Juventus-Fiorentina 1-0: decide Rabiot, poi il Var nega il raddoppio a Vlahovic e il pari a Castrovilli
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO - Il lunghissimo ritorno della Juve verso sé stessa passa attraverso vittorie così, è un minimalismo bianconero che bada al sodo e sa sporcarsi le mani. La versione della squadra più vicina alle ipotesi estive, al netto di Pogba, cioè con un trio da fare invidia al Festival (Di Maria, Vlahovic, Chiesa) forse non riempie gli occhi ma dà un altro strattone alla classifica (ora la Juve è nona, a un punto dalle Coppe). Prima del Nantes, giovedì, e di tutti i garbugli di cui sarà pieno il futuro, più di così è impossibile.
Ma Juventus-Fiorentina è stata anche altro, è stata di più. Una specie di manuale sul calcio evolutivo, un trattato di scienza e tecnica applicata. Perché le tre situazioni decisive, cioè il gol di Rabiot e quelli annullati a Vlahovic e Castrovilli, le hanno certificate o cassate le macchine di cui l'uom…
TORINO - Il lunghissimo ritorno della Juve verso sé stessa passa attraverso vittorie così, è un minimalismo bianconero che bada al sodo e sa sporcarsi le mani. La versione della squadra più vicina alle ipotesi estive, al netto di Pogba, cioè con un trio da fare invidia al Festival (Di Maria, Vlahovic, Chiesa) forse non riempie gli occhi ma dà un altro strattone alla classifica (ora la Juve è nona, a un punto dalle Coppe). Prima del Nantes, giovedì, e di tutti i garbugli di cui sarà pieno il futuro, più di così è impossibile.
Ma Juventus-Fiorentina è stata anche altro, è stata di più. Una specie di manuale sul calcio evolutivo, un trattato di scienza e tecnica applicata. Perché le tre situazioni decisive, cioè il gol di Rabiot e quelli annullati a Vlahovic e Castrovilli, le hanno certificate o cassate le macchine di cui l'uomo-arbitro, ormai, è quasi un organo aggiuntivo. E se il colpo di testa del francese, momento che vale i tre punti, l'ha espresso l'ormai classica "goal line technology", gli altri due sono casi-scuola e ci illustrano il nuovo fuorigioco semiautomatico introdotto in serie A dopo i mondiali, ovvero a metà campionato. Sulla tempistica si può discutere, sul resto no.
Potremmo anche chiamarlo "videogioco semiautomatico", perché si tratta di proiezioni tridimensionali che "creano" omini sullo schermo e arrivano dove nemmeno nonno Var si era mai spinto. Un Var al quadrato, insomma, che ha dissezionato calciatori come in un'autopsia ottica. Ne è risultato che Vlahovic fosse effettivamente in fuorigioco di mezza spalla (niente 2-0 per la Juve) e che Ranieri fosse effettivamente in fuorigioco di mezzo tallone (niente 1-1). L'uniformità di giudizio è fuori discussione: la macchina toglie e la macchina dà, però attraverso istanti di crudeltà pura. L'attesa del verdetto prende atto di minuzie, dettagli che non solo non si vedrebbero a occhio nudo ma neppure a occhio elettronico. È calcio virtuale più reale del reale, anche se esiste il rischio che una moviola assomigli più a un esame clinico. Più la scienza è accurata, più diventa necessaria ma fredda, a volte anche un po' inquietante. Qui il fattore umano sta diventando un po' disumano. Segue dibattito.
Ci siamo dilungati su questi aspetti perché sono stati sostanza di un partita non tanto sostanziosa, con la Juve sempre in bilico tra nudità e riscatto e la Fiorentina ormai approdata alle quattro sconfitte nelle ultime cinque gare, un gruppo orfano di attaccanti dove Vlahovic non è stato sostituito neppure come ipotesi. Una casa senza finestra, un'automobile senza volante. E anche il bel gioco dell'anno scorso sembra un panno sdrucito.
Invece Allegri ha lavorato molto sui movimenti offensivi e nel frattempo stanno offendendo lui, che alla fine ha sbottato contro alcuni tifosi: "Non è rispettoso fischiare a prescindere certi giocatori, non è così che si aiuta la Juventus". Il solito Di Maria l'ha aiutata molto: suo l'assist per Rabiot al 34', uno di quel palloni amorevolmente accarezzati da uno dei piedi sinistri più delicati al mondo. Il secondo solista del trio, cioè Vlahovic, il suo gol l'avrebbe pure segnato, ma gliel'ha levato la trigonometria assiale con supercazzola a destra. Resta Chiesa, forse meno tonico del solito ma sono malanni di crescita dopo l'infinita assenza: resta il fatto che soprattutto da lui dipenderà l'epilogo di questa balorda annata senza certezze, piena di giudici e giudizi ma non senza giudizio. La Juve è una cosa difficile e complicata, però ancora ben presente a sé stessa.
Juventus-Fiorentina 1-0 (1-0).
Juventus (3-4-2-1): Szczesny; Danilo, Bremer, Alex Sandro; De Sciglio, Locatelli, Rabiot, Kostic; Di Maria (31' st Fagioli), Chiesa (38' st Paredes); Vlahovic (20' st Kean). All.: Allegri.
Fiorentina (4-3-3): Terracciano; Dodò (35' st Terzic), Milenkovic, Ranieri, Biraghi; Bonaventura (35' st Saponara), Amrabat, Duncan (16' st Castrovilli); Gonzalez (35' st Cabral), Kouamé, Ikoné (20' st Jovic). All.: Italiano.
Arbitro: Fabbri di Ravenna.
Reti: nel pt 34' Rabiot.
Angoli: 6 a 5 per la Fiorentina.
Recupero: 2' e 5'.
Ammoniti: Rabiot, Alex Sandro, Duncan, Bonaventura, Bremer e Kostic per gioco falloso, Kean per comportamento non regolamentare.
Spettatori: 34.844 per un incasso lordo di 2.226.055 euro.