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Insulti alla Figc, la Procura federale apre indagine sul consigliere di Lega Blandini

Il presidente della Figc Gabriele Gravina (ansa)
L'esposto del presidente federale Gravina dopo le parole lesive che sarebbero state proferite dal dirigente. Iniziate le audizioni: un testimone conferma le accuse. Cosa succederà con il suo compenso da 30 mila euro?
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ROMA - Nemmeno il tempo di cominciare, e già rischia di fermarsi. Gaetano Blandini, consigliere indipendente della Lega Serie A e drettore generale della Siae, rischia il deferimento. Ma la storia è almeno singolare, sin dalla sua gestazione. Per raccontarla davvero, bisogna partire col dire chi sia Blandini: come consigliere di Lega lo ha fortemente voluto - fino a imporlo - il presidente della Lazio Claudio Lotito. Ma, nel giorno stesso della sua elezione, il 27 gennaio, i presidenti della Serie A hanno iniziato a rimbalzarsi sui cellulari il video che lui stesso ha pubblicato, in cui interamente vestito di giallo sguaina una sciabola giapponese sulle note del film Kill Bill. Quel giorno, per molti, è diventato il samurai. Ma il samurai, lunedì, durante una riunione tecnica sulle licenze nazionali a cui partecipavano una settantina di persone, prevalentemente operatori tecnici dei 20 club di Serie A, si è lasciato andare a dei commenti non propriamente felici sulla Federcalcio. La frase sarebbe stata "in federcalcio o sono in malafede oppure incompetenti o cosa hanno fumato...", condita anche da una battuta ironica. Persone presenti confermano commenti non proprio lusinghieri, verso i vertici della Figc: ieri la procura ha già avviato le audizioni, e una delle persone ascoltate avrebbe confermato anche di aver udito gli epiteti peggiori ("ladri, drogati") che persone vicine a Blandini avevano invece smentito all'Ansa. 


Il caso singolare è che, al termine della riunione - a cui non partecipavano i presidenti delle squadre, per intenderci - qualcuno abbia informato di quelle parole il presidente Gravina. Che, a quel punto, ha segnalato l'episodio alla Procura federale, che ha immediatamente aperto un fascicolo. Chi sia stato il delatore non è noto. Colpisce oggettivamente la solerzia della Procura nell'aprire immediatamente un'indagine. Ma colpisce anche come, ad appena un mese dalla propria elezione, Blandini si sia messo nella condizione di andare incontro a una inibizione - leggi squalifica - che priverebbe la Lega del suo apporto: chissà se l'indennità da 30 mila euro che percepisce per il proprio incarico verrà sospesa, in caso di stop. L'ennesimo caso in una Lega Serie A incapace persino di adeguare lo statuto alle novità imposte dal Coni - e per questo commissariata ad acta . Domani i 20 club dovranno provare a eleggere un nuovo presidente, a un mese dalle dimissioni di Dal Pino, ma a oggi nessuno dei tre candidati ha le 11 preferenze che servono. Nemmeno quello che oggi è il nettissimo favorito, Lorenzo Casini, anche lui un nome avanzato da Lotito, e che ben conosce Blandini, almeno da quando nel 2018 ha fatto parte della Componenti della Commissione di valutazione dei Bandi Siae Mibact. La corsa per arrivare all'elezione però non si è ancora fermata e si giocherà nel segreto dell'urna. Dove Lotito sa di avere più risorse di chiunque altro.