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Antonio Conte e il ritorno alla Juve, perché è un affare ancora possibile

Il tecnico definisce "irrispettose" le voci su un clamoroso ritorno alla Juve. Voci che circolano anche a Londra, perché il contratto con il Tottenham è in scadenza a giugno e non si parla di rinnovo
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TORINO - Antonio Conte ha sempre casa a Torino, dove torna molto spesso, anche perché la moglie Elisabetta e la figlia Vittoria hanno preferito continuare a vivere in Italia invece di seguire il loro familiare a Londra. L'allenatore del Tottenham è tornato in città anche nei giorni scorsi, approfittando della pausa della Premier, e tra una pastarella in una caffetteria specializzata in dolci napoletani e una puntata in Liguria per l'ultimo sole d'estate, si è goduto il posto dove andrà a vivere quando smetterà con il calcio.

Il legame con la Juve e con Torino

Il legame di Antonio con Torino risulta sempre suggestivo per i tifosi della Juventus, la maggior parte dei quali ha perdonato all'ex cittì la fuga improvvisa di otto anni fa, quella che aprì le porte al trionfale ciclo di Allegri, e che di quando in quando sognano il ritorno dell'allenatore che più li ha rappresentati, anche se poi più do…

TORINO - Antonio Conte ha sempre casa a Torino, dove torna molto spesso, anche perché la moglie Elisabetta e la figlia Vittoria hanno preferito continuare a vivere in Italia invece di seguire il loro familiare a Londra. L'allenatore del Tottenham è tornato in città anche nei giorni scorsi, approfittando della pausa della Premier, e tra una pastarella in una caffetteria specializzata in dolci napoletani e una puntata in Liguria per l'ultimo sole d'estate, si è goduto il posto dove andrà a vivere quando smetterà con il calcio.

Il legame con la Juve e con Torino

Il legame di Antonio con Torino risulta sempre suggestivo per i tifosi della Juventus, la maggior parte dei quali ha perdonato all'ex cittì la fuga improvvisa di otto anni fa, quella che aprì le porte al trionfale ciclo di Allegri, e che di quando in quando sognano il ritorno dell'allenatore che più li ha rappresentati, anche se poi più dolorosamente li ha traditi. In questa fase, in particolare, spifferi e sussurri su un clamoroso Conte bis alla Juventus si stanno accumulando, anche perché nessuno come lui sarebbe in grado di ricostruire sulle macerie: è la cosa che sa far meglio.

"Irrispettoso anche per Allegri parlare di me alla Juve"

Queste voci sono rimbalzate fino a Londra, diventando tema di discussione nella conferenza stampa dell'antivigilia di Arsenal-Tottenham, che oltre ad essere il derby più sentito della capitale quest'anno è anche sfida d'altissima classifica, visto che i Gunners sono primi e gli Spurs secondi. Conte ha risposto in modo abbastanza piccato, ma senza negare nessuna ipotesi di futuro: "È incredibile che se ne parli già adesso", ha detto. "E' irrispettoso per il tecnico che lavora alla Juventus e per me che lavoro al Tottenham. Abbiamo appena iniziato la stagione, io sono felice e mi sto godendo il mio periodo col Tottenham, con il proprietario e con Paratici, con i quali ho un ottimo rapporto". Tutto vero, ma le voci circolano, anche a Londra, perché il contratto di Conte scadrà il prossimo 30 giugno a finora l'allenatore ha respinto ogni invito a intavolare una trattativa per il rinnovo. "Non vedo nessun problema nel nostro futuro, mio e di Paratici. Entrambi abbiamo firmato un contratto". Ma è un contratto a stretta scadenza, quindi qualche problema c'è.

Contratto in scadenza, ma non si discute il rinnovo

Che Conte voglia rinviare, magari alla sosta mondiale, la trattativa per il rinnovo è legittimo: vuole valutare se la squadra sia in grado di stazionare ai vertici della Premier, come ha sorprendentemente fatto in questo primo scorcio di stagione, e se può avere prospettive in Champions, dove l'avvio non è stato esaltante (vittoria con il Marsiglia e sconfitta con lo Sporting Lisbona), in piena coerenza con gli innumerevoli fallimenti europei di Antonio, che in campionato ha sempre avuto un rendimento impressionante senza però nessuna corrispondenza in campo internazionale: in Champions è uscito tre volte su cinque ai gironi, ha fallito due Europa League da favorito, una in semifinale e una in finale, e l'anno scorso in Conference è riuscito a perdere con il Mura, una misconosciuta formazione slovena.

