Dimarco e Mazzocchi, ex fruttivendoli come il papà di Cruyff: la passione per il pallone cresciuta al banco del mercato
di Furio Zara , di Furio ZaraNon siamo alla frutta, ma è da lì che veniamo. Forse per trovare i nuovi talenti che tra dieci anni giocheranno in Nazionale bisogna andare lì, tra i banchi di mele e fichi d'india, castagne e melograni. Acquisti a chilometro zero, molto green e con un'ipotesi di azzurro. Prendete Pasquale Mazzocchi, debuttante in Nazionale a 27 anni. Acerbo anche no. Cresciuto a Barra, che non è il posto migliore dove crescere a Napoli, cinque fratelli, soprannominato "O' miez chilo" da quanto era secco: da ragazzino ha faticato come fruttivendolo per pagarsi le scarpe da calcio e quando un dirigente del Carioca Barra - Giuseppe Araimo - lo prese da parte, pensò che quello gli stesse offrendo un lavoro meglio retribuito in un altro negozio della città.
Dimarco, dopo la scuola l'ortofrutta
Frutta di stagione anche quella di Federico Dimarco, autore del gol n.1500 nella storia della nostra Nazionale: citofonare ortofrutta in Porta Ro…
Non siamo alla frutta, ma è da lì che veniamo. Forse per trovare i nuovi talenti che tra dieci anni giocheranno in Nazionale bisogna andare lì, tra i banchi di mele e fichi d'india, castagne e melograni. Acquisti a chilometro zero, molto green e con un'ipotesi di azzurro. Prendete Pasquale Mazzocchi, debuttante in Nazionale a 27 anni. Acerbo anche no. Cresciuto a Barra, che non è il posto migliore dove crescere a Napoli, cinque fratelli, soprannominato "O' miez chilo" da quanto era secco: da ragazzino ha faticato come fruttivendolo per pagarsi le scarpe da calcio e quando un dirigente del Carioca Barra - Giuseppe Araimo - lo prese da parte, pensò che quello gli stesse offrendo un lavoro meglio retribuito in un altro negozio della città.
Dimarco, dopo la scuola l'ortofrutta
Frutta di stagione anche quella di Federico Dimarco, autore del gol n.1500 nella storia della nostra Nazionale: citofonare ortofrutta in Porta Romana, a Milano. Fede dava una mano al papà dopo la scuola, ma più che altro giocava a calcio nel campetto di fronte, affinando l'antica arte dell'astuzia, del dribbling scaltro, della soluzione imprevista che sbroglia il caos. Quella è stata la sua scuola calcio, meglio: la sua scuola di vita. Viva l'Italia col po-po-pomodoro. Colonna sonora: tutti frutti (azzurri). Perché è nell'origine che vi è custodito il nostro destino. E quello che vi stiamo raccontando è un viaggio al mercato (della frutta e dei sogni).
Il papà di Cruyff
Johan Cruyff era di umili origini, il padre Manus gestiva un piccolo negozio di frutta e verdura ad Amsterdam. Era lui a portare la frutta al De Meer, lo stadio dell'Ajax. Manus era un omone simpatico, con un occhio di vetro che usava per stupire i clienti: scommetteva con loro a chi fosse stato capace di fissare per più tempo il sole, con una mano si copriva l'occhio buono, chiaro vincesse sempre lui. Le vie del calcio sono infinite, così l'infanzia di Cruyff è simile a quella di Aldo Maldera, il terzino pupillo di Liedholm, scudettato con il Milan della Stella e con la Roma. Il più famoso dei tre fratelli calciatori - gli altri sono Attilio e Luigi - era nato a Milano perché i genitori, originari da Corato, in Puglia, erano immigrati al Nord per fuggire la fame. Il padre dei Maldera negli Anni 50 girava nella Milano del Boom economico con il celebre "Apecar": per comprarlo si era indebitato di 170.000 lire, tanto costava il furgoncino all'epoca.
La scommessa in mele di Pecci
Ieri e oggi frutta significa terra, radici, solidità. Con i primi soldi guadagnati dopo lo scudetto col Toro, nel 1976, Eraldo Pecci comprò con un amico 50 milioni di mele, le mise nelle celle frigorifere e le rivendette l'anno dopo: un affarone. Qualche anno fa, nel giorno dell'annuncio del ritiro dal calcio, Marcelo Zalayeta azzardò: "Ora aprirò una bancarella di frutta e verdura". Più o meno. Ha comprato un negozio ai suoi familiari, a Montevideo: erano impiegati nel settore, riuscire a lavorare in proprio era il loro sogno. Cinematografica la parabola di Sossio Aruta. Divenne famoso con quel bizzarro esperimento di squadra-reality, si chiamava "Campioni-Il Sogno" e andò in onda nel 2004, poi ha giocato per 25 anni cambiando 25 squadre tra professionisti (anche in B con il Pescara) e soprattutto dilettanti, prima di venire arruolato come concorrente di "Temptation Island" e "Il Grande Fratello" e come agguerrito tronista di "Uomini e donne". Ora lavora al reparto ortofrutticolo di un supermercato: banane e lamponi fino al prossimo giro di giostra.
L'arancia di Maradona
E infine: nel glossario storico al reparto ortofrutta del calcio le "pere" sono i gol presi, il terzino tedesco Manfred Kaltz era noto negli anni 80 per i suoi "Banane Flanken", i "Cross a banana", Costacurta diede della "mela marcia" a Davids, il Maradona più divino di sempre è stato quello che palleggiava con un'arancia, il calcio italiano nel 1980 ha perso la sua verginità tra i banchi di due commercianti di frutta, Trinca e Cruciani, "Banana" era l'invidioso soprannome che i compagni di squadra diedero a Walter Mazzarri e Claudio Sala, la Nazionale del 1966 reduce dalla disfatta con la Corea fu accolta al "Cristoforo Colombo" di Genova da un epocale lancio di ortaggi, in un derby di fine anni 50 Benito "Veleno" Lorenzi mise una buccia di limone e sotto il pallone e fece sbagliare il rigore a Cucchiaroni, nel 1977 il Cagliari perse la promozione in A perché un tifoso colpì con un'arancia un giocatore del Lecce (ma l'obiettivo era l'arbitro Lo Bello) e la sconfitta a tavolino fu decisiva per le sorti del campionato. E una volta l'allora allenatore della Primavera del Bologna Paolo Magnani venne espulso per aver offenso un avversario "con epiteti riferibili alla sfera sessuale". L'aveva chiamato Finocchio. Alt, fermi tutti: il ragazzo che giocava nel Parma si chiamava Francesco Finocchio e Magnani gli aveva solo chiesto di mettere la palla fuori.