Vanno, vengono, ogni tanto si fermano: Ballardini e i 'Normal One' della panchina
di Furio Zara , di Furio ZaraSfilandosi ogni volta da una condanna, Davide Ballardini sta diventando una sentenza. Non avendo mai promesso di togliere le accise, l'altra sera ha tolto Okereke, puntando - più che sulle qualità del subentrato - sulla carica evocativa del suo nome. Felix, noto anche come Afena-Gyan. Il premier per acclamazione della categoria degli allenatori a cottimo ha sbancato Napoli - contro avversari che inopinatamente indossavano magliette con lo stampo del bacio e lì dove la Juve di Allegri ne aveva presi cinque - regalando alla Cremonese (in inferiorità numerica) il passaggio ai quarti di Coppa Italia e a noi la conferma che in fondo il calcio è una cosa semplice. Leva la fuffa, togli un braccino, costruisci dal basso o dall'alto, fai un po' come ti pare, evita di parlare di "Expected goal" e alla fine presentati in sala stampa per dire solo: "E' un punto di partenza". Lo è sempre, per chi come Ballardini comincia…
Sfilandosi ogni volta da una condanna, Davide Ballardini sta diventando una sentenza. Non avendo mai promesso di togliere le accise, l'altra sera ha tolto Okereke, puntando - più che sulle qualità del subentrato - sulla carica evocativa del suo nome. Felix, noto anche come Afena-Gyan. Il premier per acclamazione della categoria degli allenatori a cottimo ha sbancato Napoli - contro avversari che inopinatamente indossavano magliette con lo stampo del bacio e lì dove la Juve di Allegri ne aveva presi cinque - regalando alla Cremonese (in inferiorità numerica) il passaggio ai quarti di Coppa Italia e a noi la conferma che in fondo il calcio è una cosa semplice. Leva la fuffa, togli un braccino, costruisci dal basso o dall'alto, fai un po' come ti pare, evita di parlare di "Expected goal" e alla fine presentati in sala stampa per dire solo: "E' un punto di partenza". Lo è sempre, per chi come Ballardini comincia a correre quando gli altri sono già partiti.
Ballardini, Nicola e gli altri 'Normal One'
Come si Balla: artigiano della qualità, "Normal One" per eccellenza, massimo esponente di quelli che scienziati non sono, banalmente: non ci tengono. Come nelle "Nuvole" di De Andrè: vanno, vengono, ogni tanto si fermano. Grattano ingaggi, avanzi di stagione, passaggi di tempo, senza la pretesa di scrivere il romanzo dall'inizio alla fine, gli basta piazzare un capitolo degno di essere ricordato. Non sono "poser", non se la cantano e non se la suonano. Alice non abita qui, il paese delle meraviglie che ereditano è sempre sgarrupato. Non pretendono di fare il mercato, lo accettano. Ballardini come il Davide Nicola chiamato l'anno scorso a Salerno a miracol mostrare, poi confermato, poi esonerato dopo un ignobile 2-8, ma forse no, un 2-8 può capitare a chiunque e non è poi così ignobile; come il Beppe Iachini buono per tutte le stagioni, prima ancora come Maciste Bolchi e Nedo Sonetti con la sua belvaggine. Non hanno ricette, la ricetta sono loro. Ogni tanto si tolgono qualche sfizio (Ballardini con la Lazio vinse la Supercoppa prima che Mourinho declinasse l'Inter nel Triplete), ma non andranno mai ad allenare in Premier League: il rischio è di incespicare sui verbi e di trovarsi Halland al posto di Ciofani.
Ballardini, 15 campionati di serie A ma mai una stagione intera
Come nella vecchia pubblicità: una telefonata - a campionato in corso - gli ha allungato la carriera. Il 59enne Ballardini co.co.co. ha allenato in 15 campionati di Serie A, mai avendo la soddisfazione di consumare un stagione per intero, dall'inizio alla fine. Precariato da record. E' subentrato sostituendo un collega undici volte e in due di queste occasioni è stato cacciato. In una perduta stagione invece il curriculum recita: sub./eson./sub., cioè l'hanno chiamato, cacciato e richiamato. Ha svolto la preparazione estiva quattro volte, da buon romagnolo (è di Ravenna) a luglio se ne sta al mare, con le infradito. Per tre volte è stato esonerato dopo aver cominciato il campionato, una volta ha dato le dimissioni, capitò a Palermo, dopo due partite. Da subentrato ha sempre fatto meglio di chi l'ha sostituito, centrando improbabili salvezze (Cagliari, Palermo, Genoa) e fallendo solo a Bologna, lì dove più della classifica poté lo sfaldamento (del gruppo e della società). Ha avuto a che fare con presidenti fumantini che parlavano in maiuscolo, rinomati per la prerogativa dell'esonero compulsivo. Cellino, Preziosi, Lotito, Zamparini. Li ha sempre rimpallati. Quelli sbraitavano, poi andavano a sbattere nello specchio nero dei suoi occhiali a goccia.
La fine non è nota, il finale sì: qualunque cosa succeda, di Ballardini sentiremo parlare il prossimo autunno, quando i colleghi staranno come sugli alberi, le foglie. Salvare la Cremonese si presenta come la più ardua delle imprese che gli sono toccate in sorte. Non è detto che ci provi, ma forse ci riuscirà.