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Juve, sono numeri da provinciale. E Allegri fa arrabbiare i tifosi

Massimiliano Allegri (agf)
Appena tre tiri in porta a partita, peggio in serie A fanno solo Spezia, Verona, Monza e Sampdoria. Fanno discutere le parole del tecnico in vista della sfida di Champions con il Psg: "La partita che conta è quella in casa con il Benfica"
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TORINO - I tifosi della Juventus sono sconcertati dalle prestazioni tra il desolante e lo scadente della loro squadra, ma anche dal modo in cui Allegri le commenta, irritando ancor di più l'ormai vastissima schiera dei No Max. L'unico vantaggio nella visione delle partite dei bianconeri è il molto tempo libero che si ha disposizione per fare altro, perché nel corso dei 90' (più recupero, purtroppo) succedono sempre pochissime cose.

Tre tiri a partita

La Juve, per esempio, tira in porta tre volte a partita: in serie A fanno peggio solamente Spezia, Verona, Monza e Sampdoria, formazioni dall'organico poverissimo, specialmente nel reparto offensivo. D'altronde, i bianconeri passano nei 30 m…

TORINO - I tifosi della Juventus sono sconcertati dalle prestazioni tra il desolante e lo scadente della loro squadra, ma anche dal modo in cui Allegri le commenta, irritando ancor di più l'ormai vastissima schiera dei No Max. L'unico vantaggio nella visione delle partite dei bianconeri è il molto tempo libero che si ha disposizione per fare altro, perché nel corso dei 90' (più recupero, purtroppo) succedono sempre pochissime cose.

Tre tiri a partita

La Juve, per esempio, tira in porta tre volte a partita: in serie A fanno peggio solamente Spezia, Verona, Monza e Sampdoria, formazioni dall'organico poverissimo, specialmente nel reparto offensivo. D'altronde, i bianconeri passano nei 30 metri più avanzati solamente il 22% del tempo di una gara, meno di qualsiasi altra squadra. Al contrario, stazionano nei trenta metri difensivi più di tutti, con l'eccezione del Bologna. Soltanto il Lecce tiene meno la palla nella metà campo avversaria, ma è anche la squadra che fa meno possesso in assoluto, al contrario della Juve che invece in questo dato sta a centro classifica. In pratica, il Lecce conserva il pallone per 19'17" in media, di cui 8'04" (poco meno del 42%) nella metà campo altrui, mentre per la Juve il rapporto è di 9'07" su 26'31" (34%). Gli allegriani stanno dunque sempre lontanissimi dalla porta avversaria, più di chi lotta per salvarsi.

Statistiche da provinciali d'altri tempi

Sono statistiche da squadra provinciale che affronta una grande nel calcio d'altri tempi, quando le piccole si rinserravano attorno al loro portiere sperando di fare il colpaccio con uno o due contropiedi ben riusciti. Dopotutto, è così che Allegri ha commentato il pareggio di Firenze, come la prova di una piccola in casa di una grande, sorvolando sull'atteggiamento generale della squadra, sulla passività del gioco, sulla lentezza degli scambi, sull'arretratezza del baricentro ma imbestialendosi perché una delle due sole iniziative offensive organizzate non ha portato il gol. "Quelli sono i palloni che decidono i campionati, ma noi non sappiamo gestirli con la giusta cattiveria". Sono osservazioni da allenatori in lotta per la salvezza, quelli costretti a speculare sulle misere opportunità che le loro deboli squadre possono cogliere. Ma una big di azioni da rete importanti, contro formazioni più deboli o comunque in difficoltà, ne produce almeno una decina, giusto per non avere rimpianti in caso di unico fatale sbaglio.

"Parigi non conta", e la gente si arrabbia

L'altra frase che ha completamente disorientato i tifosi è quella sulla trasferta di Parigi, sulla sfida al Psg che dovrebbe misurare il valore europeo della Juventus a che Allegri ha relegato a impegno di scarso valore: "Se vogliamo essere realisti la partita più importante della nostra Champions è quella in casa con il Benfica" ha detto l'allenatore, scartando a priori la velleità di competere con Messi e Mbappé e tarando le ambizioni sul secondo posto del girone, conteso a João Mario e Neres. Razionalmente ha ragione lui e la logica dice che il valore di un girone, e dunque la possibilità di passare il turno, va misurato sulla squadra proveniente dalla terza urna. Nello specifico il Benfica, appunto. Ma la Juve dovrebbe avere ambizioni più alte, ha giocatori di livello mondiale (anche in termini di stipendi) e il dovere storico di confrontarsi l'élite europea. Ma se Allegri può aver fatto un ragionamento di buon senso, averlo esposto in quel modo e con quei tempi somiglia molto a una resa preventiva, a uno svilimento del valore di una squadra per altro già mortificata dalle prestazioni che lei stessa sciorina.

Torna Rabiot, dubbi su Di Maria e Alex Sandro

Di certo, la Juventus non si presenta alla Champions nelle condizioni ideali. La qualità del gioco è sotto gli occhi di tutti, ma anche la condizione atletica non sembra a livelli accettabili se i bianconeri finora non hanno mantenuto per più di un'ora dei ritmi di gioco sufficienti, rifugiandosi nel palleggio difensivo (se non nella pura resistenza) per lunghi minuti ma finendo ugualmente con molti giocatori stremati dalla fatica, come ad esempio è successo a Firenze per Paredes, Locatelli, Alex Sandro e Danilo, senza contare Di Maria, sostituito dopo 45' "per precauzione". La rosa è incredibilmente ricca, vasta e di eccellente livello medio da poter reggere un turn over sistematico (che con Allegri non è mai massiccio ma intelligentemente e oculatamente mirato), però sorprende la tendenza al crampo, all'acciacco, al risentimento muscolare, all'affaticamento. Rabiot, assente a Firenze, è rientrato in gruppo. Le condizioni degli altri sono da verificare.