La Juve e i bomber inattesi. Kean e Milik, la cooperativa del gol alternativo
di Domenico Marchese , di Domenico MarcheseCinque gol nelle ultime cinque partite. Kean e Milik sono stati il valore aggiunto della Juventus di Allegri nel filotto che ha restituito vigore alla stagione bianconera. Nell'ultima vittoria ottenuta prima della sosta i due "rincalzi" del gol hanno schiantato la Lazio mandando la squadra di Allegri al riposo mondiale con il sorriso: nel periodo peggiore dell'anno per Vlahovic, corroso dalla pubalgia e dall'ansia Mondiale, il tecnico ha trovato in casa le risorse necessarie.
Senza Di Maria e Chiesa al meglio e con il centravanti serbo tormentato fisicamente, Allegri ha dovuto ridisegnare l'attacco e l'assetto della squadra: Moise e Arek si sono fatti trovare pronti dopo un'estate di dubbi sull'atteggiamento del pr…
Cinque gol nelle ultime cinque partite. Kean e Milik sono stati il valore aggiunto della Juventus di Allegri nel filotto che ha restituito vigore alla stagione bianconera. Nell'ultima vittoria ottenuta prima della sosta i due "rincalzi" del gol hanno schiantato la Lazio mandando la squadra di Allegri al riposo mondiale con il sorriso: nel periodo peggiore dell'anno per Vlahovic, corroso dalla pubalgia e dall'ansia Mondiale, il tecnico ha trovato in casa le risorse necessarie.
Senza Di Maria e Chiesa al meglio e con il centravanti serbo tormentato fisicamente, Allegri ha dovuto ridisegnare l'attacco e l'assetto della squadra: Moise e Arek si sono fatti trovare pronti dopo un'estate di dubbi sull'atteggiamento del primo e sulla tenuta fisica del secondo. Qualcosa è cambiato non solo nella stagione della Juventus. Kean ha tratto beneficio dal nuovo regime alimentare che gli ha permesso di perdere sei chili e di tornare a scattare e a correre come quando, giovanissimo, stupì il mondo del calcio italiano diventando il primo calciatore classe 2000 a segnare un gol in Serie A. Milik ha trovato quella continuità fisica che in carriera era stata il suo più grande problema, mettendo in mostra le sue doti di finalizzazione ma anche l'enorme quantità di lavoro svolta per la squadra.
I chili persi e la fiducia ritrovata
Moise Kean ha perso sei chili e ha iniziato a volare: "Mi sono allenato tantissimo durante questi mesi, mi sono messo a dieta, ho smesso di mangiare alcuni alimenti e ho iniziato a perdere chili - ha raccontato a fine partita -. Ho capito che era la cosa giusta da fare". Proprio in quest'ultima frase c'è il vero scatto in avanti di Kean, il cambio di paradigma: non un'imposizione dal club, ma un processo mentale che l'ha portato a fare delle scelte fondamentali per la sua carriera. Per eccellere nello sport lo spirito di sacrificio, a volte, conta più del talento: "Allegri non ha mai perso la pazienza di spiegarmi le cose". In questo l'allenatore toscano ha mostrato enorme fiducia nei mezzi del calciatore ma anche pragmatismo: ha lasciato alle spalle le occasioni gettate via da Kean nel corso della sua carriera dandogli un'altra possibilità, forse l'ultima. Non prima però di aver ristabilito delle regole base, come la serietà, la puntualità, lo spirito di sacrificio: il 7 agosto Kean guardò l'amichevole con l'Atletico Madrid dalla tribuna, non convocato per un ritardo nell'allenamento. Da quel momento si è ricostruito una reputazione allenamento dopo allenamento e chilo dopo chilo.
Oggi è rapido, veloce di gamba e di testa e anche un po' fortunato, come in occasione del gol partita che ha permesso alla Juve di espugnare Verona. La deviazione di Dawidowicz ha cambiato traiettoria al tiro, che probabilmente sarebbe finito fuori: il merito suo è stato crederci, seguire l'azione lanciata da Milik, tenere in apprensione la difesa avversaria. Meglio avere un generale fortunato che uno bravo, affermava Napoleone, soprattuto se la sorte favorevole la cerca in tutti i modi aggiungono gli appassionati di calcio. Contro la Lazio, invece, la fortuna non ha avuto meriti: il primo gol è stato uno scatto da centometrista chiuso con un tocco morbido, mentre il secondo un concentrato di opportunismo e istinto. Allegri spera sia la volta buona, Mancini anche.
I problemi fisici alle spalle e la nuova vita italiana di Milik
Tornando a quest'estate, alla chiusura del mercato, molti si disperarono per l'arrivo di Milik invece che di Depay. I problemi fisici accusati dall'attaccante polacco durante la carriera terrorizzavano una parte di tifosi che si convinsero che come cambio di Vlahovic, il polacco potesse andare bene. Non avevano fatto i conti con la voglia di riscatto di Milik, che in Italia aveva lasciato alcuni conti in sospeso: con il Napoli di De Laurentiis, con cui mise in scena un durissimo braccio di ferro per il rinnovo, e con la Roma, che lo bocciò dopo le visite mediche. Proprio ai giallorossi, nel match d'esordio in bianconero, negò un gol sulla linea di porta, trasformandosi da attaccante in difensore centrale. Nelle successive due partite altrettanti gol che sarebbero potuti diventare tre senza il famoso "affaire Candreva" contro la Salernitana. Non si è mai fermato per problemi fisici in stagione ma Allegri l'ha centellinato con sapienza, facendolo giocare non da vice-Vlahovic ma insieme al centravanti serbo. Ruolo in cui Milik ha messo in mostra le sue doti nel giocare con la squadra, facendola salire tenendo palla, e soprattutto con il compagno di reparto. Contro il Verona, senza Vlahovic, ha fatto partire l'azione del gol di Kean con una bellissima verticalizzazione mentre con la Lazio ha rubato palla a Cataldi facendo partire il raddoppio, dopo una partita passata a tormentare il regista biancazzurro. Chiudendo la partita con la rete del 3-0, il miglior saluto ai propri tifosi prima di partire per il Qatar. Oggi Milik è già in doppia cifra per gol segnati tra campionato e Champions League: la cooperativa del gol alternativo fondata insieme a Kean ha ridato speranza e soprattutto il terzo posto a una Juventus che solo un mese fa sembrava avesse poco da chiedere a questa stagione.