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Verona-Juventus 0-1: decide Kean, quinta vittoria di fila dei bianconeri

Kean segna il gol decisivo (ansa)
Continua la risalita della squadra di Allegri, che passa al Bentegodi grazie ad una rete nella ripresa dell'attaccante. Proteste dei padroni di casa per un fallo di mano in area di Danilo, poi il Var cancella un penalty fischiato ai gialloblù
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VERONA - Sembra di essere di nuovo al liceo, quando il professore di filosofia spiegava il paradosso del piè veloce Achille e della tartaruga. Dopo tanti anni si continua a capirne poco, se non che davvero la tartaruga alla fine raggiunge l'indomito velocista, chissà come, chissà perché. C'è dunque questa testuggine bianconera che si arrampica con inesorabile tenacia a ridosso del secondo posto, appena due punti sotto quel traguardo, posizione inaudita e pressoché inimmaginabile un mesetto e mezzo fa. Quinta vittoria consecutiva senza prendere nemmeno un gol: contro l'ultima in classifica, è vero, ma con la Juve di quest'anno non bisogna dare niente per scontato.

<< La cronaca della partita >>

Mano di Danilo, poi il Var cancella un rigore

Stavolta c'è qualche ombra, anzi una soltanto: la mano galeotta di Danilo in una carambola che l'arbitro Di Bello non ritiene di rivedere al Var. Mano sepa…

VERONA - Sembra di essere di nuovo al liceo, quando il professore di filosofia spiegava il paradosso del piè veloce Achille e della tartaruga. Dopo tanti anni si continua a capirne poco, se non che davvero la tartaruga alla fine raggiunge l'indomito velocista, chissà come, chissà perché. C'è dunque questa testuggine bianconera che si arrampica con inesorabile tenacia a ridosso del secondo posto, appena due punti sotto quel traguardo, posizione inaudita e pressoché inimmaginabile un mesetto e mezzo fa. Quinta vittoria consecutiva senza prendere nemmeno un gol: contro l'ultima in classifica, è vero, ma con la Juve di quest'anno non bisogna dare niente per scontato.

<< La cronaca della partita >>

Mano di Danilo, poi il Var cancella un rigore

Stavolta c'è qualche ombra, anzi una soltanto: la mano galeotta di Danilo in una carambola che l'arbitro Di Bello non ritiene di rivedere al Var. Mano separata dal corpo, forse il rigore ci poteva stare. Rigore addirittura concesso nel finale per una zampata di Bruce Lee Bonucci su Verdi: stavolta il nastro torna indietro e Di Bello ci ripensa, perché prende atto che l'artiglio del capitano juventino arriva prima sul pallone. La somma non tanto algebrica dei due dubbi, anzi del dubbio e della certezza, non evita alla terna arbitrale di uscire dal campo sotto una pioggia di parole non carine da parte della folla. La Juve, invece, esce dal campo a muso alto sebbene corto, nella migliore tradizione di Allegri che, com'è noto, non disdegna di vincere di una lunghezza, quella bastante.

Decide Kean

Tre indizi fanno una prova: forse la Juventus c'è di nuovo. Primo indizio, la bella partita contro il Psg, seppure perduta. Secondo indizio, l'Inter battuta di netto. Terzo indizio qui al Bentegodi, luogo godereccio soltanto nel nome poiché la Juve non ci vinceva da cinque anni, e contro i veronesi aveva perso tre delle ultime cinque sfide. Certo che il Verona si è proprio sfaldato. Volenteroso ma sbilenco, ha tremende difficoltà nel tiro e non vede mai la porta avversaria. L'ha vista invece, e bene, Moise Kean che prosegue il momento verde della Juve, squadra ecosostenibile e spinta da energia rinnovabile: dopo gli estri estivi di Miretti e i colpi di Fagioli, è stato l'ex gialloblù Kean a rimettere il treno su binari che sembravano perduti.

 

Domenica allo Stadium arriva la Lazio

Invece la Juve si sta di nuovo arrampicando in zona Champions, ha scavalcato l'Inter e ora l'attende la Lazio allo Stadium, domenica sera, nell'ultima partita di serie A prima del lungo inverno del nostro calcio. La Juventus, sebbene senza i molti nazionali stranieri, la userà per recuperare, ricostruire, ricucire e possibilmente riavvicinarsi ancora alla vetta, dal 4 gennaio in poi. I granai andranno riempiti con la tenacia un po' monotona della formica, altro simpatico animaletto che insieme alla tartaruga rende abbastanza l'idea di una squadra non bellissima, ancora tramortita dall'uscita dalla Champions e sempre assai lontana dal Napoli, ma non più allo sbando e lavoratrice.

Una prova di crescita

Gli otto assenti di Allegri potevano rendere un guaio la trasferta veneta, insieme al rischio di quelle ricadute che la Juve quest'anno ha sempre sofferto dopo le prime avvisaglie di sospetta guarigione. Per questo l'allenatore non si fidava, temendo di nuovo un effetto Monza o Haifa. La novità bianconera è non avere perso il ritmo su un campo in teoria facile, anche questa è una prova di crescita. Contro la peggior difesa del campionato e il secondo peggior attacco, anzi contro la squadra (senza offesa) probabilmente peggiore dell'intera serie A, la Juventus ha messo un'altra manciata di fieno in cascina. Lo userà per scaldarsi il cuore.

Verona-Juventus 0-1 (0-0)
Verona (3-4-1-2): Montipò, Dawidowicz (33'st Gunter), Hien, Ceccherini, Terracciano, Hongla, Sulemana (19' st Veloso), Doig (19' st Lazovic), Kallon (26' st Verdi), Lasagna, Djuric (33' st Henry). (16 Chiesa, 22 Berardi, 34 Perilli, 32 Cabal, 29 Depaoli, 28 Praszelik, 61 Tameze, 14 Ilic). All.: Bocchetti.
Juventus (3-5-2): Perin, Bremer, Bonucci, Danilo, Cuadrado (33' st Alex Sandro), Fagioli (17' st Miretti) Locatelli (17' st Paredes), Rabiot, Kostic, Milik, Kean (23' st Di Maria). (1 Szczesny, 23 Pinsoglio,15 Gatti, 24 Rugani, 30 Soulè). All.: Allegri.
Arbitro: Di Bello di Brindisi.
Reti: nel st 15' Kean.
Ammoniti: Bonucci, Dawidowicz, Djuric, Veloso, Alex Sandro.
Espulso al 46' st Alex Sandro per fallo da ultimo uomo.
Recuperi: 1' e 5'
Angoli: 5-4 per il Verona