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Fagioli e Miretti, la Next Gen che funziona se non diventa plusvalenza

Nicolò Fagioli festeggia con Vlahovic dopo il gol dell'attaccante serbo alla Salernitana (ansa)
Nell'anno sconvolto dai processi per gli scambi sospetti, ad animare la Juventus sono due giocatori che rappresentano il volto migliore del progetto della seconda squadra, la prova che quell'esperimento può produrre non solo soldi da reinvestire o guai giudiziari ma anche calciatori perfetti per la prima squadra
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SALERNO - I loro nomi non sono finiti in un'inchiesta giudiziaria. Nessuno s'è divertito a parametrarne il loro valore a quello di siti specializzati. Chissà se hanno fatto in tempo a salvarsi quando il sistema delle plusvalenze a tutti i costi è collassato. Se intorno a loro c'era un progetto. O se, semplicemente, erano forti abbastanza per superare il processo di selezione. Nella Juventus tornata a brillare, a Salerno, lo show è stato aperto da Fabio Miretti e chiuso da Nicolò Fagioli.  

Miretti e Fagioli: il lato felice della U23 

Di certo, è significativo che nell'anno sconvolto dai processi per quegli scambi sospetti, ad …

SALERNO - I loro nomi non sono finiti in un'inchiesta giudiziaria. Nessuno s'è divertito a parametrarne il loro valore a quello di siti specializzati. Chissà se hanno fatto in tempo a salvarsi quando il sistema delle plusvalenze a tutti i costi è collassato. Se intorno a loro c'era un progetto. O se, semplicemente, erano forti abbastanza per superare il processo di selezione. Nella Juventus tornata a brillare, a Salerno, lo show è stato aperto da Fabio Miretti e chiuso da Nicolò Fagioli.  

Miretti e Fagioli: il lato felice della U23 

Di certo, è significativo che nell'anno sconvolto dai processi per quegli scambi sospetti, ad animare la Juventus, ad armare il braccio di Vlahovic, siano due ragazzi scampati al frullatore di quello che, le inchieste giudiziarie, hanno fatto sinistramente definire il "Plusvalenzificio". Il volto migliore del progetto della seconda squadra, in Serie C, ieri Under 23, oggi Next Gen: la prova che quell'esperimento possa produrre non solo soldi da reinvestire o guai giudiziari, ma anche calciatori perfetti per la prima squadra. Più affidabili di calciatori presi e rivenduti. E certo fa effetto che nella stessa sera a far naufragare la Salernitana sia stato un altro ragazzo venuto da lì, Nicolussi Caviglia, a Salerno in prestito proprio dalla Juve: più grande dei due - Fagioli è del 2001, Miretti addirittura del 2003 - magari ha anche sofferto il confronto con chi, a differenza sua, quella maglia è già riuscito a meritarsela. Ma era lì, a sfidarli faccia a faccia, pur incappando nella serata più nera della sua fresca carriera.

Miretti lascia il campo in barella dopo l'infortunio (ansa)

Chi si è perso: Muratore e gli altri

Percorsi in qualche forma simili, quelli di questi ragazzi: 26 partite in C Fagioli, 30 per Miretti. Che a Salerno è uscito in barella: il livello di ansia che si è percepito per il suo infortunio (escluse fratture alla caviglia sinistra, stop di tre settimane) dice moltissimo di quanto a 19 anni questo ragazzo lanciato un anno fa da Allegri per dare qualità al centrocampo rappresenti per la Juventus. Potevano esserci anche loro, forse, nella lista dei vari Mavididi, Matheus Pereira, Tongya, e poi Adamoli, Monzialo, Sène e decine di altri: scambi senza flusso di cassa per finanziare i costi stellari della prima squadra con plusvalenze che alla lunga avrebbero zavorrato i conti. Qualcuno partendo ha fatto decollare la propria carriera. Molti si sono persi, chissà se perché non valevano o perché finiti in squadre che di loro non avevano bisogno. Si è perduto anche Simone Muratore, che l'Atalanta pagò 7 milioni, in quel flusso di operazioni sul binario, che avevano coinvolto Kulusevski, Demiral, Romero. Oggi Muratore è fuori organico all'Atalanta dopo un anno da 3 presenze nel Tondela, in Portogallo.

Certo nel futuro della Juve ci sarà più spazio per Miretti e Fagioli, e magari, se si mostrerà pronto, per un Nicolussi - o un Iling Junior, pure lui in campo nella ripresa - che per Arthur e McKennie. Perché non solo la penalizzazione, non solo i processi: anche la situazione finanziaria imporrà una revisione dei costi e un cambio di linea. Quella dell'Arechi, insomma, potrebbe somigliare a una finestra sul futuro.