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Serie A, il passo avanti di Inzaghi e il progetto Mou

Simone Inzaghi (reuters)

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Il commento alla 22ª giornata di campionato 
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Anche se il pari la espone al sorpasso odierno del Milan - peraltro virtuale: c'è la gara di Bologna da recuperare - la bellissima partita di Bergamo va letta come un passo avanti dell'Inter sulla strada del titolo. In un contesto stagionale di gioco dominante, per almeno un'ora è stata messa sotto dalla personalità dell'Atalanta, ha dovuto resisterle e reagire, e l'ha fatto con proprietà. La mezz'ora finale è scivolata invece dalla sua parte grazie alla qualità dei cambi - migliori in assoluto e ancor di più a causa della panchina corta rivale - e nel recupero la frenesia con la quale Inzaghi accelerava la ripresa del gioco testimonia quanto la prospettiva del successo fosse ormai palpabile. 

Anche se il pari la espone al sorpasso odierno del Milan - peraltro virtuale: c'è la gara di Bologna da recuperare - la bellissima partita di Bergamo va letta come un passo avanti dell'Inter sulla strada del titolo. In un contesto stagionale di gioco dominante, per almeno un'ora è stata messa sotto dalla personalità dell'Atalanta, ha dovuto resisterle e reagire, e l'ha fatto con proprietà. La mezz'ora finale è scivolata invece dalla sua parte grazie alla qualità dei cambi - migliori in assoluto e ancor di più a causa della panchina corta rivale - e nel recupero la frenesia con la quale Inzaghi accelerava la ripresa del gioco testimonia quanto la prospettiva del successo fosse ormai palpabile. 

Ma la quantità di situazioni sprecate dall'Inter nel periodo di superiorità rivale (Musso prezioso) e quella delle palle-gol atalantine nella mezz'ora di marca interista (Handanovic strepitoso) costituiscono il vero segreto della ricchezza del match. Il pareggio è perfetto, e segna il superamento di una cima dolomitica da parte di Inzaghi, che da qui alla ripresa della Champions troverà anche Milan e Napoli. Al Giro di solito è l'ultima settimana a presentare le tappe più impegnative, qui si decide molto fra gennaio e febbraio. Una stranezza da non replicare nel prossimo calendario. 

Nel sottoclou della domenica, la Roma ha raccolto con il Cagliari i tre punti necessari per riagganciare la Lazio e proseguire una marcia che ha l'Europa minore come traguardo realistico. Un obiettivo soddisfacente? Dipende dalla prospettiva. Nelle ultime 10 stagioni, dopo 22 partite la Roma ha fatto peggio soltanto una volta - 34 punti nel 2013 - mentre anche nel 2019 era arrivata a 35. In entrambe le occasioni ci fu il cambio di allenatore subito dopo (Zeman saltò dopo la 23ª, Di Francesco dopo la 26ª) mentre nel 2016 era stato deciso un po' prima - Spalletti per Garcia alla 19ª - e dopo 22 gare i punti erano 38. Se la stagione in corso fosse "normale", il bilancio sarebbe negativo: a questi ritmi di marcia, un club come la Roma di solito cambia. 

Ma la stagione in corso non è normale, è "costituente": la prima di un ciclo di tre affidato a un allenatore che, avendo vinto tutto, diventa egli stesso il "messaggio": se José Mourinho ha accettato la Roma è perché pensa di poter vincere. Scattò lo stesso sillogismo con Fabio Capello, l'ultimo ad aver vinto lo scudetto nella capitale, e alla seconda stagione dopo una prima parecchio deludente. A Mou quest'anno viene chiesta l'Europa minore, magari portando a casa come incoraggiante antipasto quella minima, la Conference League: l'anno prossimo dovrà qualificarsi alla Champions, e alla fine del triennio lottare per lo scudetto. La vittoria sul Cagliari non è stata entusiasmante - per nulla - ma ha tenuto a battesimo in Sergio Oliveira un nuovo pezzo "da triennio", un giocatore che, come Abraham, Pellegrini e Zaniolo (ma anche Mkhitaryan, Mancini, Spinazzola, Rui Patricio...), possiede la qualità per far parte di un progetto scudetto.

Da Salah ad Alisson, da Marquinhos a Rudiger, molti ex romanisti sono disseminati nelle grandi europee: che i talenti attuali siano dello stesso livello è tutto da dimostrare, ma con i Friedkin (e con Mourinho) la sensazione è che i migliori non verranno venduti. Anzi. Ed è esattamente questa la prospettiva che rende tollerabili - niente di più - questi 35 punti.