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Adriano Galliani e la Serie A con il Monza: “Berlusconi ha il cuore diviso, ma vuole vincere ancora”

I ricordi dell’ad del club neopromosso: “Andavo allo stadio con mia madre: quando lei morì, io avevo 15 anni e papà mi trascinò a vedere Monza-Cagliari. I miei figli mi hanno chiesto di battere l'Inter”
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MONZA — Adesso che è tutto vero, adesso che il Monza è proprio in Serie A, adesso che Galliani e Berlusconi sono di nuovo due compagni delle medie che hanno combinato un grosso scherzo ai professori, adesso bisogna mettere tutti i sentimenti al posto giusto e riordinare i cassetti del cuore.

Adriano Galliani, in Milan-Monza per chi tiferà Silvio?

"Il suo cuore sarà esattamente diviso in due, ma tiferà Monza".

E lei?

"Il Milan è stato tanta parte della mia vita, però il Monza "è" la mia vita. È la mano di mia mamma Annamaria che mi portava allo stadio".

Se la ricorda, la prima volta?

"Come no. Era il 1951, il Monza giocava a Omegna e festeggiava la promozione in B. E io c'ero. Io ci sono quasi sempre stato".

Monza promosso in Serie A, Berlusconi "Obiettivi? Vincere il campionato e andare in Champions"

Poi, per&ogra…

MONZA — Adesso che è tutto vero, adesso che il Monza è proprio in Serie A, adesso che Galliani e Berlusconi sono di nuovo due compagni delle medie che hanno combinato un grosso scherzo ai professori, adesso bisogna mettere tutti i sentimenti al posto giusto e riordinare i cassetti del cuore.

Adriano Galliani, in Milan-Monza per chi tiferà Silvio?

"Il suo cuore sarà esattamente diviso in due, ma tiferà Monza".

E lei?

"Il Milan è stato tanta parte della mia vita, però il Monza "è" la mia vita. È la mano di mia mamma Annamaria che mi portava allo stadio".

Se la ricorda, la prima volta?

"Come no. Era il 1951, il Monza giocava a Omegna e festeggiava la promozione in B. E io c'ero. Io ci sono quasi sempre stato".

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Poi, però, Berlusconi la rapì.

"Gli dissi: lavorerò per lei giorno e notte, ma sia chiaro che dovrò seguire tutte le gare del Monza in casa e in trasferta".

Centodieci anni: sembra quasi che lei li abbia aspettati tutti.

"Sognavo di arrivare in A con la squadra della mia città, ma preferivo arrivarci vivo: così ho visto ben pochi minuti di questi play-off. A Pisa, sul 2-2 me ne sono scappato in uno stanzino e loro hanno segnato. Ma i supplementari li ho resistiti tutti. Un'emozione pazzesca. Prima, avevo pranzato a Livorno con Allegri".

Sbagliamo o una promozione in A le mancava?

"Esatto! Dalla C al Mondiale per club avevo vinto tutto, non il campionato di Serie B. Ora ho chiuso il cerchio".

Quanto appartiene a Berlusconi tutto questo?

"Tutto, appunto. I tifosi sappiano che non c'è stato un solo giorno, da quando abbiamo preso il Monza, in cui lui non mi abbia chiamato per chiedermi della squadra".

E adesso? Berlusconi ha già parlato di scudetto e di Champions. Scherzava?

"È sempre stato abituato a vincere, non smetterà ora".

E lei è sempre stato abituato a comprare grandi giocatori: dunque?

"Dunque sono uno spendaccione, purtroppo anche nella vita di ogni giorno. Vedremo, vedremo".

Stroppa resta, forse prenderete Belotti. Si parla di 60 milioni sul mercato. Quanto avete già speso?

"A parte i giocatori, sono orgoglioso dei tredici milioni investiti nello stadio e nel centro sportivo di Monzello che si chiamerà "Luigi Berlusconi". Quando siamo arrivati cadeva tutto a pezzi, era un disastro atomico. Però io pensavo che saremmo arrivati in A un anno prima".

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Sembrava una maledizione. Ci si mise pure Renato Pozzetto con quella battuta: sono di Monza e non andrò mai in Serie A.

"Lo inviteremo allo stadio. Tutte le promozioni mancate del passato le fallimmo per pura sfiga. Prima o poi doveva finire".

Merito anche delle sue preghiere?

"Il giorno in cui abbiamo battuto il Benevento, partita importantissima, sono scappato dallo stadio e sono andato in Duomo. Quel giorno ho pianto. Aspetti che le mando una cosa".

(prende il telefono, manda un messaggio su WhatsApp)

Ma è una foto di lei bambino!

"La mia santa cresima in Duomo. Legga un po' la data: 7 marzo 1953".

Il calcio è una fede?

"Di più. Quando morì mia mamma, papà mi trascinò quindicenne a vedere Monza-Cagliari. Lei era in casa, nella bara, e mio padre sapeva che io avevo bisogno di consolazione".

Cosa faceva la sua mamma?

"Aveva una ditta di trasporti ereditata dal padre, che usava i cavalli, ed era stata anche la segretaria di un presidente del Monza. Si andava alla partita con la bandiera in spalla".

Più accanita lei di suo papà?

"Io rubavo la Gazzetta dello Sport per leggere del Monza, una passione spaventosa e avevo appena sei anni. Mio padre era segretario comunale. Con il foglio di giornale i muratori si facevano il berretto, e papà pronosticò per me un futuro terrificante".

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A proposito: lei rischiò di diventare giornalista.

"Scrivevo per Il Cittadino di Monza, dal nostro inviato Adriano Galliani. Primo articolo nel 1966, la cronaca di Livorno-Monza. Ma con la penna non ero un granché".

Altre istantanee da stadio?

"Quando Fausto Coppi vinse il Mondiale a Lugano nel 1953, ero sulle gradinate e lo seppi dall'altoparlante. Il calcio è l'album delle nostre vite".

Monza: dopo le rosse, i biancorossi.

"Questa città è un brand mondiale, eppure non era mai andata in A mentre mezza Lombardia c'era riuscita. Da uscirne pazzi".

Un giocatore del passato che vorrebbe con voi?

"Daniele Massaro. Lo scovammo all'oratorio Regina Pacis e diventò campione del mondo".

Anche lei arriva dall'oratorio.

"Certo, il Carrobiolo, ma io ero di San Gerardo. A Monza abbiamo il rito romano, mica quello ambrosiano".

Lo consideriamo un derby?

"Una specie. Tra il Duomo di Milano e quello di Monza, in linea d'aria ci sono appena quindici chilometri. Comunque, da ragazzini quasi tutti i brianzoli tengono per la Juve".

Pure lei?

"Pure io, ma è stato tanto tempo fa".

A proposito, i suoi figli?

"Mi hanno chiesto una sola cosa: papà, adesso battiamo l'Inter".