Juventus-Udinese 1-0: Danilo la risolve all'86', ottava vittoria consecutiva
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO - Sarebbe piaciuta non poco a Luca Vialli questa Juve spuria però indomita, grezza ma irrefrenabile, una squadra estrema come le vittorie che sembrano fiori da cogliere sul bordo del burrone, un passo in più e precipiti, un passo in meno e resti con l’aria in mano. Ottavo successo consecutivo senza prendere un gol, sono solo 7 quelli subiti in campionato, la miglior difesa d’Europa è il Barcellona con 6. Tutto ciò fa prospettiva.
L’Udinese è una squadra di marcantoni, di ciclopi che infatti fanno la fine di Polifemo: il palo nell’occhio glielo conficca Danilo al minuto 86, quattro giorni fa a Cremona era accaduto al 91’ con Milik, ora non scriveremo quella cosa stucchevole sul muso dei cavalli ma il senso è questo. Il passo di Allegri è tenace, costante, uno scarpone dopo l’altro sul sentiero che dalla montagna passa direttamente al cielo. E ora la …
TORINO - Sarebbe piaciuta non poco a Luca Vialli questa Juve spuria però indomita, grezza ma irrefrenabile, una squadra estrema come le vittorie che sembrano fiori da cogliere sul bordo del burrone, un passo in più e precipiti, un passo in meno e resti con l’aria in mano. Ottavo successo consecutivo senza prendere un gol, sono solo 7 quelli subiti in campionato, la miglior difesa d’Europa è il Barcellona con 6. Tutto ciò fa prospettiva.
L’Udinese è una squadra di marcantoni, di ciclopi che infatti fanno la fine di Polifemo: il palo nell’occhio glielo conficca Danilo al minuto 86, quattro giorni fa a Cremona era accaduto al 91’ con Milik, ora non scriveremo quella cosa stucchevole sul muso dei cavalli ma il senso è questo. Il passo di Allegri è tenace, costante, uno scarpone dopo l’altro sul sentiero che dalla montagna passa direttamente al cielo. E ora la cosa si fa interessante, visto che la disastrosa Juve di fine estate si ritrova al provvisorio quanto incredibile secondo posto, per una notte e forse più, ad appena quattro punti dal Napoli, sempre per la famosa notte che magari poi continuerà.
La Juventus non è oggetto di mutazione genetica, anzi continua a masticare un gioco che è pane duro, va in sofferenza, sembra spaesata, poi però non molla e trova quello che cerca. C’è, nel suo interno, il campione che potrebbe dare un nuovo senso alla parola primavera, il giocatore più forte che i bianconeri abbiano acquistato da molto tempo a questa parte e non si chiama Ronaldo, non si chiama Pogba, non si chiama nemmeno Di Maria ma Federico Chiesa. Sarà lui, nel caso, il motore della grande scommessa, della clamorosa possibilità da considerare. Ancora non ha giocato una partita dall’inizio e tutta intera, è da un anno esatto che non accade, ma certi lampi sono luce che abbaglia. Contro l’Udinese, la meraviglia del figlio d’arte (però lui è più bravo di suo padre Enrico, nessuno si senta offeso) si manifesta in uno stop di petto con assist al volo, di destro, per Danilo, il più luminoso travèt della storia recente della Juve, l’irrinunciabile leader silenzioso, l’Ercolino sempre in piedi che non sta mai fuori e che possiede la sapienza dell’esperienza e un innato, anche se non smisurato talento.
Proprio Danilo s’incarica di mettere quella parte del cavallo che non nomineremo davanti alle cavezze dei ronzini friulani, 1-0 tutto sommato meritato, altra piccola leva che potrebbe sollevare il mondo juventino: abbastanza incredulo, ancora, ma come chi ci sta di nuovo prendendo gusto. Per completare il racconto dell’azione decisiva manca l’elogio alla lucente apertura di Paredes per Chiesa, e il resto lo sapete. Campione del mondo è chi campione del mondo fa. L’altro, il sublime a mezzo servizio Di Maria, trotterella però concede mirabilie anche così, tipo un assist volante di tacco per Rabiot, avversario quel giorno in Qatar, ora pronto a godersi la compagnia di un campione dimezzato, almeno a Torino, anche se mezzo Di Maria vale più di quasi tutti gli altri interi. La Juve si prende il suo giorno di gloria nel ricordo di Luca Vialli, salutato dal suo vecchio compagno Pessotto con una lettera sussurrata al microfono, la voce spezzata, le squadre a centrocampo, le luci abbassate, l’applauso lunghissimo e quella strana malinconia che assomiglia a un dolore quasi felice, a una perdita che è la più intensa delle presenze. Il nome di Vialli è stato scandito dalla gente per tutto il pomeriggio, ha riempito lo stadio, ha gonfiato striscioni e bandiere, ha dato il ritmo all’antico coro (“Ohi ohi ohi/Luca Vialli segna per noi”) che era il sottofondo di un lontano tempo felice. Ma qualcosa, cioè tantissimo, rimane.
Juventus-Udinese 1-0 (0-0).
Juventus (3-5-2): Szczesny; Danilo, Rugani, Alex Sandro; McKennie, Miretti (17' st Chiesa), Locatelli (17' st Paredes), Rabiot, Kostic (35' st Soule); Di Maria (21' st Milik), Kean (35' st Fagioli). (23 Pinsoglio, 36 Perin, 15 Gatti, 42 Barbieri, 43 Iling-Junior, 45 Barrenechea, 51 Riccio). All.Allegri.
Udinese (3-5-2): Silvestri; Becao, Bijol, Perez; Pereyra, Lovric (25' st Samardzic), Walace (42' st Nestorovski), Makengo (21' st Arslan), Udogie (25' st Ebosse); Success (25' st Ehizibue), Beto. (20 Padelli, 99 Piana, 2 Ebosele, 8 Jajalo, 14 Abankwah, 15 Ulineia, 39 Semedo, 67 Guessand, 80 Pafundi). All.Sottil.
Arbitro: Marchetti di Ostia Lido.
Reti: nel st 41' Danilo.
Angoli: 6-4 per la Juventus.
Recupero: 0' e 4'.
Ammoniti: Locatelli, Success, Bijol, dalla panchina Allegri.
Spettatori: 39.536 per un incasso lordo di 2.642.185,00 euro.