Caso plusvalenze, le motivazioni del Tribunale Figc: "Impossibile valutare i giocatori"
di Franco Vanni , di Franco VanniMILANO. Ok il prezzo è giusto. Nel programma tv anni Ottanta, era tutto facile: a declamare con insindacabile certezza il valore in lire della merce in premio era la conduttrice. Nel calciomercato invece Iva Zanicchi non c'è. Di più: manca un criterio ragionevolmente certo per determinare l'importo corretto del cartellino di un giocatore. Questo in sostanza affermano le motivazioni del provvedimento con cui il Tribunale federale nazionale della Figc, presieduto da Carlo Sica, lo scorso 15 aprile ha prosciolto tutti i dirigenti e gli amministratori di club indagati dalla Procura federale con l'accusa di avere iscritto a bilancio cifre gonfiate per la compravendita di calciatori, allo scopo di generare plusvalenze sufficienti a rientrare nei parametri fissati dalla Uefa e della stessa Figc per l'iscrizione ai tornei. "Il Tribunale ritiene che non esista o sia concretamente irrealizzabile "il" metodo di valutazione del valore del c…
MILANO. Ok il prezzo è giusto. Nel programma tv anni Ottanta, era tutto facile: a declamare con insindacabile certezza il valore in lire della merce in premio era la conduttrice. Nel calciomercato invece Iva Zanicchi non c'è. Di più: manca un criterio ragionevolmente certo per determinare l'importo corretto del cartellino di un giocatore. Questo in sostanza affermano le motivazioni del provvedimento con cui il Tribunale federale nazionale della Figc, presieduto da Carlo Sica, lo scorso 15 aprile ha prosciolto tutti i dirigenti e gli amministratori di club indagati dalla Procura federale con l'accusa di avere iscritto a bilancio cifre gonfiate per la compravendita di calciatori, allo scopo di generare plusvalenze sufficienti a rientrare nei parametri fissati dalla Uefa e della stessa Figc per l'iscrizione ai tornei. "Il Tribunale ritiene che non esista o sia concretamente irrealizzabile "il" metodo di valutazione del valore del corrispettivo di cessione/acquisizione delle prestazioni sportive di un calciatore", che "nasce in un libero mercato, caratterizzato dalla necessità della contemporanea concorde volontà delle due società e del calciatore interessato", scrivono i giudici.
Perché non regge il medoto Transfermarkt
Il procuratore Giuseppe Chiné ha sei giorni per presentare ricorso, se riterrà. Terminata l'istruttoria su nove club di serie A, B e C, fra cui Juventus e Napoli, aveva chiesto fra l'altro 12 mesi d'inibizione per il presidente bianconero Andrea Agnelli e 11 mesi e 5 giorni per il patron azzurro, Aurelio De Laurentiis. Ma il Tribunale sottolinea come l'impianto accusatorio fosse debole da principio: "Non è un caso che nella stessa relazione dell'attività inquirente si faccia riferimento alla difficoltà di individuazione del fair value del cartellino", sottolineano con severità i giudici. Ed evidenziano come "solo poche delle cessioni esaminate dalla Procura federale" presentino "sintomi di operazioni "sviate" e finanziariamente "fittizie"". Concedono che "indubbiamente, tali cessioni destavano e destano sospetto" ma subito precisano come questo "non attinge la soglia della ragionevole certezza, data da indizi gravi, concordanti e plurimi".
"Il libero mercato non può essere guidato da un metodo valutativo"
Una conclusione simile a quella già raggiunta in passato dallo stesso Tribunale, che conclude lapidario: "Il metodo di valutazione (dei prezzi, ndr) adottato dalla Procura federale può essere ritenuto "un" metodo, ma non "il" metodo". Il valore di un calciatore per sua natura è volatile. Per intendersi: una squadra che ha urgente bisogno di un centravanti, sarà disposta a pagarlo ben di più di un club concorrente che in rosa ne abbia già due. Il Tribunale federale contesta anche l'affidabilità delle stime fatte dal sito web Transfermarkt, "influenzato da valutazioni di soggetti privati". Significativo è il caso del calciatore Gianluca Caprari, citato dalla difesa del Pescara, la cui valutazione fu aumentata alla luce di una mail inviata al sito dal suo agente.