ROMA - Nemmeno il tempo di cominciare, e già rischia di fermarsi. Gaetano Blandini, consigliere indipendente della Lega Serie A e drettore generale della Siae, rischia il deferimento. Ma la storia è almeno singolare, sin dalla sua gestazione. Per raccontarla davvero, bisogna partire col dire chi sia Blandini: come consigliere di Lega lo ha fortemente voluto - fino a imporlo - il presidente della Lazio Claudio Lotito. Ma, nel giorno stesso della sua elezione, il 27 gennaio, i presidenti della Serie A hanno iniziato a rimbalzarsi sui cellulari il video che lui stesso ha pubblicato, in cui interamente vestito di giallo sguaina una sciabola giapponese sulle note del film Kill Bill. Quel giorno, per molti, è diventato il samurai. Ma il samurai, lunedì, durante una riunione tecnica sulle licenze nazionali a cui partecipavano una settantina di persone, prevalentemente operatori tecnici dei 20 club di Serie A, si è lasciato andare a dei commenti non propriamente felici sulla Federcalcio. La frase sarebbe stata "in federcalcio o sono in malafede oppure incompetenti o cosa hanno fumato...", condita anche da una battuta ironica. Persone presenti confermano commenti non proprio lusinghieri, verso i vertici della Figc: ieri la procura ha già avviato le audizioni, e una delle persone ascoltate avrebbe confermato anche di aver udito gli epiteti peggiori ("ladri, drogati") che persone vicine a Blandini avevano invece smentito all'Ansa.
Il caso singolare è che, al termine della riunione - a cui non partecipavano i presidenti delle squadre, per intenderci - qualcuno abbia informato di quelle parole il presidente Gravina. Che, a quel punto, ha segnalato l'episodio alla Procura federale, che ha immediatamente aperto un fascicolo. Chi sia stato il delatore non è noto. Colpisce oggettivamente la solerzia della Procura nell'aprire immediatamente un'indagine. Ma colpisce anche come, ad appena un mese dalla propria elezione, Blandini si sia messo nella condizione di andare incontro a una inibizione - leggi squalifica - che priverebbe la Lega del suo apporto: chissà se l'indennità da 30 mila euro che percepisce per il proprio incarico verrà sospesa, in caso di stop. L'ennesimo caso in una Lega Serie A incapace persino di adeguare lo statuto alle novità imposte dal Coni - e per questo commissariata ad acta . Domani i 20 club dovranno provare a eleggere un nuovo presidente, a un mese dalle dimissioni di Dal Pino, ma a oggi nessuno dei tre candidati ha le 11 preferenze che servono. Nemmeno quello che oggi è il nettissimo favorito, Lorenzo Casini, anche lui un nome avanzato da Lotito, e che ben conosce Blandini, almeno da quando nel 2018 ha fatto parte della Componenti della Commissione di valutazione dei Bandi Siae Mibact. La corsa per arrivare all'elezione però non si è ancora fermata e si giocherà nel segreto dell'urna. Dove Lotito sa di avere più risorse di chiunque altro.