Il Milan di Cardinale e i soliti sospetti, il 2023 sarà l'anno della verità
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - Se per il Milan il 2022 è stato l'anno del ritorno allo scudetto e se l'ultimo atto contro la Fiorentina dovrà scongiurare il rischio che l'obiettivo del bis si allontani di fronte alla fuga del Napoli, il 2023 si profila già come l'anno della rivoluzione filosofica e pratica del club campione d'Italia o meglio del tentativo più concreto di metterla in pratica, magari con l'aiuto dell'approdo almeno ai quarti di finale della Champions, che restituirebbe appieno alla squadra l'immagine internazionale. Trasformare la serie A in show business all'americana è la meta dichiarata di Gerry Cardinale, il nuovo proprietario che di professione è appunto un manager dell'intrattenimento applicato allo sport professionistico e che sul piano finanziario resta peraltro legato a doppio filo col fondo Elliott della famiglia Singer. La sua sfida è decisamente ambiziosa e particolarmente difficile in serie …
MILANO - Se per il Milan il 2022 è stato l'anno del ritorno allo scudetto e se l'ultimo atto contro la Fiorentina dovrà scongiurare il rischio che l'obiettivo del bis si allontani di fronte alla fuga del Napoli, il 2023 si profila già come l'anno della rivoluzione filosofica e pratica del club campione d'Italia o meglio del tentativo più concreto di metterla in pratica, magari con l'aiuto dell'approdo almeno ai quarti di finale della Champions, che restituirebbe appieno alla squadra l'immagine internazionale. Trasformare la serie A in show business all'americana è la meta dichiarata di Gerry Cardinale, il nuovo proprietario che di professione è appunto un manager dell'intrattenimento applicato allo sport professionistico e che sul piano finanziario resta peraltro legato a doppio filo col fondo Elliott della famiglia Singer. La sua sfida è decisamente ambiziosa e particolarmente difficile in serie A: vincere guadagnando.
La parola rivelatrice: Red Bird "custode" del Milan
La missione di Cardinale è implicita nel comunicato ufficiale sull'imminente insediamento il 5 dicembre prossimo di Giorgio Furlani, manager di Elliott, nella carica di amministratore delegato al posto di Ivan Gazidis, che torna negli Usa dopo quattro anni e che non dovrebbe comunque recidere il cordone con i Singer. Tra le righe del comunicato compare un sostantivo certamente non casuale - gli anglosassoni difficilmente sono disattenti nella scelta delle parole - per definire il ruolo di Red Bird, il fondo di Cardinale. Il sostantivo è: custode. Red Bird si autodefinisce appunto come il soggetto che "si è assunto la responsabilità di diventare custode di Ac Milan". Custode, non proprietario. Il sospetto è che la sottigliezza lessicale vada ricondotta alla formula con la quale, tra la fine di agosto e l'inizio di settembre, è avvenuto il passaggio di proprietà per 1,2 miliardi di euro, attraverso un prestito di quasi metà della cifra da parte del venditore all'acquirente. Cardinale custodisce il bene acquisito, in palese continuità di politica finanziaria, del resto avallata dalla scelta dell'amministratore delegato: un manager di Elliott, anche se Furlani, dopo dodici anni da apprezzato dipendente dei Singer con le vicende Ansaldo Sts e Tim vissute da protagonista, diventerà un dipendente del Milan, in cui ha trascorso gli ultimi quattro anni da membro del Cda. Conosce dunque nei dettagli anche le questioni Li e Blue Skye, al centro di due cause giudiziarie in corso. Cardinale ha il compito di moltiplicare i ricavi senza smettere di vincere e possibilmente senza aumentare il monte ingaggi, proseguendo sulle orme di Elliott: il caso del rinnovo del contratto di Leao o della sua eventuale vendita nel giugno 2023 darà il metro della politica di Red Bird Capital. Verosimilmente già nel 2024-25 si traccerà il bilancio e sarà interessante capire quale ruolo avrà in quel momento Elliott, che oggi ha la veste del creditore e conserva un notevole peso nel Cda.
