Platini all'Inter, Mazzola alla Juve: il derby d'Italia in un altro film
di Furio Zara , di Furio ZaraLancio di Platini, gol di Altobelli. A San Siro vanno in estasi per i duetti tra il francese e Beccalossi, in tribuna parlano tutti con la erre moscia. I cronisti colgono Michel a fumare dopo la partita. Le Roi li rimpalla così: "L'importante è che non fumi Pasinato". L'Inter di Bersellini apre un ciclo e impila uno scudetto dopo l'altro. Siamo all'inizio degli Anni 80, Gianni Agnelli rosica. Celebre la dichiarazione dell'epoca: "Volevamo comprarlo per un tozzo di pane, ma il foie gras ce l'ha messo sopra l'Inter". Sandro Mazzola gongola: "Ci avevano detto che Platini aveva il sedere di una matrona e un ginocchio ballerino: beh, giudicate voi".
Salto nel tempo, siamo nel 2008: Dejan Stankovic passa alla Juve e i tifosi lo accolgono come un messia. La curva espone uno striscione: "Dejan uno di noi". La comunità serba di Torino viene accolta dal sindaco Sergio Chiamparino. Claudio Ranieri assicura:…
Lancio di Platini, gol di Altobelli. A San Siro vanno in estasi per i duetti tra il francese e Beccalossi, in tribuna parlano tutti con la erre moscia. I cronisti colgono Michel a fumare dopo la partita. Le Roi li rimpalla così: "L'importante è che non fumi Pasinato". L'Inter di Bersellini apre un ciclo e impila uno scudetto dopo l'altro. Siamo all'inizio degli Anni 80, Gianni Agnelli rosica. Celebre la dichiarazione dell'epoca: "Volevamo comprarlo per un tozzo di pane, ma il foie gras ce l'ha messo sopra l'Inter". Sandro Mazzola gongola: "Ci avevano detto che Platini aveva il sedere di una matrona e un ginocchio ballerino: beh, giudicate voi".
Salto nel tempo, siamo nel 2008: Dejan Stankovic passa alla Juve e i tifosi lo accolgono come un messia. La curva espone uno striscione: "Dejan uno di noi". La comunità serba di Torino viene accolta dal sindaco Sergio Chiamparino. Claudio Ranieri assicura: "E' il giocatore che ci mancava per fare il salto di qualità". Quell'anno la Juve vince lo scudetto, davanti all'Inter di Mourinho, che per tutta la stagione sparge veleno: "Stankovic era già nostro". Dopo un paio di titoli vinti, Ranieri va in conferenza e si rivolge direttamente al collega portoghese con la celeberrima "Zero tituli" e in molti notano che "tituli" l'ha detto con un ghigno, per sbeffeggiare Mou.
Cosa sarebbe successo se?
Fermi tutti. Platini all'Inter, Stankovic alla Juventus. Ma che storia è? E' successo in un "altroquando", come in un film distopico, nel contorno di una realtà immaginaria di una possibilità di futuro - una fra le tante - che non si è avverata. E' un gioco che ci accompagna a Juve-Inter di domenica sera: cosa sarebbe successo se? Se Platini quella volta fosse - davvero - finito all'Inter come doveva essere. A fine anni 70 ci fu persino un incontro a Milano, tra Michel, l'allora dirigente nerazzurro Sandro Mazzola, il presidente Ivanoe Fraizzoli e sua moglie Renata. C'era un problema: le frontiere erano ancora chiuse, il via libera per gli stranieri in Serie A sarebbe avvenuto solo nel 1980. Platini dal Nancy andò al Saint Etienne e nel 1982 passò alla Juve, sì, la storia del tozzo di pane e del foie gras.
Vucinic in cambio di Guarin, niente da fare
Se Stankovic quella volta avesse - davvero - trovato un'accoglienza degna e non quel "Noi Stankovic non lo vogliano" che rimbalzava sui social, slogan firmato dai tifosi della Juventus per la prima vera protesta-social del calcio italiano. Non era gradito, il serbo. Troppo interista e soprattutto colpevole - quattro anni prima, quando giocava nella Lazio - di aver rifiutato la Vecchia Signora (Luciano Moggi gli aveva fatto firmare un pre-contratto) e di aver scelto, appunto, l'Inter. Nel 2014 sono ancora i tifosi, stavolta dell'Inter, a far saltare lo scambio tra Mirko Vucinic e Freddy Guarin. Nessuno tocchi Guarin. Tanto che è il patron nerazzurro Thohir a far uscire un comunicato ufficiale che fa saltare l'accordo.
L'Avvocato tenta Sandro Mazzola
Storie di mercato immaginario, abbagli che - forse - innescano rimpianti, bivi di un destino capriccioso che incrocia nelle sue traiettorie il mercato di Inter e Juve. E' andata così. Poteva andare diversamente, però. Come quella volta - stavolta indietreggiamo all'autunno del 1969 - che l'Avvocato Agnelli pensò di radunare sotto lo stesso tetto juventino due uomini che avevano fatto grande - scusate il gioco di parole - la Grande Inter, ovvero Helenio Herrera e Italo Allodi, allenatore e general manager. Che triade sarebbe stata, con Giampiero Boniperti presidente. Il "Mago" però rimase alla Roma, invece Allodi si trasferì a Torino e pose le premesse per un decennio vincente. E chissà che romanzo avrebbe scritto, il Sandro Mazzola bandiera della Juventus. L'ha raccontato lui stesso. A tentarlo fu l'Avvocato Agnelli. Gli offrì un ingaggio raddoppiato e una concessionaria Fiat. Mazzola si prese un giorno per riflettere. Ne parlò in famiglia. Mamma Emilia gli disse: "Il figlio di Valentino Mazzola capitano del Grande Torino non può giocare nella Juventus". Era quello che Sandro voleva sentirsi dire. Telefonò a Gianni Agnelli: "Grazie Avvocato, ma resto all'Inter". E no, sarebbe stato troppo immaginare il Baffo con la maglia della Juve. Platini all'Inter, Mazzola alla Juve. In un altro film, forse.