Juventus-Lazio 3-0: Kean (doppietta) e Milik, i bianconeri salgono al terzo posto
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO – Sembra passato un secolo, e non un mese, da quando la Juventus era un cumulo di macerie (Haifa, 11 ottobre) e invece adesso sembra il castello delle fate. Chissà quale incantesimo ha liberato la Signora, quale bacio di chissà quale principe. In questo misterioso frattempo, la Juve ha vinto sei partite di campionato, una dietro l’altra e con la porta inviolata, si è ridestata contro il Psg pur perdendo e ha battuto, tra le altre, Inter e Lazio. Siccome gli scontri diretti non erano proprio la sua specialità, anche questa svolta va letta come una fiaba.
L’incarnazione dell’ultimo scatto, che in realtà sono tre (gol a Verona, doppietta ieri) si chiama Moise Kean, pure lui rinnovato come un bocciolo a primavera. Se ne sono accorti ormai tutti, fuorché Mancini. Intanto il ragazzo non mostra più alcuna indolenza, corre e lotta, e poi è implacabile in area. Il repe…
TORINO – Sembra passato un secolo, e non un mese, da quando la Juventus era un cumulo di macerie (Haifa, 11 ottobre) e invece adesso sembra il castello delle fate. Chissà quale incantesimo ha liberato la Signora, quale bacio di chissà quale principe. In questo misterioso frattempo, la Juve ha vinto sei partite di campionato, una dietro l’altra e con la porta inviolata, si è ridestata contro il Psg pur perdendo e ha battuto, tra le altre, Inter e Lazio. Siccome gli scontri diretti non erano proprio la sua specialità, anche questa svolta va letta come una fiaba.
L’incarnazione dell’ultimo scatto, che in realtà sono tre (gol a Verona, doppietta ieri) si chiama Moise Kean, pure lui rinnovato come un bocciolo a primavera. Se ne sono accorti ormai tutti, fuorché Mancini. Intanto il ragazzo non mostra più alcuna indolenza, corre e lotta, e poi è implacabile in area. Il repertorio che ha affossato i laziali e issato la Juventus al terzo posto solitario, è stato vario e non eventuale: pallonetto sull’allegra uscita del portiere avversario (1-0) e ribattuta in rete dopo una corta respinta del portiere medesimo (2-0). A seguire, le ormai note danze rituali del profetico Moise, che alla Nazionale in settimana due volte in campo senza di lui potrebbe forse servire. Al 90’ è stato Milik a rendere rotondo il tris, su assist di Chiesa: anche questa una freschissima, candida manna dal cielo.
Le due migliori difese della serie A lasciavano sospettare una sfida bloccata, invece la Juve ha spappolato la linea Maginot laziale come un pupazzo di neve. Mancavano entrambi i centravanti, di Vlahovic non ci si è accorti, di Immobile invece sì. L’attesa disfida di Barletta degli allenatori, ovvero Allegri contro Sarri (assai fischiato alla lettura delle formazioni e non poco canzonato dalla curva alla fine) ha riproposto un format ben noto, prevedibile nello sviluppo ma non scontato nell’epilogo. I bianconeri sono stati più tonici, più rapidi, più fisici, più presenti, insomma più bravi, mentre la Lazio si è sfaldata presto, complice l’ammonizione di Milinkovic-Savic e la palla quasi subito perduta da costui e arraffata da Rabiot, mirabile nel lancio lungo per Kean: assist e rete, la fotocopia del Bentegodi. Che il francese sia ormai il centrocampista più sostanzioso di Allegri non è una novità.
Della Juve ha impressionato quasi tutto. Ora è una vera squadra e risponde a un disegno, non ha più quelle sconcertanti pause, quelle smarrite partite nella partita che la obbligavano a un continuo singhiozzo di gioco, prima assente, poi presente, poi di nuovo evanescente. Adesso il filo della continuità è saldo e visibile, ed è quasi un peccato per i bianconeri che il più bizzarro inverno nella storia del calcio mondiale arrivi ad interrompere la rincorsa e l’abbrivio. In questi quaranta assurdi giorni di mondiale senza mondiale (per noi italiani) e di allenamenti senza molti giocatori, Allegri dovrà tenere vivi la trama e il ritmo, nell’attesa di quella cosa che si chiamerà “nuovo campionato 2022/23”: quasi tutto da gennaio in avanti potrà succedere, purché l’orrendo anno solare juventino venga rimosso e non dimenticato, elaborato e del tutto superato. Con Chiesa redivivo, Di Maria abile e arruolato, Pogba possibilmente apparso e tutte le attenzioni soltanto sul campionato, ci potrà essere del buon tempo per una squadra che non ha perduto proprio tutto e forse ha ritrovato una parte non banale di sé, oltre all’orgoglio.
Juventus-Lazio 3-0 (1-0)
Juventus (3-5-2): Szczesny; Gatti, Bremer, Danilo; Cuadrado, Fagioli, Locatelli (40' st Paredes), Rabiot, Kostic (19' st Chiesa); Kean (17' st Di Maria), Milik. All. Allegri.
Lazio (4-3-3): Provedel; Hysaj (24' st Gila), Casale, Romagnoli, Marusic; Milinkovic-Savic (33' st Marcos Antonio), Cataldi (13' st Vecino), Basic (13' st Luis Alberto); Romero (24' st Cancellieri), Felipe Anderson, Pedro.. All.: Sarri.
Arbitro: Massa di Imperia.
Reti: nel pt 43' Kean; nel st 9' Kean, 45' Milik.
Angoli: 6-2 per la Lazio
Recupero: 1' e 4'.
Ammoniti: Gatti, Bremer, Milinkovic-Savic per gioco falloso.
Spettatori: 38.729 per un incasso di 2.528.155,00 euro.