La vendita passata ai raggi X
Tecnicamente, nel mondo finanziario, un passaggio di proprietà come quello avvenuto tra Elliott e Red Bird non è un'eccezione e in effetti chi ne ha verificato informalmente i contenuti - anche l'Uefa, risulta - non ha avuto da eccepire. Il garante è stato Gazidis, che ha ridotto il deficit del Milan fino a 66,5 milioni di euro e che, nel lasciare la sua carica con un consistente bonus personale di circa 20 milioni (frutto della percentuale pattuita in caso di vendita del club), ha potuto sfoggiare il fiore all'occhiello del graduale risanamento dei conti. L'operazione Elliott-Red Bird si chiama vendor loan e consiste in un prestito del venditore all'acquirente, per velocizzare la trattativa. Una parte del pagamento viene dilazionata: qui con un tasso d'interesse attorno al 7% e con un premio a Elliott in caso di futura rivendita del Milan, da parte di Red Bird, a una cifra superiore a 1,2 miliardi. L'affare stadio, cui i Singer non assisterebbero da semplici spettatori, è un ulteriore elemento della vicenda. Gestisce direttamente la partita il presidente del Milan, Paolo Scaroni, che è dal 2017 l'elemento di continuità nel club, anche se in questi cinque anni sono cambiati quattro proprietari. L'ex presidente dell'Eni, scelto nel 2002 dal secondo governo Berlusconi, è nel consiglio di amministrazione del Milan fin dal 2017, quando la società venne venduta dalla Fininvest di Silvio Berlusconi al cinese Yonghong Li, poi debitore insolvente di Elliott nel 2018. Dopo il passaggio di proprietà al creditore, il fondo americano nominò presidente, al posto di Yonghong Li, Paolo Scaroni. Che è rimasto in carica anche con Red Bird e si occupa in prima persona del dossier stadio.
A Liverpool il manifesto di Gerry
Il contesto societario è tuttora ingarbugliato e nella scelta dei vertici il peso di Elliott resta evidente. Però Cardinale ha autonomia di gestione sportiva - qui la continuità è assicurata dal duo Maldini-Massara - e commerciale. Allergico alle conferenze stampa in Italia, il fondatore di Red Bird ha più volte illustrato la sua politica e la sua filosofia in apposite convention in Inghilterra e negli Usa. Ma è sul sito ufficiale di Red Bird Capital che si possono trovare le sue linee guida. Il più recente articolo menzionato - del 5 novembre, tratto dal sito Liverpool.com specializzato in notizie sui Reds (Red Bird ha l'11% delle azioni di Fenway Sports Group, proprietario americano del Liverpool, e possiede il Tolosa in Francia) - si può infatti leggere come un vero manifesto calcistico: dei proprietari americani in generale e di Cardinale in particolare. Le frasi chiave sono le seguenti: "Non ci sono benefattori: questa è un'era di proprietari ai quali non piace spendere, ma che si aspettano il successo. I loro club sono gestiti come imprese. Lo sport statunitense è in vantaggio rispetto al calcio europeo in termini di monetizzazione di tutto ciò che lo circonda".
