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Milan, la Champions di Ibra è il derby da motivatore. Ma Pioli apre il caso Dubai: “Troppi infortuni nel ritiro invernale”

Stefano Pioli (ansa)
L'allenatore cancella lo 0-3 in Supercoppa e le 3 disfatte consecutive: "Ci siamo solo inceppati, Zlatan fuori dalla lista ma sa caricare i compagni. Il quarto posto non è un obiettivo minore"
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MILANO - Di lezioni ultimamente il Milan ne ha prese un po' troppe. E galeotto è stato il ritiro invernale a Dubai, con infortuni annessi. Ma le lezioni la squadra le ha imparate tutte, dice Pioli. E per il derby più delicato della sua gestione, siccome un allenatore è innanzitutto un insegnante, si affida alle reminiscenze scolastiche, nel ribadire ai giocatori che esiste una ricetta su tutte per lasciarsi alle spalle il gennaio nero: "Ci siamo solo inceppati e adesso dobbiamo ripartire. Un mio professore diceva che non esiste scorciatoia alla fatica". La magia dello scudetto, giura, non si è esaurita: "Però dobbiamo dimostrarlo. Il risultato non è affatto scritto. L'Inter arriva meglio a questo duello, ma in campionato l'anno scorso siamo stati meglio noi. Il derby del 5 febbraio, che per la data combacia con questo, è lì a ricordarcelo". La squadra ha recepito. Poi, con la benedizione dell'a…

MILANO - Di lezioni ultimamente il Milan ne ha prese un po' troppe. E galeotto è stato il ritiro invernale a Dubai, con infortuni annessi. Ma le lezioni la squadra le ha imparate tutte, dice Pioli. E per il derby più delicato della sua gestione, siccome un allenatore è innanzitutto un insegnante, si affida alle reminiscenze scolastiche, nel ribadire ai giocatori che esiste una ricetta su tutte per lasciarsi alle spalle il gennaio nero: "Ci siamo solo inceppati e adesso dobbiamo ripartire. Un mio professore diceva che non esiste scorciatoia alla fatica". La magia dello scudetto, giura, non si è esaurita: "Però dobbiamo dimostrarlo. Il risultato non è affatto scritto. L'Inter arriva meglio a questo duello, ma in campionato l'anno scorso siamo stati meglio noi. Il derby del 5 febbraio, che per la data combacia con questo, è lì a ricordarcelo". La squadra ha recepito. Poi, con la benedizione dell'allenatore, si è messa nelle mani dello stesso taumaturgo che già la risollevò da un momento analogo, perché i 12 gol incassati nelle ultime 3 partite somigliano al famoso 0-5 prenatalizio di Bergamo nel 2019. Il taumaturgo si chiama Zlatan Ibrahimovic.

Zlatan fuori dalla Champions: ecco perché

La sua funzione, non potendo essere (per lo status di infortunato appena riemerso in allenamento dalla lunga riabilitazione) quella dei trascinatore sul campo, diventa in questo delicatissimo momento quella del motivatore. Esiste in effetti un nesso, non dimostrabile e tuttavia dato per scontato a Milanello, tra l'assenza del campione quarantunenne nello spogliatoio - perché lui cercava di curarsi al massimo per tornare a giocare e per questo era spesso lontano dai suoi compagni - e le ripetute sconfitte. Pioli ha raccontato il ruolo del figliol prodigo, anzi in questo caso del "fratello maggiore prodigo": "Non credo che Zlatan abbia riunito la squadra, ma ha certamente parlato e sa andare sempre sui concetti giusti. La sua importanza è sempre tangibile". In questi otto mesi senza partite, è il succo del ragionamento, ha fatto di tutto per tornare e adesso diventa l'esempio da seguire, il modello per tutti: "Non molla mai. Poche persone avrebbero fatto quello che sta facendo lui. Passa sopra il dolore e persegue il suo obiettivo".

La decisione di non inserirlo nella lista Champions non equivale a una resa: tutt'altro, assicura il suo tecnico e racconta come il suo rapporto con Ibrahimovic sia quotidiano: "Gli parlo tutti i giorni. Purtroppo le partite col Tottenham arrivato troppo presto. Ieri si allenato dieci minuti con noi, oggi no. Non avendo garanzie sulla sua condizione, non potevo fare altre scelte". Così Ibra, in attesa di tornare calciatore, nel frattempo è ridiventato il grande motivatore del Milan per il derby.

Quanti intoppi a Dubai

Tra le righe emerge che qualche errore è stato commesso nel ritiro di Dubai, dove Maignan è peggiorato, Krunic, Messias e Origi hanno rallentato: "C'è stato qualche infortunio di troppo, quando era il momento di mettere benzina nel motore". Ma non è la condizione atletica, spiega Pioli, la causa delle ultime disfatte: "La correlazione che si fa non è corretta. E gli infortuni di Bennacer e Tomori rientrano negli effetti del calendario serrato. Piuttosto è la qualità che ci è mancata. Perciò ci siamo buttati dentro il lavoro. Si gioca per come ci si allena e questa è stata un'ottima settimana, libera da partite. Tutti i giorni abbiamo lavorato su un tempo effettivo di 50-60 minuti, che è poi quello del campionato. Servono attenzione, determinazione, concentrazione e tanto cuore. La squadra ha tutte queste doti".

Lui e i giocatori hanno scelto di non abbandonare la strada che li aveva portati al titolo: nessuna abiura dell'offensivismo, solo qualche correzione tattica, verosimilmente l'aggiunta di un centrocampista: "Le critiche non sono state eccessive, solo i mediocri non ammettono gli errori. Rimango convinto, l'ho detto ai giocatori, di allenare un gruppo speciale: la reazione di un gruppo normale è diversa dalla grande unità di intenti che stanno dimostrando. I risultati degli ultimi tre anni non sono stati una  casualità i risultati, abbiamo scelto di giocare in un certo modo. E lo abbiamo fatto bene fino a poco tempo fa: non parliamo di anni fa, parliamo di un mese fa". Senza guardare in casa d'altri: "Il caso Skriniar? Non so e non mi interessa. Noi abbiamo preparato il piano partita. Non dobbiamo ripetere certe situazioni sulle palle inattive, da metà campo. Sono troppi i gol presi e hanno una spiegazione: è mancato il lavoro di squadra in fase difensiva".

Stop alle voci di liti interne

Lo spogliatoio, giura Pioli smentendo le voci di discussioni interne, è unitissimo: "Se fosse così, se avessi litigato con qualche giocatore, paradossalmente sarebbe più facile rimediare. Invece il gruppo è più solido che mai". Un pareggio non gli basta: "Vedo questa partita come una grande opportunità da cogliere. Cercheremo di vincerla: quando ti accontenti, ti avvicini di più alla sconfitta". Gli sfottò interisti dopo il fresco derby di Supercoppa, perso a Riad il 18 gennaio, non sono una motivazione extra: "Nello sport c'è una legge: chi vince festeggia e chi perde subisce". La partita con l'Inter va vista in un'altra prospettiva: è la prima di una serie che deve portare all'obiettivo minimalista della stagione: "Ma per me la zona Champions vale tantissimo, in Italia è un obiettivo importante, altamente motivante. Da due anni eravamo abituati a lottare per lo scudetto, però basta guardare le classifiche degli altri campionati per capire che è il Napoli che sta facendo cose straordinarie".