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Inter-Verona 1-0: ai nerazzurri basta un guizzo di Lautaro

(agf)
L'argentino con un sinistro molto preciso segna la rete decisiva dopo 3'. Poi la squadra di Inzaghi controlla senza correre eccessivi rischi
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MILANO - Nel campionato dei normali l'Inter è tornata quasi in cima, sullo stesso livello della Juventus e un piano sotto al Milan a comporre un terzetto di squadre meste, ormai adagiate sulla loro stessa imperfezione, quasi rassegnate all'idea di gestire il piccolo privilegio di un posto in Champions senza sussulti. I nerazzurri, perlomeno, hanno battuto il Verona per inerzia lasciandosi lentamente scivolare sul piano inclinato generato dalla rete iniziale di Lautaro, unico momento palpitante di una partita senza battiti: sono mancati quelli regolari ma pure quelli asincroni e scomposti, che poi sono quelli che fanno spesso diventare il calcio la più entusiasmante fiera dell'imprevedibilità. Tre minuti ed era già tutto come previsto, stavolta: la si sarebbe potuta chiudere lì.

<<La cronaca della gara>>

Magari la partita è diventata insulsa per colpa, o per merito, del subitaneo gol di Lautaro, che ha risolto con un s…

MILANO - Nel campionato dei normali l'Inter è tornata quasi in cima, sullo stesso livello della Juventus e un piano sotto al Milan a comporre un terzetto di squadre meste, ormai adagiate sulla loro stessa imperfezione, quasi rassegnate all'idea di gestire il piccolo privilegio di un posto in Champions senza sussulti. I nerazzurri, perlomeno, hanno battuto il Verona per inerzia lasciandosi lentamente scivolare sul piano inclinato generato dalla rete iniziale di Lautaro, unico momento palpitante di una partita senza battiti: sono mancati quelli regolari ma pure quelli asincroni e scomposti, che poi sono quelli che fanno spesso diventare il calcio la più entusiasmante fiera dell'imprevedibilità. Tre minuti ed era già tutto come previsto, stavolta: la si sarebbe potuta chiudere lì.

<<La cronaca della gara>>

Magari la partita è diventata insulsa per colpa, o per merito, del subitaneo gol di Lautaro, che ha risolto con un sinistro a fil di palo un batti e ribatti confuso nell'area veronese togliendo il gusto dell'emozione a buona parte dei settantamila di San Siro (quelli sul divano avranno rischiato l'abbiocco), costretti a sobbarcarsi una partita condotta sul filo della noia, in sospeso tra la stanchezza (mentale, mica fisica) e l'impotenza. Persino il lungo periodo dell'incertezza non ha trasmesso brividi perché il Verona, pur nella correttezza della sua interpretazione della gara, non ha avuto la forza di mettersi di traverso alle cose scontate e ha creato un solo mezzo guaio a Onana, con Sulemana, quando erano passati oramai 69': è stato il primo e unico tiro in porta dei gialloblù, che restano una squadra di livello inferiore alla somma dei giocatori, non così scarsi da stare in quella classifica obbrobriosa. Certo non hanno reso le marcature a uomo a tutto campo (ottima quella di Hien su Dzeko, insensata quella di Ceccherini su Gagliardini) né quel gioco basato sul fraseggio stretto nonostante il terminale del gioco fosse il mastodontico Djuric, che avrebbe solamente bisogno di palloni lunghi e alti per il suo inarrivabile testone. Gliene avessero spedito uno.

L'Inter ha giocato una partita di routine, dovuta, scontata, quasi come se volesse concedere stracchi gesti di galanteria a un amore che non ama più: è sembrato tutto prevedibile, meccanico, ripetitivo. L'Inter ha fatto le cose per dovere e non per piacere, magari perché il picco della felicità l'ha toccato subito e se l'è fatto bastare o più probabilmente perché l'umore è questo, fragile e instabile, come se l'impossibilità di misurarsi con il Napoli, nonostante il successo di dieci giorni fa, sottraesse prima di tutto verve, slancio, desiderio di sfida. In tutta la sera ci sono stati quattro tiri in porta appena: quello di Sulemana, la rete di Lautaro e due innocenti conclusioni interiste, mentre l'unico pericolo l'ha arrecato Mkhitaryan al 41', concludendo un'azione personale con destro deviato da Hien con il braccio, ma non in modo da tale da essere punito con il rigore. La gara si è trascinata stancamente trasformandosi in poltiglia informe e persino i confusi assalti veronesi a ridosso dell'ultimo minuto di recupero sono stati più velleitari che spaventevoli, nonostante i rinvii a casaccio degli interisti trincerati.

Alla Supercoppa di mercoledì si presentano dunque due squadre dall'animo rattoppato, e magari avessero tutti l'entusiasmo di quel tesoro di Lautaro, che dice: "L'importante era prendere questi tre punti, il campionato è lungo ma se vogliamo lo scudetto non dobbiamo sbagliare più. Dopo il Mondiale ho festeggiato, mangiato, cantato: la carne fa bene. In Qatar non ho fatto quello che avrei voluto ma è stata comunque una grande spinta. Adesso abbiamo un derby che vale un titolo, cerchiamo di portare la coppa a casa".

Inter 1 Lautaro 3’ pt
Hellas Verona 0

Inter (3-5-2) Onana - Skriniar, Acerbi, Bastoni – Darmian, Gagliardini, Calhanoglu (24’ st Asllani), Mkhitaryan (32’ st Barella), Dimarco (32’ st Gosens) – Dzeko (24’ st Correa), Lautaro (44’ st Carboni). All. Inzaghi.
Hellas Verona (3-4-2-1) Montipò - Dawidowicz (21’ st Magnani), Hien, Ceccherini - Depaoli, Tameze (21’ st Veloso), Ilic (21’ st Lasagna), Doig (35’ st Piccoli) – 5 Kallon (12’ st Sulemana), Lazovic - Djuric. All. Zaffaroni.
Arbitro: Fabbri
Note: Ammoniti Dawidowicz, Hien, Sulemana. Spettatori 70.734