Superlega in sospeso, l'assalto ai diritti tv
L'articolo prosegue con una considerazione sulla Superlega: "Ci sono troppi soldi sul tavolo perché quei progetti rimangano nel congelatore". Poi, ridimensionata la notizia della possibile vendita del Liverpool da parte del Fenway Sports Group ("la Premier League non ha ancora raggiunto il massimo del valore, vendere i club di calcio in questo momento rischia di fare perdere la crescita ancora considerevole del loro valore futuro"), si parla direttamente del Milan: "Vale la pena di prestare attenzione agli investimenti di RedBird Capital. Il Milan è un progetto a lungo termine per Cardinale, che possiede in parte la rete Yes. Questa rete gestisce i diritti di trasmissione delle gare dei New York Yankees della Major League di baseball, dei Brooklyn Nets della Nba, del New York City Fc della Mls. E mentre i diritti di trasmissione sono ancora venduti collettivamente per la Premier League e per la Champions League, i cosiddetti Big Six della Premier stanno già lavorando per ottenere maggiori entrare dai diritti all'estero". Appare implicita la conseguenza: in Italia la prossima tappa, non semplice per gli americani del Milan, sarà in via Rosellini a Milano, sede della Lega di serie A, dove si discute e si decide la questione dei diritti tv. L'obiettivo americano è tipico di una media company: "Un giorno tutti i migliori club offriranno il proprio servizio internet per i loro fan, con tutte le partite e i contenuti del backstage". L'esempio è chiaro: "RedBird è anche socio di minoranza di Skydance Media, che ha prodotto il blockbuster estivo Top Gun: Maverick. Non è difficile immaginare un futuro in cui i documentari dietro le quinte come la serie All or Nothing Amazon dell'Arsenal e Welcome to Wrexham di Disney +, entrambi di proprietà americana, diventeranno la norma nei club più famosi. È solo questione di tempo". E ancora: "I fan più benestanti possono acquistare i migliori pacchetti di viaggi sportivi ed esperienze sulla piattaforma Dream Set Go, mentre i giochi sportivi mobili sono offerti altrove su Dream Game Studio. È un tipo di sinergia che potrebbe coinvolgere club come Liverpool, Milan e Tolosa". Si parla inoltre di "accesso Vip, posti a sedere premium e momenti esclusivi in eventi come la Nfl, le major di tennis, il golf di livello mondiale, l'Ufc e le imminenti Olimpiadi di Parigi", di "prezzi dei biglietti elevati ed esperienze completamente coinvolgenti" e di "diritti d'immagine dei giocatori per videogiochi e carte da collezione".
Arriva Tania Moreno
Tutto sembra ricondurre al modello dello sport professionistico americano. E non pare un caso che la nuova figura in arrivo a Casa Milan sia quella di una grande esperta di marketing applicato allo sport. Tania Moreno, trentatreenne manager della Florida, ha un curriculum molto ricco, a cominciare dal passaggio alla Mattel, la famosa azienda californiana di giocattoli produttrice della Barbie. La Moreno è diventata nel 2020 vicepresidente del settore marketing degli Arizona Coyotes, franchigia della Nhl, la lega professionistica dell'hockey su ghiaccio. Si tratta, in definitiva, di una filosofia completamente nuova. Il Milan di Cardinale va a caccia di sponsor americani e internazionali, alcuni già cooptati nelle scorse settimane, ma anche di una categoria di tifosi inedita per il calcio italiano, da raccogliere per lo più all'estero e in particolare in America: i tifosi-clienti. La distinzione è nota da tempo nel continente nordamericano. Ci sono i supporter e i fan. I primi, in minoranza (10-15%), sono quelli che seguono la squadra del cuore ovunque, spesso anche in trasferta. I secondi (l'85-90%) sono appunto i semplici simpatizzanti, intercettabili con strategie generalmente adottate per la figura tipica del cliente. L'osmosi, nel calcio italiano ed europeo, non è affatto scontata, così come l'eventualità che lo sport popolare per definizione diventi, visto dal vivo, uno sport quasi per ricchi, con biglietti troppo cari per la maggioranza delle persone e il video come unica alternativa. Anche l'idea del nuovo stadio da 63 mila posti, col taglio di molti dei posti popolari attuali, si sposa con questa filosofia all'americana. Il 2023 dirà se e in quale misura il calcio italiano potrà recepire una novità tanto distante dalla sua storia. Ma già adesso la si può catalogare come il primo, grande tentativo di rivoluzione in serie A.