Casi simili, giudizi opposti: il Var e quella uniformità di giudizio che confonde tutti
di Matteo Pinci , di Matteo PinciROMA - Due partite. Due episodi simili, nella dinamica e nell'economia di un'azione. Ma giudicati in maniera opposta. La sintesi del sabato di campionato è tutta qui. Si può riassumere in una frase che è da sempre utopia, ma che all'epoca del Var - quella che ha stravolto i tempi del calcio promettendo in cambio una giustizia più giusta - risulta particolarmente fastidioso non riscontrare: l'uniformità dei giudizi arbitrali.
La parola chiave: "uniformità"
Mourinho, dopo aver visto il gol di Zaniolo in Roma-Genoa annullato per un fallo precedente di Abraham, è stato caustico: "Uniformità di giudizi? Parliamo di una cosa che non esiste". Come in…
ROMA - Due partite. Due episodi simili, nella dinamica e nell'economia di un'azione. Ma giudicati in maniera opposta. La sintesi del sabato di campionato è tutta qui. Si può riassumere in una frase che è da sempre utopia, ma che all'epoca del Var - quella che ha stravolto i tempi del calcio promettendo in cambio una giustizia più giusta - risulta particolarmente fastidioso non riscontrare: l'uniformità dei giudizi arbitrali.
La parola chiave: "uniformità"
Mourinho, dopo aver visto il gol di Zaniolo in Roma-Genoa annullato per un fallo precedente di Abraham, è stato caustico: "Uniformità di giudizi? Parliamo di una cosa che non esiste". Come in un contrappasso ferale, poche ore dopo la serata del derby di Milano ha confermato letteralmente le sue parole. Perché sull'1-0 per l'Inter Giroud ha pareggiato concludendo un'azione aperta proprio da un suo intervento falloso, a centrocampo. Il tempo passato tra il fallo e il gol è sostanzialmente lo stesso dell'Olimpico, una manciata di secondi. Qui l'autore è addirittura la stessa persona. Eppure, nessuno dalla cabina di regia di Lissone, dove da qualche mese operano i video arbitri, si è sentito in dovere di richiamare l'arbitro Guida. Casi simili, giudizi opposti.
Il "chiaro ed evidente errore"
Le spiegazioni tecniche sulla differenza di dinamica, negli episodi si sabato - quello di Abraham è piede su piede, in gergo "step on foot", mentre quello di Giroud una spallata piuttosto decisa - dimenticano il cuore della questione: la discussione non è se i due siano fallo oppure no. Ma se sia, nel caso, un "chiaro ed evidente errore". Ecco, questo è il tema di discussione. Perché un gol, è un gol: un episodio che cambia il corso di una partita. Le spiegazioni "tecniche" sulla differenza di dinamica invece non entrano in questo aspetto: offrono certamente una lettura del punto di vista arbitrale. Ma, per citare ancora Mourinho, il problema è convincere la gente. Che, e questo è il vero problema, vede due azioni fallose (o potenzialmente tali) e una diversa applicazione della tecnologia.
Quanti i casi giudicati differentemente
Non è la prima volta, in questa stagione è già capitato: in Bologna-Milan di ottobre, Soumaoro espulso per fallo da ultimo uomo su Krunic. Il pomeriggio successivo, Veloso del Verona fermava in un'azione praticamente analoga il laziale Milinkovic cavandosela col giallo. Il Bologna usò la stessa parola che rimbomba oggi, per lamentarsi: "Uniformità". Idem vale per il fallo di Dumfries su Alex Sandro in Inter-Juve: una dinamica ricorrente in questa stagione, ma valutata con esiti differenti di volta in volta, anche (soprattutto) da chi doveva decidere al video.
La Roma e il Var
La Roma in questa stagione ha collezionato proteste e lamentele. Ma è soprattutto col Var che ha un rapporto decisamente controverso. Il campionato era iniziato in realtà con due "regali" della tecnologia: in Roma-Fiorentina i giallorossi si erano visti togliere due gol dai guardalinee, poi invece dati per buoni dal Var. Ma era un'illusione. La Roma ha iniziato a lamentarsi il giorno del derby, per un presunto fallo da rigore su Zaniolo prima dell'azione del gol laziale con Pedro. Il Var, in quel caso, non è intervenuto. Poi, una collezione di rigori concessi e poi rimossi per precedenti posizioni irregolari: a Venezia (partita poi persa dai giallorossi) e a Roma col Torino. Come non bastasse, il festival di discussioni di Roma-Milan: il rigore molto dubbio concesso al Milan su cui però il Var è rimasto silente. E il contatto tra Kjaer e Pellegrini nel finale, simile (ma meno violento) ad altri su cui la tecnologia ha richiamato l'arbitro. Insomma, il senso della persecuzione, callo ricorrente nella capitale, non è stato curato nemmeno dai monitor a bordo campo. Anzi, se possibile, mai come quest'anno la tecnologia ha aggiunto un nuovo, e ancor meno comprensibile, elemento di discrezionalità: non la migliore notizia possibile, per un sistema arbitrale su cui da anni soffia gelido il vento della crisi.