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Atalanta-Lazio 0-2: Zaccagni e Felipe Anderson non fanno rimpiangere Immobile

Gara tatticamente perfetta della squadra Sarri che ovvia all'assenza dell'attaccante. Le reti nelle fasi iniziali dei due tempi. Prima sconfitta per i bergamaschi
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BERGAMO - L'utopia non è poi così lontana dal sublime esercizio di perfezione che qui la Lazio ha sciorinato, annichilendo una squadra d'acciaio, e ancora imbattuta, come l'Atalanta e lasciando nell'aria quella sensazione di meraviglia che solo il sarrismo sa offrire, con la cadenza musicale dei passaggi sempre a tempo, con l'armonia corale di una squadra che conosce la sincronia e la sinfonia, con la gioia per gli occhi che distribuisce. Il risultato è persino un dettaglio. È finita solo 2-0, e persino con poche altre occasioni per segnare, perché la perfezione comprende pure una certa riottosità a essere impietosi e a completare azioni fuori copione: anche i gol, pochi in proporzione al volume di gioco, sono stati distillati di sarrismo, con rapide azioni a tre tocchi (Lazzari-Pedro-Zaccagni il primo, Cataldi-Marusic-Anderson il secondo) che hanno spiazzato la difesa dell'Atalanta ( in linea di massima è una di…

BERGAMO - L'utopia non è poi così lontana dal sublime esercizio di perfezione che qui la Lazio ha sciorinato, annichilendo una squadra d'acciaio, e ancora imbattuta, come l'Atalanta e lasciando nell'aria quella sensazione di meraviglia che solo il sarrismo sa offrire, con la cadenza musicale dei passaggi sempre a tempo, con l'armonia corale di una squadra che conosce la sincronia e la sinfonia, con la gioia per gli occhi che distribuisce. Il risultato è persino un dettaglio. È finita solo 2-0, e persino con poche altre occasioni per segnare, perché la perfezione comprende pure una certa riottosità a essere impietosi e a completare azioni fuori copione: anche i gol, pochi in proporzione al volume di gioco, sono stati distillati di sarrismo, con rapide azioni a tre tocchi (Lazzari-Pedro-Zaccagni il primo, Cataldi-Marusic-Anderson il secondo) che hanno spiazzato la difesa dell'Atalanta ( in linea di massima è una difesa eccellente: era la seconda meno battuta) perché la Lazio ha un tempo di gioco in meno rispetto agli altri, pensa in anticipo, chi riceve il passaggio è già pronto a smistarlo prima che qualcuno se ne accorga e questa estrema precisione spazio-temporale, perché ogni pallone è preciso al millimetro e al millesimo, sposta il blocco degli avversari fino a costringerli a offrire un fianco scoperto. "Eravamo sempre due metri in ritardo" dirà alla fine Gasperini: il succo è quello, la Lazio è una squadra che si fa correre dietro e prendere mai. Ieri ha avuto il totale controllo della gara, delle situazioni, dell'idea stessa di gioco.

La Lazio non prende gol da sei partite, cinque delle quali le ha vinte, tre per 4-0 e due per 2-0: è come se stesse diventando inscalfibile e la sua diversità stesse spiazzando il campionato intero, non più abituato a questo gioco originale che da cinque anni sembrava ormai una roba del passato. "Del sarrismo ho sentito parlare anch'io, ma non saprei darne una definizione", dice l'uomo che dà il nome a una corrente calcistica. "Magari ne ha una mia moglie: parlerebbe di un uomo scontroso e un po' testa di cazzo". Ma accidenti quale calcio d'artista sa proporre, se lo mettono nelle condizioni per farlo. Ieri si è persino definito fortunato per l'assenza di Immobile, "perché era la partita più adatta da giocare senza di lui e togliere punti di riferimento a una squadra che li cerca", ma chissà quanti gol avrebbe fatto Ciro, con i suoi svolazzi sulle partiture del sarrismo. L'utopia è un concetto irraggiungibile, dice Sarri. E lo scudetto è quasi utopia ma quel "quasi" è uno spiraglio: "Ai giocatori dico sempre che un mese riesce a tutti, sei mesi a pochi e undici mesi a chi vince. Noi siamo ancor nei tutti". Però sanno distinguersi, e vale la pena vivere anche un solo mese così.

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