Lazio-Milan 4-0: Milinkovic, Zaccagni, Luis Alberto e Felipe Anderson affondano i rossoneri
di Enrico Currò , di Enrico CurròMILANO - La crisi del Milan è un pozzo senza fondo. Al suo gennaio nero ha aggiunto in casa di una Lazio spietata e affilatissima la terza batosta in 6 partite. È stata anche la terza in 13 giorni e la più umiliante, con gli avversari pronti a infilarsi nell’area mal protetta, a irridere una difesa poco più che nominale e a fare torello nel finale. Il 4-0 è un risultato esatto. Dopo le disfatte di Coppa Italia col Torino e di Supercoppa con l’Inter, i campioni d’Italia hanno smarrito l’ultimo appiglio, l’imbattibilità (durava da 6 turni) in campionato.
Il girone d’andata si è completato con la classifica spezzata in tre tronconi: li guarda tutti e tre dall’alto il Napoli. Del primo fanno parte 5 squadre, che si contendono i tre posti residui per la Champions. E il Milan è sempre più conscio dell’opportunità di a…
MILANO - La crisi del Milan è un pozzo senza fondo. Al suo gennaio nero ha aggiunto in casa di una Lazio spietata e affilatissima la terza batosta in 6 partite. È stata anche la terza in 13 giorni e la più umiliante, con gli avversari pronti a infilarsi nell’area mal protetta, a irridere una difesa poco più che nominale e a fare torello nel finale. Il 4-0 è un risultato esatto. Dopo le disfatte di Coppa Italia col Torino e di Supercoppa con l’Inter, i campioni d’Italia hanno smarrito l’ultimo appiglio, l’imbattibilità (durava da 6 turni) in campionato.
Il girone d’andata si è completato con la classifica spezzata in tre tronconi: li guarda tutti e tre dall’alto il Napoli. Del primo fanno parte 5 squadre, che si contendono i tre posti residui per la Champions. E il Milan è sempre più conscio dell’opportunità di aggiustare la rosa per raddrizzare la stagione. L’assalto a Zaniolo parte dall’offerta alla Roma di 18 milioni di euro per il prestito con obbligo di riscatto e di uno stipendio al massimo di 2,5 milioni annui al diretto interessato, più o meno quanti ne guadagna ora.
Nessun aggiustamento dalla panchina ha d’altronde prodotto effetto: anzi, al momento dell’ingresso di De Ketelaere, Origi e Saelemaekers il punteggio era sul 2-0. Il trionfo tattico di Sarri è stato subito evidente. Il traumatico avvio ha lasciato presagire il seguito. Pioli, malgrado l’assenza di Hernandez (contrattura), ha insistito nell’offensivismo spinto, propedeutico allo scudetto. Ha dunque schierato alle spalle di Giroud il trio più dedito all’attacco, Messias-Diaz-Leao, ha rimpiazzato il terzino d’ala Hernandez col terzino virtuale Dest e ha conservato al duo di mediana Bennacer-Tonali l’impossibile compito di coprire una porzione di campo da duecentisti, quando la squadra, di per sé sbilanciata, perdeva palla o si faceva scavalcare dai lanci, dalle incursioni di Milinkovic e dall’agile palleggio dei giocolieri di Sarri: le ali Pedro e Zaccagni e il centravanti di manovra Felipe Anderson, incline per natura ad aprire spazi ai compagni più del titolare infortunato Immobile.
L’azione dello svantaggio è didascalica: Anderson innesca la fuga a sinistra e il cross basso di Zaccagni, con velo di Luis Alberto per il rasoterra di Milinkovic, a difesa ferma. La sveglia è suonata presto, ma il Milan si è girato dall’altra parte, illudendosi di potere replicare la rimonta che l’anno scorso, con i gol di Giroud e Tonali dopo il precoce gol di Immobile, avviò la cavalcata finale verso il titolo. Ma stavolta Giroud non era quel Giroud, né Tonali quel Tonali e il resto lo spiegano i fatti. Ha punzecchiato un po’ con i suoi zig-zag il solo Leao, che Sarri temeva al punto da avergli destinato Marusic ad hoc, tenendo in panchina Lazzari.
Mentre Sarri srotolava il perfido contropiede, gli imprevisti hanno aggravato la situazione per Pioli, che al 23’ ha perso l’affannatissimo Tomori (infortunio muscolare, la statistica è allarmante) e al 27’ ha registrato la squalifica di Bennacer (ammonizione gratuita) per la prossima col Sassuolo, a questo punto importantissima. Preceduto da una scorribanda di Pedro, il 2-0 è stato del tutto logico, con Marusic a seminare in area Dest e a farsi beffe di Tatarusanu col tocco parato dal palo, assist a porta vuota per Zaccagni. Siccome al peggio non c’è fine, il torpido Kjaer ha innescato l’azione del rigore (Kalulu falcia Pedro) segnato da Luis Alberto, che ha poi smarcato Felipe Anderson al quarto gol con una facilità direttamente proporzionale all’inoffensività dell’inerme Milan, la cui resa ha come simboli il secondo giallo risparmiato a Kjaer e l’uscita dal campo, malconcio e ferito anche nel morale, del capitano Calabria.
Lazio 4 Milan 0
Lazio (4-3-3): Provedel – Marusic (33’ st Lazzari), Casale, Romagnoli, Hysai – Milinkovic-Savic (38’ st Basic), Cataldi (42’ st Marcos Antonio), Luis Alberto – Pedro (33’ st L.Romero), Felipe Anderson, Zaccagni. All. Sarri.
Milan (4-2-3-1): Tatarusanu – Calabria, Kalulu, Tomori (23’ pt Kjaer), Dest – Bennacer, Tonali – Messias (14’ st Saelemaekers), B.Diaz (14’ st De Ketelaere), Leao (33’ st Rebic) – Giroud (14’ st Origi). All. Pioli.
Arbitro: Di Bello.
Reti 5’ pt Milinkovic-Savic, 38’ pt Zaccagni, 22’ st Luis Alberto (rigore), 30’ st Felipe Anderson
Note: Ammoniti Bennacer, Milinkovic-Savic, Kjaer. Spettatori 45 mila