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Il razzismo negli stadi, quella 'abitudine' che non abbassa mai la guardia

Nel giorno in cui gli impianti ritrovano i tifosi al 100%, a Bergamo e Genova torna anche quel becerume che a capienza limitata era un po' sparito
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Cento per cento di capienza dentro gli stadi, idioti e razzisti compresi. Tutto esaurito, solo posti in piedi, ma ciò che non esaurisce mai è la bassezza umana e intellettiva di certi personaggi. Come i peggiori nella gradinata dell’Atalanta, che a Bergamo hanno fatto il gesto della scimmia a Koulibaly, oppure gli ultrà romanisti che a Marassi hanno inneggiato al Vesuvio, sempre contro i napoletani che neppure c’erano, in quello storico impianto. Fino a quando?

Dopo due anni di pandemia, il calcio ritrova gli stadi nell’interezza del pubblico, dove bisogna mettere in conto il meglio e il peggio. I curvaioli più beceri si erano un po’ allontanati dalle partite a capienza ridotta durante il Covid, o tutti o nessuno dicevano, e non pochi erano no vax. Ora li ritroviamo, e qualcuno forse si sente in diritto di recuperare il peggio perduto. Un tristissimo spettacolo. Ne usciremo migliori? Quando mai. Se…

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Cento per cento di capienza dentro gli stadi, idioti e razzisti compresi. Tutto esaurito, solo posti in piedi, ma ciò che non esaurisce mai è la bassezza umana e intellettiva di certi personaggi. Come i peggiori nella gradinata dell’Atalanta, che a Bergamo hanno fatto il gesto della scimmia a Koulibaly, oppure gli ultrà romanisti che a Marassi hanno inneggiato al Vesuvio, sempre contro i napoletani che neppure c’erano, in quello storico impianto. Fino a quando?

Dopo due anni di pandemia, il calcio ritrova gli stadi nell’interezza del pubblico, dove bisogna mettere in conto il meglio e il peggio. I curvaioli più beceri si erano un po’ allontanati dalle partite a capienza ridotta durante il Covid, o tutti o nessuno dicevano, e non pochi erano no vax. Ora li ritroviamo, e qualcuno forse si sente in diritto di recuperare il peggio perduto. Un tristissimo spettacolo. Ne usciremo migliori? Quando mai. Semmai allo stadio sono rientrati i peggiori, insieme a tutti gli altri. A peggiorare la situazione, il fatto che oggi il razzismo si sia esibito proprio a Bergamo, la città simbolo della sofferenza durante il virus, la città delle bare sui camion militari, ma anche della strenua resistenza (medici, infermieri, vigili del fuoco, volontari) e della rinascita. Sporcare il nome di Bergamo è un delitto imperdonabile, spiegatelo a questa gente, di sicuro una minoranza, purtroppo non silenziosa.

"Vesuvio erutta, tutta Napoli è distrutta": coro razzista dei tifosi romanisti al Ferraris di Genova

I morti per l’epidemia? Le stragi di guerra? Come se niente fosse. Il razzista e il violento non si pongono problemi e non si fanno domande: hanno un nemico, il più delle volte astratto, e contro di lui sfogano i propri disturbi esistenziali e, probabilmente, in molti casi anche psichici. Dunque, adesso si torna ai discorsi e ai dibattiti della vita di prima: come identificare i peggiori (non è difficile, gli stadi ormai sono tutti dotati di telecamere puntate sul pubblico), come isolarli e punirli, come allontanarli per molto o per sempre dagli spalti. E ogni volta questi soggetti ritornano, o forse sono altri, gli emuli, i discepoli del buio. Niente li ferma, neppure la vergogna di riscoprirsi così. E allora avanti con le scimmie e i vulcani, repertorio peraltro vecchio e stanco, non solo malinconico, perché questi idioti non riescono nemmeno a essere originali.