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Inter, squadra passiva e attacco che si è bloccato. E ora arriva il Barcellona

Inzaghi al termine della partita con la Roma (afp)
Contro la Roma è arrivata la quarta sconfitta in campionato in otto giornate. La squadra non sa tenere sotto controllo la partita ma la subisce, se ne lascia trascinare passivamente, non ha la forza per cambiare il corso degli eventi. Tutti segnali negativi alla vigilia di una sfida di Champions che può indirizzare la stagione. In dubbio Lautaro
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MILANO - Di buono (o di terrificante, dipende dai punti di vista) c'è che manca il tempo per pensare, sia quello per riflettere sui tanti errori senza correzione sia quello per rimuginare su quegli stessi sbagli. Meno ci si pensa, meno ci si fa del male. Incombe il Barcellona, avversario enorme per quest'Inter piccina, e incombe una partita, quella di martedì sera, che potrebbe già indirizzare la stagione, perché buona parte delle possibilità di qualificazione agli ottavi di finale  di Champions i nerazzurri se le giocano contro i catalani, probabilissimi avversari per il secondo posto nel Gruppo C alle spalle del Bayern.

L'Inter perde una volta su due. E arriva il Barcellona

L'Inter sta perdendo una partita su due e meno male che quelle che non perde almeno le vince, cosa che le consente di non essere già abbondantemente sotto la linea di galleggiamento. L'Inter perde però tutte le partite che contano, quelle…

MILANO - Di buono (o di terrificante, dipende dai punti di vista) c'è che manca il tempo per pensare, sia quello per riflettere sui tanti errori senza correzione sia quello per rimuginare su quegli stessi sbagli. Meno ci si pensa, meno ci si fa del male. Incombe il Barcellona, avversario enorme per quest'Inter piccina, e incombe una partita, quella di martedì sera, che potrebbe già indirizzare la stagione, perché buona parte delle possibilità di qualificazione agli ottavi di finale  di Champions i nerazzurri se le giocano contro i catalani, probabilissimi avversari per il secondo posto nel Gruppo C alle spalle del Bayern.

L'Inter perde una volta su due. E arriva il Barcellona

L'Inter sta perdendo una partita su due e meno male che quelle che non perde almeno le vince, cosa che le consente di non essere già abbondantemente sotto la linea di galleggiamento. L'Inter perde però tutte le partite che contano, quelle con le squadre che dovrebbero essere del suo livello: a parte il Bayern, che sta un gradino sopra (ma che sta tuttavia vivendo una stagione tribolata), con Milan, Lazio, Udinese e infine Roma i nerazzurri non hanno preso nemmeno un punto, con l'aggravante di farsi rimontare per tre volte dopo essere passati in vantaggio. È il segno che la squadra non sa tenere sotto controllo la partita ma la subisce, se ne lascia trascinare passivamente, non ha la forza per cambiare il corso degli eventi.

La lenta deriva di una squadra passiva

Sono le squadre che rischiano una lenta deriva che si comportano così, sono quelle che non hanno un difetto macroscopico su cui lavorare ma che all'apparenza sembrano funzionare senza però riuscire davvero a farlo, prigioniere di mille piccoli problemi che s'assommano l'uno all'altro. "Contro la Roma abbiamo giocato la nostra miglior partita", ha detto Inzaghi dopo la quinta sconfitta stagionale, senza probabilmente rendersi conto del doppio taglio di quella frase: l'Inter avrà anche giocato benino, ma ha tirato in porta (gol incluso e palo di Calhanoglu escluso) due volte soltanto, cercando di ripetere fino all'esasperazione schemi che non venivano mai.

Senza Lukaku l'attacco si è bloccato

Inzaghi non può assolvere una prestazione del genere né pensare, se lo pensa, che tutto dipenda dalla sterilità offensiva, visto che dopo l'infortunio di Lukaku le punte hanno segnato appena due gol, quello di Lautaro contro la Cremonese e quello di Dzeko nel derby: la squadra stava cambiando pelle per adattare il suo modo di giocare al belga ma la transizione è rimasta a metà e adesso i nerazzurri non riescono più a richiamare alla memoria i meccanismi della stagione passata. Lukaku non giocherà martedì con il Barcellona e con ogni probabilità salterà anche Inter-Sassuolo di domenica. Magari tornerà in tempo per andare in panchina al Camp Nou, mercoledì della settimana prossima.

Lautaro in dubbio per la Champions

La situazione rischia di venire ulteriormente complicata dagli acciacchi di Lautaro, che sabato sera è uscito con un affaticamento muscolare che tiene in allarme l'intero ambiente. Le sue condizioni verranno rivalutate lunedì, se è il caso anche con una risonanza magnetica, ma allo stato attuale l'argentino va considerato in dubbio per la Champions.

In porta stop all'alternanza: Handanovic rischia il posto

L'altra situazione di incertezza riguarda i portieri, perché l'alternanza tra Handanovic (che gioca in campionato) e Onana (che gioca in Champions) non sta dando chissà quali benefici. Inzaghi, in accordo con la dirigenza, sembrava infatti arrivato alla conclusione che sarebbe stato meglio operare una scelta definitiva, anche perché i due numeri uno hanno caratteristiche tecniche molto diverse e dunque diverso è anche il modo di integrarsi con i compagni di un reparto già molto insicuro di suo. Diverso è persino il preparatore con il quale i due s'allenano, perché Handanovic lavora con lo "storico" Adriano Bonaiuti mentre Onana si esercita con Gianluca Zappalà. Il punto è che prima di Inter-Roma Inzaghi aveva deciso di restituire la fiducia piena allo sloveno, che però sabato ha di nuovo sfoderato tutte le sue insicurezze: sarà il camerunese ad approfittarne?

Turn over contro il Barcellona

Contro il Barcellona l'Inter cambierà in ogni caso molto, anche se si tratterà di scelte legate al turn over e non a bocciature o promozioni. De Vrij, Mkhitaryan, Darmian e Gosens sono candidati a un posto da titolare. Ma un altro dei problemi interisti è che di rado si vedono differenze tra chi di volta in volta gioca e chi sta fuori, come se ci fosse un appiattimento generale, un livellamento verso la mediocrità.

Inzaghi per ora non rischia: Marotta contrario agli esoneri

La posizione di Inzaghi resta comunque ancora salda, un po' per mancanza di alternative (i nomi che circolano sono sempre quelli di Stankovic e Paulo Sousa, che al momento non scaldano la dirigenza) e molto perché nella testa di Marotta, che è fermamente contrario agli esoneri a stagione in corso (in vita sua ha licenziato solo Spalletti a Venezia), la cosa più saggia è tenere duro ancora un mese e mezzo e rinviare alla pausa mondiale le riflessioni più profonde e, nel caso, le decisioni più dolorose, nella convinzione che la squadra saprà rimettersi in linea di galleggiamento, anche alla luce di un calendario che a ottobre non presenta grandi asperità. Al momento l'obiettivo scudetto è accantonato, ma quello cui la società punta è il quarto posto, perché i soldi della Champions sono ossigeno per un club in grandi difficoltà finanziarie. L'uscita di sabato di Inzaghi ("Dove alleno io, aumentano i ricavi, si dimezzano le perdite e si conquistano i trofei") non è piaciuta alla dirigenza, che comunque ha concesso all'allenatore tutte le attenuanti del caso, visto il periodo di grande tensione che sta attraversando. Però gli si chiedono interventi decisi e più precisi di quel generico "dobbiamo fare tutti di più, a cominciare dal sottoscritto" che ha il valore di una frase fatta, e niente più.