Coppa Italia, Juventus-Monza 2-1: Chiesa porta i bianconeri ai quarti
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO - Metti un paio di campioni d'Europa e un campione del Mondo, mettili anche solo per un pezzetto di partita e basterà, a questi livelli: la solita Juve bigia e vincente ha fatto strada in Coppa Italia quando ha buttato in campo la qualità prima preservata e mai definita dai giovani, adagiati nell'andazzo disordinato di una squadra sempre un po' difficile da prendere per buona, nelle sue carenze di identità. Ma a Chiesa e Di Maria (e all'altro titolato Locatelli, e a due pezzi grossi come Milik e Alex Sandro) è bastato poco per fare la differenza, perché per i campioni non è mai troppo tardi. La rete decisiva di Chiesa, ormai tornato quasi del tutto sé stesso, è stata un pezzo di bravura ripescato da un repertorio che per un anno era forzatamente finito in archivio, ed è a momenti di questo tenore che i bianconeri affidano l'ambizione, o almeno la speranza di non buttar via la stagione. Che nel co…
TORINO - Metti un paio di campioni d'Europa e un campione del Mondo, mettili anche solo per un pezzetto di partita e basterà, a questi livelli: la solita Juve bigia e vincente ha fatto strada in Coppa Italia quando ha buttato in campo la qualità prima preservata e mai definita dai giovani, adagiati nell'andazzo disordinato di una squadra sempre un po' difficile da prendere per buona, nelle sue carenze di identità. Ma a Chiesa e Di Maria (e all'altro titolato Locatelli, e a due pezzi grossi come Milik e Alex Sandro) è bastato poco per fare la differenza, perché per i campioni non è mai troppo tardi. La rete decisiva di Chiesa, ormai tornato quasi del tutto sé stesso, è stata un pezzo di bravura ripescato da un repertorio che per un anno era forzatamente finito in archivio, ed è a momenti di questo tenore che i bianconeri affidano l'ambizione, o almeno la speranza di non buttar via la stagione. Che nel complesso il Monza abbia giocato meglio e di più (62% di possesso palla, 9 corner a 2), pur non avendo certo meravigliato, è una constatazione infine irrilevante. Nei quarti di finale, Sarri tornerà a prendersi insulti alla Stadium alla guida della Lazio.
<< La cronaca della partita >>
Segna subito Kean, Valoti pareggia
La Juve aveva segnato presto con una combinazione tra i due amiconi McKennie (cross) e Kean (colpo di testa) nel deserto dell'area brianzola (che disastro Marlon), ma il Monza ha recuperato in fretta grazie al passaggio a vuoto di quei due stessi juventini (e di Gatti, terza statuina), che sul corner di Colpani hanno lasciato Valoti libero di incornare nella porta di Perin: la partita ha a lungo stagnato su quest'equilibrio inusitato visto che il senso di squadra degli uomini di Palladino è stato spesso superiore alle improvvisazioni bianconere, perché in effetti Allegri (in tribuna in quanto squalificato: in panchina al posto suo c'era Landucci) aveva messo in campo una formazione discretamente improvvisata e in definitiva piuttosto rischiosa, visto che allo stato attuale la Coppa Italia è la possibilità di trofeo più credibile che la Juve abbia e l'allenatore l'ha messa in pericolo, se non quasi a repentaglio, fino a quando non ha deciso di affidarsi alle prime firme. La Juve è questa, in qualsiasi versione: l'attesa che un giocatore bravo decida.
La perla di Chiesa
Chiesa è un bravo giocatore che decide e alla Juve è mancato molto. Non è routine il gol che ha fatto (non segnava dal 6 gennaio, 1-1 con il Napoli) e di cui l'infortunio aveva fatto perdere la memoria: per fortuna ne è rimasta traccia nel suo istinto, quello che gli ha suggerito si caracollare sulla sinistra, di bersi di finte Ranocchia e Antov e poi di spedire un destro a giro al bacio sul palo lontano, tutte cose inaccessibili alla maggior parte dei giocatori in campo ieri sera, forse proprio tutti con l'eccezione di Di Maria, cui è bastata una ventina di minuti per sparigliare il mazzo e incantare con un giochetto di prestigio a introdurre un tiro di rabona, colpendo cioè la palla con la punta del piede sinistro fatta passare dietro la gamba destra, quel genere di cose che valgono il prezzo dli biglietto, per altro non modico nemmeno per partite così. In precedenza, nella Juve era piaciuto parecchio Soulé, escluso troppo presto, ma non certo Fagioli e Miretti, che hanno girato a vuoto come a vuoto ha girato il Monza, quasi adagiato sul tono minore che la Juve aveva dato a questo partita. Poi sono arrivati i campioni, e tanti saluti al freddo grigiore che era toccato sopportare prima.
Juventus-Monza 2-1 (1-1)
Juventus (3-5-1-1): Perin; Gatti, Rugani, Danilo; McKennie, Fagioli (29' st Di Maria), Paredes, Miretti (15' st Locatelli), Iling-Junior (29' st Alex Sandro); Soulé (15' st Chiesa); Kean (37' st Milik). (1 Szczesny, 23 Pinsoglio, 3 Bremer, 17 Kostic, 42 Barbieri). All.: Allegri (in panchina Landucci).
Monza (3-5-1-1): Cragno; Marlon, Marì, Carboni (12' st Carlos Augusto); Antov (37' st Sensi), Colpani, Ranocchia, Pessina (12' st Rovella), D'Alessandro (22' st Izzo); Valoti (22' st Vignato); Gytkjaer. (1 Lamanna, 91 Sorrentino, 5 Caldirola, 7 Machin, 8 Barberis, 37 Petagna, 38 Bondo, 60 Colombo, 61 Ferraris, 84 Ciurria). All.: Palladino.
Arbitro: Pezzuto di Lecce.
Reti: nel pt 8' Kean e 25' Valoti; nel st 33' Chiesa.
Angoli: 9-2 per il Monza.
Recupero: 1' e 5'.
Ammoniti: Antov e Rovella.
Note: spettatori 25.529, per un incasso lordo 1.028.809,00 euro.