Juventus-Salernitana 2-2: il Var nega il gol vittoria a Milik e si scatena il far west
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO – A lungo più brutta della sua orrenda terza maglia rosa, fucsia e bluette, e non era facile, la Juventus sta continuando a scolorire. Perde, perde, accorcia, pareggia (93’), quasi vince (al 95’!) ma invece no, perché il Var tardivo come una vendemmia di moscato in autunno le annulla il gol estremo di Milik. Segue rissa globale con mani di tutti addosso a tutti e la furia di Allegri (espulso con Cuadrado, con il polacco e Fazio) sullo sfondo, un’ira seconda solo a quella del pubblico. Ma forse la gente è persino più scontenta di questa Juve che non dell’epilogo amaro. Perché di amarezza, per tutta la partita, ne aveva ingoiata a ettolitri.
Quattro pareggi in sei partite, una vera miseria. Da diciotto anni i bianconeri, anzi i rosafucsia, non chiudevano un primo tempo in campionato sotto di due gol, e ci sono riusciti contro la Salernitana dopo 45’ minuti di totale para…
TORINO – A lungo più brutta della sua orrenda terza maglia rosa, fucsia e bluette, e non era facile, la Juventus sta continuando a scolorire. Perde, perde, accorcia, pareggia (93’), quasi vince (al 95’!) ma invece no, perché il Var tardivo come una vendemmia di moscato in autunno le annulla il gol estremo di Milik. Segue rissa globale con mani di tutti addosso a tutti e la furia di Allegri (espulso con Cuadrado, con il polacco e Fazio) sullo sfondo, un’ira seconda solo a quella del pubblico. Ma forse la gente è persino più scontenta di questa Juve che non dell’epilogo amaro. Perché di amarezza, per tutta la partita, ne aveva ingoiata a ettolitri.
Quattro pareggi in sei partite, una vera miseria. Da diciotto anni i bianconeri, anzi i rosafucsia, non chiudevano un primo tempo in campionato sotto di due gol, e ci sono riusciti contro la Salernitana dopo 45’ minuti di totale paralisi dei centri nervosi. Dopo avere preso una rete che è una didascalia della profonda notte juventina (Cuadrado salta a vuoto, tutti ballano e nonno Candreva getta via il plaid dalle ginocchia per riscoprirsi goleador), la Juve piglia pure la seconda rete su rigore provocato da un mani di Bremer, in pratica già un clone di De Ligt, visto che poi andrà ad accorciare il punteggio di testa.
Prima di arrivare all’epilogo matto, di cui parleremo tra un attimo e che tutti avrete visto, va sottolineato il grave imbarazzo di una squadra che appare senza costrutto, senza progetto, senza giocatori di spessore e a volte, bisogna dirlo, anche senza allenatore. A parte l’adolescente elettricità iniziale di Miretti (ma pure lui, alla lunga, evapora), la Juventus non trova quasi mai un disegno lineare. Procede a sprazzi, come chi provi un dolore dopo essere stato morsicato da un cane, senza avvalersi del teorico nuovo regista, questo Paredes che ha in testa le geometrie ma è anche piuttosto lento e scolastico. La solitudine di Vlahovic, là davanti, è invece degna di un film di Antonioni.
Ci sono guasti, dentro la Juve, che non si riescono a risolvere. L’involuzione di Cuadrado è quasi patologica, sia detto in senso calcistico, naturalmente. Eppure parte quasi sempre titolare, a dispetto di una crisi profonda. Anche la difesa, così attenta nelle prime giornate, ha vacillato e ceduto, e soltanto i nervi orgogliosi hanno permesso ai rosafucsia di riaprire la gara, appunto con Bremer, e con qualche mossa di Allegri che davvero oggi ha la panchina che ha: Fagioli, Alex Sandro, Cuadrado, e soprattutto Milik, che possiede ben altro spessore rispetto a Kean, pure lui incredibilmente in campo dall’inizio.
La Juve è come l’orologio del nonno, il vecchio cipollone: o corre troppo o ritarda, ma in orario mai. Però anche stavolta, come a Parigi in Champions (a proposito, mercoledì arriva il Benfica: auguri), il tempo che passa le giova. Ed è Bonucci a trasformare su ribattuta il rigore sbagliato che in pieno recupero offre alla squadra lo slancio dell’estrema speranza. Ecco l’unico momento in cui la Juve è di nuovo Juve, quando cioè nessuno le chiede di giocare bene, per carità, o di essere esatta ma soltanto emotiva, orgogliosa, una valanga che rotola sulla partita dopo essere stata solo una misera palla di neve. Eppure è così che va anche in vantaggio con Milik, mestierante d’area: guizzo e gol. Ma c’è Bonucci in fuorigioco, posizione che il Var svela soltanto dopo un bel po’ di minuti, in tempo perché sul prato si scateni una rissa da calcio fiorentino. La Juve è furiosa perché Bonucci è sì in fuorigioco, ma è stato pure trattenuto, e allora sarebbe di nuovo rigore. Non per l’arbitro, non per il Var e neppure per il destino, brutto come una notte al contrario, come una squadra sbagliata, come una maglia e una partita macchiata.
Juventus-Salernitana 2-2 (0-2)
Juventus (4-3-3): Perin; Cuadrado, Bonucci, Bremer, De Sciglio (17' st Alex Sandro); McKennie (40' st Soulé), Paredes, Miretti (17' st Fagioli); Kean (1' st Milik), Vlahovic, Kostic (33' st Danilo) All. Allegri.
Salernitana (3-5-2): Sepe; Bronn, Daniliuc, Fazio; Candreva, Coulibaly, Maggiore (36' st Kastanos), Vilhena (55' st Sambia), Mazzocchi; Dia (36' st Bonazzoli), Piatek (16' st Botheim, 55' st Gyomber). All. Nicola.
Arbitro: Marcenaro di Genova.
Reti: nel pt 18' Candreva, 50' rig. Piatek; nel st 6' Bremer, 48' Bonucci.
Angoli: 8-2 per la Juventus.
Recupero: 3' e 4'
Ammoniti: Paredes, Kean, Maggiore, Bremer, Fazio, Piatek, Sepe, Milik.
Espulsi: nel st 50' Milik per doppia ammonizione, 53' Fazio e Cuadrado per comportamento non regolamentare, 53' dalla panchina Allegri per proteste.
Spettatori: 35.097 per un incasso lordo di 2.010.987,00 euro.
Note: al 48' st Sepe para un rigore a Bonucci.