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Inter-Spezia 3-0: Lautaro, Calhanoglu e Correa. Gol e gioco dei nerazzurri

(reuters)
Gara gestita molto bene dalla squadra di Inzaghi, che non concede nulla ai liguri
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MILANO - Le squadre favorite fanno così: tanto per cominciare, non inciampano sugli ostacoli meno complicati. Senza incantare, anche perché non ce n’era bisogno, l’Inter ha sfruttato il calendario delle prime due giornate. Dopo il Lecce in trasferta ha battuto pure lo Spezia a San Siro, che si è riempito per presenziare al successo annunciato: scenario fotocopia di quello allestito dai milanisti alla prima giornata con l’Udinese e conferma degli indizi di un possibile nuovo derby per lo scudetto, Juventus, Roma e Napoli permettendo.

Ma se in Puglia i disordinati discepoli di Simone Inzaghi avevano discretamente faticato, dentro lo stadio amico e parecchio affettuoso hanno ritrovato compost…

MILANO - Le squadre favorite fanno così: tanto per cominciare, non inciampano sugli ostacoli meno complicati. Senza incantare, anche perché non ce n’era bisogno, l’Inter ha sfruttato il calendario delle prime due giornate. Dopo il Lecce in trasferta ha battuto pure lo Spezia a San Siro, che si è riempito per presenziare al successo annunciato: scenario fotocopia di quello allestito dai milanisti alla prima giornata con l’Udinese e conferma degli indizi di un possibile nuovo derby per lo scudetto, Juventus, Roma e Napoli permettendo.

Ma se in Puglia i disordinati discepoli di Simone Inzaghi avevano discretamente faticato, dentro lo stadio amico e parecchio affettuoso hanno ritrovato compostezza. Per indirizzare l’afosa serata, è bastato un classico dell’affiatata coppia Lukaku-Lautaro, verso il tramonto di un primo tempo trascorso nella metà campo avversaria con tre notevoli parate del barbuto Dragowski prima del guizzo letale: lancio di Barella, sponda di testa del figliol prodigo belga, velenoso controbalzo dell’argentino. Lukaku ha poi colpito una traversa di testa, su imbeccata di Bastoni, che si è distinto dall’omonima mezzala sinistra spezzina, già difensore, per una precisione nei passaggi da centrocampista. All’inizio della ripresa un destro dall’interno dell’area di Çalhanoglu, su regalo di Kiwior,  ha scongiurato patemi molto eventuali, rendendo quasi pleonastico il tempo residuo, nel quale, dopo l’unica occasione avversaria sperperata da Strelec a un passo dalla porta, il 3-0 lo ha firmato la coppia di attaccanti di scorta, e che scorta: assist di Dzeko, veronica e biliardo di Correa.  

<<La cronaca della gara>>

Gotti, l’allenatore dello Spezia, l’aveva preventivamente definita una sfida ingiocabile, inserendola nella categoria dei troppi duelli proibiti alle squadre di seconda schiera, quando devono affrontare le migliori, a maggior ragione nell’era delle cinque sostituzioni, che accentuano il dislivello. La tesi è plausibile, però nello specifico la rassegnazione anticipata ha prodotto la fatale rinuncia al gioco, che ha ridotto Handanovic a semplice urlatore di consigli superflui. Premesso il favorevole contesto e constatato che il ritmo era adeguato alle circostanze, la partita si presta comunque all’analisi tattica. Se ne evince che l’Inter, in versione identica allo scorso campionato con l’eccezione di Lukaku, si può giovare per ora di una serie di vantaggi. Il primo è appunto il sistema, consolidato negli schemi e negli interpreti: il trio mediano Barella-Brozovic-Çalhanoglu, anche quando non strabilia, conosce a memoria posizioni e movimenti. Il secondo è l’utilizzo delle fasce per fruttuose incursioni (soprattutto Dumfries, a destra, è stato attaccante aggiunto e tiratore fallace) e del piede sapiente di Çalhanoglu e Dimarco per l’alternanza sui calci piazzati. Il terzo è il ritorno di Lukaku, che non sarà un esteta del duetto tecnico o dell’aggancio in corsa, ma sa scardinare i lucchetti difensivi. Il quarto è l’impeto controllato di Skriniar, la cui mancata partenza è assimilabile a un acquisto. Il quinto è la panchina di lusso: l’ingresso di Dzeko, Correa e Gosens non è cosa da tutti in serie A, mentre il giovane Asllani ha assaggiato vorace il palcoscenico. Per le verifiche non c’è da attendere troppo: venerdì a Roma, in casa della Lazio, c’è subito il primo esame difficile.