sheva l'estremo atto di una recita troppo breve per potere essere giudicata davvero, 11 partite per lo più affrontate in totale emergenza per le assenze a catena, tra infortuni e Covid e guai assortiti di ogni genere, e una sola vittoria proprio in Coppa Italia con la Salernitana, mentre la squadra è sempre più sprofondata verso la retrocessione. Qualunque sia adesso il seguito della storia, questa partita ha comunque scritto un capitolo nuovo.

<< La cronaca della partita >>

Il guizzo del Pallone d'oro

Un campione è un campione e sa trovare risorse dove gli altri non le vedono, aveva avvisato Pioli. Sembravano parole di circostanza, mentre i fotografi circondavano il figliol prodigo in piedi, davanti alla panchina degli avversari del Milan - dov'è l'errore - con lui intabarrato nella tuta con lo stemma del Grifone e gli ultrà della Curva Sud predisposti all'omaggio continuo per il vecchio idolo. Lo striscione della nostalgia srotolato nel primo anello: "Una lunga storia d'amore: lo sguardo di Manchester scolpito nel cuore. Sheva leggenda per sempre". Il coro classico degli anni d'oro: "Non è un brasiliano però, che gol, che fa". Lui ha salutato con un cenno timido, con accanto Mauro Tassotti, suo vice dai tempi dell'Ucraina ma amico dai tempi di Milanello, gratificato a sua volta del coro personalizzato d'antan: "Tasso, è tutto un altro passo".

L'infortunio di Tomori

Poi, però, è cominciata la partita e un altro passo, rispetto all'impacciata esibizione di domenica scorsa a Marassi con lo Spezia, l'hanno mostrato i giocatori del Genoa. La squadra rivitalizzata e il suo allenatore gli applausi se li sono presi dalla quarantina di tifosi rossoblù sistemati nel terzo anello, rappresentanza di una passione che ha subito conquistato l'ex Pallone d'oro e lo ha accompagnato in questi suoi due mesi tormentati a Genova. Della metamorfosi si è accorto a sue spese un Milan deconcentrato e contratto, anche un po' preda della distrazione e presto inguaiato, subito dopo lo 0-1, anche dall'infortunio al ginocchio di Tomori. Shevchenko ha schierato il suo sistema ideale, il 4-3-3, ma non è stata solo la tattica a trasformare i suoi prodi o meglio non solo. Sono stati gli uomini, in primis in neoacquisti, a dimostrazione del fatto che il mercato di gennaio contava sul serio. La difesa a quattro, imperniata sul norvegese Ostigard, scovato nella Premier League minore, ha chiuso Giroud e lo svolazzante Messias, mentre lo svizzero Hefti, pescato dallo Young Boys, conteneva le discese di Hernandez.

Il dinamismo di Portanova

E' stato il dinamismo dalla cintola in su a mettere in difficoltà il duo Tonali-Krunic e una difesa svagata. Il trio Portanova-Badelj-Melegoni (scuola Atalanta) ha sospinto il pallone oltre metà campo, dove funzionavano bene, attorno al perno centrale Caicedo, gli scambi di fascia tra il debuttante Yeboah, che è di famiglia ghanese ma è cresciuto a Bellinzago, nell'Under 21 azzurra è riserva di Piccoli ed è stato restituito al campionato italiano dopo l'apprendistato a Novara, Monza e Gozzano e i passaggi in Austria a Innsbruck e a Graz. Eppure la partenza del Milan ibrido - una miscela tra titolari e riserve - aveva lasciato presagire una serata difficile per Shevchenko. Al primo assalto Daniel Maldini, il figlio del suo amico Paolo, aveva seminato scompiglio in slalom e sul corner conseguente Krunic, di testa, aveva mandato il pallone sulla traversa.

Goleador di Norvegia

Invece no. Invece, dopo poco più di un quarto d'ora, il corner giusto lo ha calciato Portanova sulla testa di Ostigard, che è saltato più di Hernandez e ha schiacciato in porta l'1-0. Non era mica tutto qui. Il Milan ha presto incassato la peggiore notizia della serata: l'infortunio di Tomori al ginocchio sinistro, la cui portata andrà valutata nelle prossime ore. Tomori ha provato a restare in campo, ma dopo un paio di minuti si è dovuto arrendere e l'ingresso di Florenzi ha disegnato una nuova difesa, con Kalulu centrale. Pioli spera ovviamente che il guaio di Tomori non sia grave, ma non è escluso che riprendano le trattative col Verona per Casale, già inserito tra i potenziali obiettivi dopo la forzata rinuncia a Kjaer per l'intera stagione.