I dubbi di Antonio sugli Spurs

Che Conte si stia godendo il momento non c'è dubbio, visto che i suoi Spurs (che l'anno scorso guidò a una prepotente rimonta che gli valse la qualificazione in Champions) stanno giocando benissimo, vincendo, segnando molto e tenendo il passo di una squadra smisuratamente più ricca e forte come il City. Ma è proprio per questo che Antonio tentenna: percepisce che i margini di crescita del Tottenham sono limitati perché il club, per quanto molto solido, non ha la capacità né soprattutto la volontà di spesa dei due Manchester o del Chelsea. Il presidente, Daniel Levy, ama condurre campagne acquisti al risparmio (per lo meno per i parametri della Premier) per cui difficilmente Conte avrebbe mai i super giocatori che chiede e che hanno Guardiola o Ten Haag: deve accontentarsi di valorizzare qualche giovane come Kuluveski o elementi non di primissimo piano come Richarlison o Romero, che sono molto bravi ma non sono né Haaland né Van Djik.

Quella smania di andarsene dopo due anni

Conte, si sa, non è appagato mai, è una tortura per i suoi dirigenti: lasciò la Juve perché "non si può entrare con 10 euro in un ristorante da 100 euro", mollò l'Inter quando capì che Zhang avrebbe venduto Lukaku e Hakimi ma già in avvio di carriera aveva scaricato il Bari dopo averlo portato in serie A, convinto che la società non avesse le risorse per costruire una formazione competitiva anche nel massimo campionato. È uno che non resiste: solo alla Juve è rimasto tre anni, ma già dopo il secondo voleva andarsene. La sua storia con il Tottenham non sta facendo eccezione e difatti Conte si sta guardando attorno: è anche per questo che temporeggia con Paratici. E molti suoi amici, anche torinesi, sono sicuri che a fine stagione lascerà gli Spurs dove vincere è storicamente molto difficile, come dimostra l'esiguo albo d'oro del club londinese, che non conquista il campionato dal 1961 e la Coppa d'Inghilterra dal 1991.

Il veto di Elkann, i tentennamenti di Agnelli, la pressione di Nedved

Conte alla Juve è una possibilità o una boutade? Più la prima che la seconda. Lui sarebbe tornato di corsa anche in passato e Nedved e Paratici hanno spinto molto per riportarlo in bianconero, trovando però sempre l'opposizione di Agnelli, che non gli ha mai perdonato la fuga del 2014. In realtà, il veto più rigido al suo ritorno l'ha sempre posto Elkann, mentre Andrea avrebbe più volte tentennato, convinto che Conte avrà pure un caratteraccio e sarà anche un allenatore di difficilissima gestione ma anche che nessuno come lui sa trasformare in oro tutto ciò che tocca. E il suo strepitoso curriculum (nazionale, non internazionale) è lì a dimostrarlo. Non si può però dimenticare che nel febbraio del 2021, in Coppa Italia, tra l'allenatore nerazzurro e i dirigenti bianconeri volarono insulti e gestacci, mentre i tifosi gli hanno ogni volta cantato cori ostili. La Juve è però così malmessa che alla fine potrebbe decidere di cancellare il passato e affidarsi all'unico che possa dare la garanzia di un ricostruzione vincente.

Il fascino della sfida impossibile

Ma Conte alla Juve tornerebbe? Accetterebbe di rimettersi in gioco in un torneo sempre meno competitivo e in un club in evidente ambasce? La risposta è sì, anche per ragioni affettive e familiari: il suo cuore è juventino e le sue radici sono ormai torinesi. Lui considera la rosa bianconera la migliore della serie A assieme a quella dell'Inter, e poi adora questa sfide: ha preso il Bari nei bassifondi della B e l'ha portato in A, ha fatto subito vincere la Juve che veniva da due settimi in posti, ha preso la Nazionale scornata dal Mondiale e le ha fatto vivere un Europeo esaltante, è andato al Chelsea fuori dalle coppe e gli ha fatto vincere la Premier, ha riportato lo scudetto all'Inter dopo undici anni e adesso sta facendo volare il Tottenham, preso quando era al nono posto. Però di certo Conte non fa volontariato: difficilmente si muoverebbe per meno di 10 milioni a stagione, senza contare lo sforzo economico che pretende dal club sul mercato. Ma nella sua ottica, è più eccitante vincere una scommessa disperata che correre per un piazzamento, seppur prestigioso. Ogni volta che mangia una pastarella nel suo bar preferito, c'è un tifoso che gli chiede di tornare.