Milan-Bologna 0-0, i rossoneri restano in vetta: ma ora il Napoli è dietro un punto
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Vinto lo scudetto virtuale del lockdown con gli stadi chiusi e sfiorato quello reale durante la parziale riapertura, il Milan ha capito a sue spese la difficoltà di centrare l’obiettivo nella sua tana ripopolata al massimo. Nella prima partita con San Siro di nuovo al 100% della capienza, da quel fatidico febbraio 2020 che segnò l’ingresso ufficiale del calcio nell’era della pandemia, la capolista si è staccata appena dalla compagnia del Napoli e dal ritorno di fiamma dell’Inter. L’ha frenata il Bologna, in una tra le versioni più tenaci e vivaci della stagione, ma anche l’ultimo fantasma che sembra frapporsi alla libera rincorsa allo scudetto: il complesso di San Siro, appunto, maturato per via del rendimento sbilanciato tra casa e trasferta. La questione non è capziosa, visto che a lungo si è discettato del vantaggio ipotetico, per una squadra anagraficamente giovane, di potersi esibire senz…
MILANO - Vinto lo scudetto virtuale del lockdown con gli stadi chiusi e sfiorato quello reale durante la parziale riapertura, il Milan ha capito a sue spese la difficoltà di centrare l’obiettivo nella sua tana ripopolata al massimo. Nella prima partita con San Siro di nuovo al 100% della capienza, da quel fatidico febbraio 2020 che segnò l’ingresso ufficiale del calcio nell’era della pandemia, la capolista si è staccata appena dalla compagnia del Napoli e dal ritorno di fiamma dell’Inter. L’ha frenata il Bologna, in una tra le versioni più tenaci e vivaci della stagione, ma anche l’ultimo fantasma che sembra frapporsi alla libera rincorsa allo scudetto: il complesso di San Siro, appunto, maturato per via del rendimento sbilanciato tra casa e trasferta. La questione non è capziosa, visto che a lungo si è discettato del vantaggio ipotetico, per una squadra anagraficamente giovane, di potersi esibire senza la pressione di un pubblico esigente.
Pioli ha sempre teorizzato che lo stadio pieno di milanisti sia un valore aggiunto. In effetti la folla è stata trascinante, però non è bastata: i 68 mila spettatori, oltre a ricreare un’atmosfera dimenticata, hanno spinto la squadra all’arrembaggio, tuttavia disordinato. Più delle eventuali remore psicologiche ha certamente potuto il Bologna, che ha seguito i dettami tattici e agonistici di Mihajlovic, seduto davanti alla tivù nella sua stanza dell’ospedale Sant’Orsola e sostituito in panchina dall’assistente Tanjga, suo fedelissimo dai tempi della Stella Rossa.
I suoi prodi, schierati a mo’ di fisarmonica, con l’anarchica e fantasiosa coppia d’attacco Arnautovic-Barrow e con Schouten incollato davanti alla difesa sul trequartista Diaz preferito a Kessié (fischiato alla lettura delle formazioni), non avranno rallegrato il ct Mancini, che a Bologna sbocciò minorenne e che ha visto la sua vecchia squadra senza un solo italiano tra gli undici di partenza. Orsolini e Soriano riserve, a meno di due settimane da un’eliminazione dal Mondiale la cui concausa è la penuria di convocabili titolari nei rispettivi club, non hanno comunque suscitato rimpianti nel brillante primo tempo. Maignan ha dovuto salvare su Barrow e ha ricevuto il regalo di un destro sfiatato di Aebischer, mentre Skorupski è volato con successo su due frustate di testa di Giroud e ha sentito sibilare vicino ai pali qualche tiro più scentrato che ardito, tentato del resto pure dall’indemoniato Arnautovic.
L’arbitro Marinelli, trentasettenne maresciallo dell’Esercito in forza agli Alpini con una missione di pace in Afghanistan nel curriculum, si è districato tra le proteste, applicando la regola non scritta del fare giocare il più possibile, scelta che Pioli aveva spesso invocato, ma che non tutti i giocatori hanno apprezzato. Qualche manfrina si è vista lo stesso e gli 8’ di recupero, al di là delle soste per incidenti di gioco, lo confermano.
Nell’intervallo non è stato possibile cambiare la discutibile quarta maglia esibita per ragioni di marketing – rossonera con macchie bianche simili a un involontario tinteggio da parati, e non si sa se Berlusconi riapparso in tribuna abbia aggrottato il sopracciglio per questo o per il gol che tardava – però alcuni uomini sì. La staffetta tra lo spentarello Messias e Rebic, con Leao autorizzato a spostarsi secondo l’estro, ha fruttato proprio tre puntate del portoghese: un rasoterra glielo ha respinto di piede Skorupski, un’imbucata l’ha scagliata a lato Calabria, un cross dal fondo l’ha girato oltre meta Rebic. Il Bologna si è un po’ italianizzato con Orsolini prima (per l’infortunio di Barrow) e Soriano poi, mentre Pioli, dopo l’ennesima risposta del portiere avversario a Bennacer, ha estratto dalla capsula per il finale, con Kessié, il totem Ibra. Il quale ha offerto a Leao il pallone dello spreco e per uno scontro fortuito con Medel ha indossato il turbante, con cui ha inzuccato male la penultima occasione. L’ultima, su testata di Rebic, l’ha sventata il solito Skorupski.
Milan-Bologna 0-0
MILAN (4-2-3-1): Maignan; Calabria (30' st Florenzi), Kalulu, Tomori, Hernßndez; Bennacer (26' st Kessié), Tonali; Messias (1' st Rebic), Díaz, Leão; Giroud (26' st Ibrahimovic) All.: Pioli.
BOLOGNA (3-5-2): Skorupski; Soumaoro, Medel (37' st Bonifazi), Theate; Dijks (37' st Mbaye), Aebischer, Schouten, Svanberg (26' st Soriano), Hickey (26' st Kasius); Barrow (15' st Orsolini), Arnautovic All.: Tanjga.
Arbitro: Marinelli di Tivoli
Recupero: 1' e 8'
Angoli: 9 a 2 per il Milan
Ammoniti: Dijks, Orsolini per gioco falloso Spettatori: 68.136