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Inter-Milan: la china pericolosa di Pioli, Inzaghi riempie la stagione

Il commento all'ultima giornata di campionato
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Al di là dell'abiura di tutte le belle idee di gioco e atteggiamento che hanno portato al Milan l'ultimo scudetto, e in generale tre stagioni di crescita a petto in fuori, il calcolo che spinge Pioli a rinunciare all'intero primo tempo - e a una ripresa comunque gracile - gli costa anche il rendimento dei pilastri superstiti (Tonali, Theo, Giroud e il Leao trattenuto) e, se lunedì sera la Lazio non perderà a Verona, l'uscita dal quartetto Champions. La china è pericolosa perché domenica il migliore è stato Tatarusanu, eppure; perché De Ketelaere non ha nemmeno visto il campo, eppure; perché la difesa a 5 è l'espediente più antitetico rispetto al dna del Milan, eppure.

Inter-Milan, Calhanoglu batte l'angolo del gol e zittisce la curva milanista che lo insultava

Gli "eppure" stanno lì a significare che malgrado le varie "concessi…

Al di là dell'abiura di tutte le belle idee di gioco e atteggiamento che hanno portato al Milan l'ultimo scudetto, e in generale tre stagioni di crescita a petto in fuori, il calcolo che spinge Pioli a rinunciare all'intero primo tempo - e a una ripresa comunque gracile - gli costa anche il rendimento dei pilastri superstiti (Tonali, Theo, Giroud e il Leao trattenuto) e, se lunedì sera la Lazio non perderà a Verona, l'uscita dal quartetto Champions. La china è pericolosa perché domenica il migliore è stato Tatarusanu, eppure; perché De Ketelaere non ha nemmeno visto il campo, eppure; perché la difesa a 5 è l'espediente più antitetico rispetto al dna del Milan, eppure.

Inter-Milan, Calhanoglu batte l'angolo del gol e zittisce la curva milanista che lo insultava

Gli "eppure" stanno lì a significare che malgrado le varie "concessioni" non c'è stata partita, e la vittoria dell'Inter non supera numericamente il semplice 1-0 per una serie di episodi, dalle buone parate del portiere sotto accusa al fuorigioco molecolare che ha impedito a Lautaro la meritata doppietta. Quando si parla della crisi di Milano si pratica un'ingiustizia, perché pur volando molto più basso del Napoli, Inzaghi sta riempiendo la sua stagione: la Supercoppa, lo scalpo del Barça in Champions, la semifinale di Coppa Italia con la Juve, il secondo posto consolidato in campionato. In più il convincente spezzone di Lukaku annuncia un'interessante primavera europea. No, una metà di Milano non è affatto in crisi.

Se il derby e le altre partite del primo turno di febbraio (!) valgono ormai per i traguardi "amministrativi" - quelli che non assegnano trofei ma soltanto posti nelle coppe, e dunque gli indispensabili denari - la responsabilità è della squadra più dominante del calcio italiano moderno (quello dei tre punti a vittoria): il Napoli di Spalletti. La Juve dei 102 punti finali, guidata nel 2014 da Conte, alla 21ª giornata aveva gli stessi numeri dell'attuale capolista (56 punti, 51 gol segnati, 15 subiti) ma solo 6 lunghezze di vantaggio. Un'altra Juve speciale, quella del primo anno di Ronaldo (2019, tecnico Allegri), di punti ne aveva ben 59, ma con 11 di margine sulla seconda. La stessa Inter 2010 di Mourinho, il cui Triplete non verrà replicato nemmeno quest'anno, alla 21ª aveva 49 punti, 6 in più della rivale meno lontana. I 13 punti sul 2° posto costituiscono quindi un distacco quasi metafisico, un ciclista che poco oltre metà Giro viaggia mezz'ora avanti gli altri, o un pilota di Formula 1 che al cambio gomme si ritrova con tre giri di vantaggio.

Sono plus vertiginosi e per certi versi rischiosi, perché l'assenza di un pericolo palpabile è il più potente dei fattori distraenti: e dunque è stato bravo il Napoli ad attendere con pazienza che la chiusura ermetica dello Spezia si smagliasse sotto i colpi portati sempre in sicurezza, perché una caratteristica particolarmente ben sviluppata da Spalletti è la capacità di riaggredire in forze il pallone perduto senza lasciare spiragli al contropiede avversario. Quando uno spezzino in possesso di palla si trovava tre napoletani addosso, era ovvio che due suoi compagni fossero liberi: ma alzare la testa per scoprirli e servirli, eludendo il pressing, era impossibile.

I tre gol del Napoli sono stati regali dello Spezia, non piovuti dal cielo bensì frutto del lavoro ai fianchi nel primo tempo e di una pressione mai allentata. Il Napoli ha scosso l'albero con l'immaginifico Kvara finché non sono cadute le pere mature che Osimhen, con la sua foga insaziabile, ha raccolto. Qualche piccolo effetto collaterale si è notato, per esempio un'azione solitaria che Anguissa ha testardamente portato avanti fino alla perdita del pallone, situazione che ha costretto Zielinski a spendere un giallo per non far ripartire lo Spezia: ma con 13 punti di margine siamo davvero al minimo sindacale. Il Napoli è atteso da altre due partite prima di volare a Francoforte per la Champions. Il privilegio che si è conquistato è di poter risparmiare la seconda ad acciaccati e affaticati, per averli al massimo con l'Eintracht. Tutt'altro che una piccola cosa.

Il pensierino della sera va ad Arkadiusz Reca, il difensore polacco dello Spezia che ha causato il rigore dello 0-1 con un tocco di braccio tanto ingenuo quanto lampante. Beh, grazie per non aver protestato. In un torneo dove ormai si contesta qualsiasi decisione, e più è evidente più forte si grida (guardate quanti gol vengono "accettati" senza che qualcuno ci provi alzando un braccio o correndo paonazzo dall'arbitro: quasi nessuno), Reca ha scosso la testa prendendosela solo con se stesso. Una persona seria.