Inter-Roma 3-1: Dumfries, Brozovic e Lautaro lanciano in vetta i nerazzurri
di Franco Vanni , di Franco VanniMILANO - Questa volta, prima di dedicare a Mourinho cori e standing ovation, San Siro ha aspettato di avergli segnato tre gol. La posta in gioco era troppo alta per i sentimentalismi. Il conto stagionale fra l’Inter e l’uomo del Triplete si aggiorna e si aggrava, fra campionato e Coppa Italia: otto reti a una in tre partite. Primo grado, appello e cassazione. Con il 3-1 di Milano, la Roma ha visto fermarsi a dodici la striscia di partite consecutive senza sconfitte, la più lunga del campionato. L’Inter ha invece infilato la quarta vittoria consecutiva, una spinta importante per la volata finale. E il merito è in buona parte del signore che sta in panchina. Per questo, subito dopo avere incitato José Mourinho, l’uomo del passato, lo stadio interista a squarciagola ha osannato Simone Inzaghi, quello del presente. “Mai detto no al ritorno di Mourinho, quando abbiamo scelto Conte abbiamo scelto Conte e basta”, aveva chiarito prima d…
MILANO - Questa volta, prima di dedicare a Mourinho cori e standing ovation, San Siro ha aspettato di avergli segnato tre gol. La posta in gioco era troppo alta per i sentimentalismi. Il conto stagionale fra l’Inter e l’uomo del Triplete si aggiorna e si aggrava, fra campionato e Coppa Italia: otto reti a una in tre partite. Primo grado, appello e cassazione. Con il 3-1 di Milano, la Roma ha visto fermarsi a dodici la striscia di partite consecutive senza sconfitte, la più lunga del campionato. L’Inter ha invece infilato la quarta vittoria consecutiva, una spinta importante per la volata finale. E il merito è in buona parte del signore che sta in panchina. Per questo, subito dopo avere incitato José Mourinho, l’uomo del passato, lo stadio interista a squarciagola ha osannato Simone Inzaghi, quello del presente. “Mai detto no al ritorno di Mourinho, quando abbiamo scelto Conte abbiamo scelto Conte e basta”, aveva chiarito prima della partita l’amministratore delegato interista Beppe Marotta, spiegando poi come funzionino le cose alla Pinetina da quando c’è lui: “Quando si vuole vincere ci deve essere pressione. Dobbiamo essere bravi a gestirla. Dobbiamo cercare di ottenere sei vittorie da qui alla fine”.
Sarà per il freddo, insolito a fine aprile, sarà perché vincere in due settimane contro Juve e Milan dà morale, ma l’Inter è parsa davvero quella dello scorso dicembre. E dire che la gara con la Roma è cominciata al rallentatore. Venti minuti soporiferi, una sorta di rappresentazione sintetica dei cliché negativi del calcio italiano: tatticismo esasperato, lentezza generale, paura di prendere gol come bussola. A dare la sveglia hanno pensato i due tiri da fuori, ravvicinati nel tempo, di Calhanoglu e Mkhitaryan. Poi sono arrivati i gol, uno più bello dell’altro, entrambi dell’Inter. Prima Dumfries di sinistro, sotto le gambe di Rui Patricio, su un lancio telecomandato di Calhanoglu: un’azione di 14 secondi, nove tocchi, sette giocatori coinvolti. La perfezione del gioco di Inzaghi. Poi Brozovic, con un potente destro in torsione, in fondo a un dribbling in due metri quadrati a ridosso del palo sinistro della porta del povero portiere portoghese.
Nella ripresa, dopo un paio di innocue folate della Roma, ci ha pensato Lautaro a chiudere i conti di testa, a superflua riprova che nella sua doppietta del derby di Coppa Italia non c’era nulla di casuale o episodico. Nel finale, sfruttando un raro momento di rilassamento della difesa interista, ha segnato Mkhitaryan, rendendo un po’ meno amara la trasferta alle migliaia di tifosi romanisti arrivati a Milano. Battendo la Roma l’Inter mette pressione al Milan, oggi impegnato all’Olimpico contro la Lazio. I rossoneri cercano la qualificazione matematica in Champions League (serve la vittoria e il contemporaneo pareggio/sconfitta della Fiorentina), primo obiettivo stagionale indicato da Stefano Pioli. Il secondo è superare i 79 punti dello scorso anno. Quello dell’Inter è farne uno in più dei rossoneri e del Napoli. Mancano cinque partite, la prima mercoledì a Bologna. In mezzo, la finale di Coppa Italia con la Juve.
Inter-Roma 3-1 (2-0).
Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, De Vrij, Dimarco (18' Bastoni); Dumfries, Barella, Brozovic (27' st Gagliardini), Calhanoglu, Perisic (27' st Gosens); Dzeko (18' st Correa), Lautaro (36' st Sanchez) (21 Cordaz, 97 Radu, 8 Vecino, 13 Ranocchia, 33 D'Ambrosio, 36 Darmian, 38 Sangalli). All.: S.Inzaghi.
Roma (3-4-2-1): Rui Patricio; Mancini, Smalling, Ibanez; Karsdorp, Mkhitaryan, Oliveira (35' st Bove), Zalewski (33' st Vina); Pellegrini (18' st Veretout), El Shaarawy (18' st Perez); Abraham (33' st Shomurodov) (63 Boer, 15 Maitland-Niles, 24 Kumbulla, 37 Spinazzola, 42 Diawara, 55 Darboe, 64 Afena-Gyan). All.: Mourinho.
Arbitro: Sozza di Seregno.
Reti: nel pt 30' Dumfries, 40' Brozovic; nel st 7' Lautaro, 40' Mkhitaryan.
Angoli: 4-3 per l'Inter.
Recupero: 1' e 4'.
Ammoniti: Mancini per proteste, Brozovic, Oliveira, Calhanoglu per gioco falloso.
Spettatori: 74.947.