Leao-Hernandez-Giroud: il trio funziiona

Il Genoa, comunque, ha sfiorato per tre volte il 2-0. Yeboah, sempre su corner, ha anticipato l'uscita di Maignan e il pallone è finito appena alto. Ekuban, in veste di rifinitore di fascia, ha premiato le incursioni frontali di Portanova, che appena prima e appena dopo l'intervallo ha mancato il colpo di pochi centimetri. La prima vera parata del ventiquattrenne portiere croato Semper, sostituto di Sirigu, è arrivata con un balzo su mischia. Ma i minuti passavano e il pari diventava complicato, malgrado il perenne assalto e il Genoa schiacciato all'indietro. Così, dopo un'ora Pioli, ha sfoderato l'arma Leao, in contemporanea con Diaz e Bakayoko, mentre Shevchenko ricorreva alla staffetta Destro-Caicedo. Il primo effetto del ricorso al velocista portoghese è stato il cartellino giallo per Hefti. La pressione sempre più evidente ha spinto Sheva a inserire Cassata per Ekuban, ma la catena di sinistra Leao-Hernandez aveva già preso a farsi minacciosa e proprio da lì è spiovuto in area il cross di Hernandez che Giroud, di testa, ha piazzato sotto l'incrocio. Il bis del francese, stavolta su cross di Leao, non è riuscito per difetto di mira.  

Un crollo fisico

L'inevitabile approdo ai supplementari ha trovato un po' stanco il Genoa, che nel frattempo aveva virato sostanzialmente verso un 4-4-2 con la coppia di punta Destro-Pandev e si era affidato al puro contropiede. Scampato in successione a una puntata di Leao (tuffo e manata in corner di Semper), a un destro sibilante di Tonali, a una carambola da autogol e a un diagonale di Hernandez, si è infine arreso alla parabola di sinistro del portoghese, un tiro-cross che ha scavalcato Semper e ha accarezzato il palo, prima di trasformarsi nel 2-1. Ostigard si è ribellato all'epilogo, ma il suo tiro ha solo sfiorato il bersaglio all'inizio del secondo tempo supplementare, nel quale, dopo un tentativo scentrato di Diaz, il neoentrato Ghiglione ha costretto Maignan al salvataggio decisivo. Ma era solo un'illusione, perché l'ennesimo affondo di Hernandez in fuga, con relativo assist per il tocco di Saelemakers, ha chiuso la partita tre minuti prima del fischio definitivo di Aureliano. C'è stato ancora spazio per il debutto del giovane attaccante svedese Roback, pupillo di Ibrahimovic, che era assente per la squalifica retaggio della nota rissa con Lukaku nel derby dei quarti dello scorso anno. Poi Shevchenko ha salutato il suo vecchio stadio con un sorriso pieno di malinconia. 

Milan-Genoa 3-1 (0-1, 1-1, 2-1)
Milan (4-2-3-1): Maignan; Kalulu, Gabbia, Tomori (23' st Florenzi), Hernández; Tonali, Kruni? (16' st Bakayoko); Messias (35' st Saelemaekers), Maldini (16' st Diaz), Rebi? (16' st Leao); Giroud (13' sts Roback) (16 Mirante, 92 Nava, 91 Stanga) All.: Pioli.
Genoa (4-3-2-1): Šemper; Hefti, Vanheusden, Ostigard (5' sts Bani), Vásquez; Portanova (1' sts Ghiglione), Badelj, Melegoni; Ekuban (21' st Cassata), Yeboah (42' st Pandev); Caicedo (16' st Destro) (22 Marchetti, 57 Sirigu; 5 Masiello, 99 Galdames, 27 Sturaro, 94 Touré, 44 Buksa) All.: Shevchenko.
Arbitro: Aureliano di Bologna
Reti: nel pt 17' Ostigard, nel st 29' Giroud, nel pts 12' Leao, nel sts 7' Saelemaekers
Recupero: 2' e 5', 0' e 1'
Angoli: 12 a 5 per il Milan
Ammoniti: Badelj, Yeboah, Ostigard, Ekuban, Tonali, Saelemaekers per gioco falloso
Spettatori: 13.325