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Juventus-Spezia 2-0: Vlahovic, altra punizione capolavoro. Poi Milik chiude i giochi

Grande esecuzione del serbo in apertura, il polacco raddoppia nel finale. In mezzo una prestazione non particolarmente brillante dei bianconeri
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TORINO – Tre gocce di Pirlo, una scorza di Pjanic, una grattatina di Dybala e poi Vlahovic q.b.: il cocktail juventino è una bevanda di fine estate, senza l’ombrellino ché sarebbe troppo, e con poco ghiaccio. La punizione, seconda consecutiva del serbo tra Roma e Spezia (siamo a due indizi: il prossimo, come scrive la collega Agatha Christie, sarà a tutti gli effetti una prova), dopo appena 9 minuti permette alla Juventus di scivolare felice dentro una partita che è una discesa solo apparente. Infatti, per attendere il secondo tiro in porta bianconero, ancora di Vlahovic e stavolta di testa, bisognerà aspettare il 66’, e per il raddoppio di Milik il 92’. Nel mezzo, la solita Juve abbastanza casuale e caotica, un veicolo che procede ad accelerate e strappi ma senza qualcuno che sappia dirigerlo con decisione e maestria (non nel senso dell’allenatore, ma di qualcosa che assomigli a un playmaker oppure, come dicono in Spagn…

TORINO – Tre gocce di Pirlo, una scorza di Pjanic, una grattatina di Dybala e poi Vlahovic q.b.: il cocktail juventino è una bevanda di fine estate, senza l’ombrellino ché sarebbe troppo, e con poco ghiaccio. La punizione, seconda consecutiva del serbo tra Roma e Spezia (siamo a due indizi: il prossimo, come scrive la collega Agatha Christie, sarà a tutti gli effetti una prova), dopo appena 9 minuti permette alla Juventus di scivolare felice dentro una partita che è una discesa solo apparente. Infatti, per attendere il secondo tiro in porta bianconero, ancora di Vlahovic e stavolta di testa, bisognerà aspettare il 66’, e per il raddoppio di Milik il 92’. Nel mezzo, la solita Juve abbastanza casuale e caotica, un veicolo che procede ad accelerate e strappi ma senza qualcuno che sappia dirigerlo con decisione e maestria (non nel senso dell’allenatore, ma di qualcosa che assomigli a un playmaker oppure, come dicono in Spagna, a un “cerèbro”, un cervello). La Juventus attuale fatica terribilmente a chiudere le gare, non dà mai l’impressione di esserne padrona, semmai di farsi scivolare addosso gli eventi. Può bastarle, con lo Spezia volenteroso e modesto è accaduto, ma poi? Tra Firenze e Parigi, le quattro giornate che chiariranno meglio. Per intanto, la famosa chiusura difficile è opera di Milik, uno che conosce il mestiere delle armi in area di rigore e certamente verrà utile. Per intanto, nel cocktail ci ha messo lo zenzero.

<<La cronaca della gara>>

Cose belle: Vlahovic uno e trino; Fabio Miretti, giocatore di livello superiore, tra un paio d’anni sarà la colonna della Juve e della Nazionale (mirabile il suo controllo orientato con istantaneo allargamento a destra e “tiraggìro” deviato da uno spezzino, altrimenti la palla sarebbe finita all’incrocio); Danilo, nuovo leader coraggioso; il ritorno di Di Maria; la volontà di far giocare insieme tre ragazzi nati dopo il 2000 (Vlahovic, Miretti e Kean); la prima rete di Milik, in solo gol preso in 4 partite. Cose brutte: l’infortunio alla caviglia destra di Szczesny, prima esce a vuoto e poi cade malissimo, va fuori in barella con le mani sugli occhi e piangendo, brutta distorsione, oggi se ne saprà di più; l’involuzione di Cuadrado, sebbene sia lui a conquistare la punizione del vantaggio; gli imbarazzi nel non saper risolvere le sfide, col forte rischio di farsele scappare di mano.

Certo, quasi ogni giudizio va sospeso nell’attesa di vedere, presto o tardi, la vera Juventus al netto degli infortuni che hanno già colpito Pogba, Di Maria, Bonucci, McKennie, ora Szczesny e prima Chiesa, l’uomo fondamentale di un gruppo che ha perso il peso, il carisma e l’esperienza di Chiellini e la classe d’argento di Paulo Dybala. Finché i nuovi non saranno davvero parte del sistema, sarà difficile capire cos’è la Juventus e dove può arrivare. I tifosi aspettano, non troppo convinti, anche se nel cesto delle primizie non è ancora stato colto Paredes, arrivato ieri a Torino e offerto in ostensione nell’intervallo da un palco dello Stadium. In tanti hanno rivolto gli occhi verso di lui come un messia, forse perché agisce nella zona del terreno che da un bel po’ di tempo è il pozzo nero della Juve, quel centrocampo senza padroni, dove però sta fiorendo un giglio, una ginestra, una rosa: Fabio Miretti da Pinerolo, 19 anni, il bello più bello della Juventus.

Juventus-Spezia 2-0 (1-0)
JUVENTUS (4-3-3):
Szczesny (43' pt Perin), De Sciglio, Gatti, Bremer (40' st Alex Sandro), Danilo, Miretti, Locatelli, Rabiot, Cuadrado (9' st Kostic), Vlahovic (40' st Milik), Kean (9' st Di Maria) All. Allegri.
SPEZIA (3-5-2): Dragowski, Nikolaou, Kiwior, Hristov, Holm (40' st Ellertson), Kovalenko (15' st Agudelo), Bourabia (40' st Balde), Bastoni (27' st Sala), Reca, Gyasi (15' st Strelec), Nzola  All.
Gotti.
Arbitro: Colombo di Como.
Reti: nel pt 9' Vlahovic, nel st 47' Milik.
Angoli: 7-3 per la Juventus
Recupero: 3' e 5'.
Ammoniti: Bastoni, Holm per gioco falloso, dalla panchina Allegri.
Spettatori: 35.709 per un incasso lordo di 1.981.347,00 euro.