Serie A a stelle e strisce: milioni e nostalgia, ora il sogno americano è fare soldi con il calcio
di Emanuele Gamba , Franco Vanni , di Emanuele Gamba, Franco Vanni"Gli investitori americani comprano club italiani per due ragioni: costruire stadi di proprietà e per trarre profitto da un business ancora poco sfruttato, soprattutto dal punto di vista dei diritti tv. Il caso dell'Atalanta prova che anche squadre con una base di tifosi contenuta possono avere un grande appeal all'estero" dice Claudio Sottoriva, professore di Economia aziendale alla Cattolica di Milano specializzato in management dei club calcistici. Oltre all'Atalanta, ad avere proprietà nordamericane sono Bologna, Fiorentina, Roma, Spezia e Venezia, in mano a magnati spesso di origini italiane. Ci sono poi i casi di Milan e Genoa, possedute invece da fondi d'investimento. I rossoneri dal 2018 sono controllati da Elliott, per effetto di un credito non rimborsato dal cinese Yonghong Li. I rossoblù a settembre sono passati al fondo 777 Partners, con base a Miami. In Serie B sono in mani americane il Parma di Krause (anche lui di orig…
"Gli investitori americani comprano club italiani per due ragioni: costruire stadi di proprietà e per trarre profitto da un business ancora poco sfruttato, soprattutto dal punto di vista dei diritti tv. Il caso dell'Atalanta prova che anche squadre con una base di tifosi contenuta possono avere un grande appeal all'estero" dice Claudio Sottoriva, professore di Economia aziendale alla Cattolica di Milano specializzato in management dei club calcistici. Oltre all'Atalanta, ad avere proprietà nordamericane sono Bologna, Fiorentina, Roma, Spezia e Venezia, in mano a magnati spesso di origini italiane. Ci sono poi i casi di Milan e Genoa, possedute invece da fondi d'investimento. I rossoneri dal 2018 sono controllati da Elliott, per effetto di un credito non rimborsato dal cinese Yonghong Li. I rossoblù a settembre sono passati al fondo 777 Partners, con base a Miami. In Serie B sono in mani americane il Parma di Krause (anche lui di origini italiane, per parte di madre) e la Spal di Tacopina, già ai vertici di Roma, Bologna e Venezia. Ha soci americani l'Ascoli: il fondo North Sixth Group.
Che il calcio italiano sia una miniera d'oro ancora in gran parte inesplorata lo certifica l'Annual Review of Football Finance di Deloitte, che identifica un ambito di possibile crescita proprio nella "storica mancanza di investimenti negli stadi" e quindi nei conseguenti "ricavi da match day relativamente bassi". Ma come in ogni corsa all'oro, capita che i pionieri strada facendo si perdano o ci lascino le penne. Per ora, chi è arrivato dagli Stati Uniti ha bruciato parecchi soldi, smarrendosi in un deserto di vincoli e burocrazia: di stadi nuovi non c'è l'ombra, di guadagni al momento neppure.
A Firenze Rocco Commisso, sognando invano di poter costruire un nuovo stadio, dal 2019 ha speso 314 milioni. A Roma i Friedkin ne hanno sborsati 335. Tramontato il sogno dell'ex patron Pallotta di costruire un impianto a Tor di Valle, i proprietari texani ragionano sulla possibilità di farlo all'Ostiense, nella speranza di riportare a casa i soldi investiti. In una situazione simile si trova Elliott, che fra acquisto e ricapitalizzazioni ha speso nel Milan 833,25 milioni, a cui vanno però sottratti i 128 dei due bond emessi nel 2017. L'obiettivo è vendere il club a un prezzo maggiore di quello pagato: una prospettiva realistica, ora che il Milan è tornato in Champions e dopo che il Comune di Milano ha concesso il primo via libera alla costruzione del nuovo stadio in condominio con l'Inter.
Robert Platek nello Spezia ha già pompato una decina di milioni. A Bologna il canadese Saputo dal 2014 ha immesso nel Bologna oltre 200 milioni, ripianando le perdite complessive a bilancio per 174. E proprio 174 milioni è la cifra trasferita nelle casse del Parma da Krause dal 2020. In totale, gli americani hanno iniettato nel calcio italiano circa 2 miliardi, cifra destinata a impennarsi con i 275 milioni che Stephen Pagliuca investirà sull'Atalanta, anche se a Bergamo non tutti sono entusiasti: gli ultrà hanno esposto uno striscione a Zingonia invitando vecchi e nuovi azionisti a rispettare i valori storici del club. "La permanenza dei Percassi è la garanzia che il Dna dell'Atalanta non verrà snaturato", ha assicurato il dg Marino. Bergamo è l'unico posto, insieme ad Ascoli, dove gli americani sono entrati in sinergia con i locali. Ma è anche l'unico senza debiti e che già produceva utili.