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Diritti tv, la pirateria "costa" 300 milioni: la Serie A vuole una legge per fermarla

Diritti tv, la pirateria "costa" 300 milioni: la Serie A vuole una legge per fermarla
La diffusione illegale delle immagini indebolisce le tv: i club vogliono contrastarla per tentare di recuperare parte dei soldi che verranno meno dal prossimo bando per le immagini del campionato. ma la politica non sostiene più gli emendamenti di Lotito
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ROMA - La Serie A vuole una legge contro la pirateria. È questa, dopo la bocciatura dell'emendamento Lotito per prorogare di 2 anni gli accordi in essere con le tv, la mossa delle squadre italiane per provare a restare a galla. Il prossimo bando per le tv si annuncia sanguinoso: offerte in caduta libera, quindi meno risorse per i club, quindi lo spettro concreto del default per un movimento che non ha saputo adeguare i costi alla crisi né sviluppare nuove forme di ricavo. E adesso spera di recuperare milioni di euro combattendo quella fetta di utenti che la Serie A la guarda abusivamente. 

Pirateria: un "buco" da trecento milioni

Trecento milioni di euro: trecento milioni sottratti al mercato dei diritti televisivi ogni anno. Tanto vale, secondo uno studio della Serie A, il danno che il traffico delle partite viste illegalmente dagli italiani produce al calcio. Nel 2024 bisognerà riassegnare i diritti del campionato e il mercato promette cifre nettamente al ribasso: perché Dazn è un monopolista che non ha alcuna intenzione di replicare le cifre dell'ultimo triennio, che hanno garantito- comprendendo i soldi di Sky - 927,5 milioni di euro all'anno. La stima approssimativa è che, nel prossimo bando, le squadre finiscano per incassare circa 300 milioni in meno: proprio quelli che porta via la pirateria. Per questo i club, raramente su posizioni tanto vicine, insistono col governo per avere una legge che permetta più rapidamente di oscurare i siti pirata - oggi è necessaria l'autorizzazione di un giudice, ad esempio, con inevitabile dilatazione dei tempi per la chiusura dei portali illegali - e di punire più severamente tanto chi diffonde le immagini delle partite senza averne i diritti, tanto chi le consuma. Mai come oggi, Claudio Lotito è portavoce unico di queste posizioni su scala politica. Il presidente della Lazio, non ha partecipato fisicamente all'assemblea della Lega: era collegato da Roma, dove difende fisicamente lo scranno da senatore forzista e di vice presidente della commissione bilancio. 

La proroga dei diritti tv

Il problema è che anche il governo inizia ad averne abbastanza del suo ruolo duplice: perché l'impressione che in Parlamento rappresenti non il Molise dove è stato eletto, ma il mondo del calcio, è generalizzata. E così, i suoi emendamenti - che il presidente della Lega Serie A Lorenzo Casini ha provato a intestarsi parlando con i club - sono stati rigettati senza troppe questioni. Sia la norma contro la pirateria, sia la proroga dei contratti con le tv per altri due anni, che avrebbe voluto come norma transitoria visto che dal prossimo bando i diritti tv del campionato potranno essere venduti per 5 anni e non più 3. Una norma che però non solo non piace alle tv che avrebbero dovuto beneficiarne, ma che avrebbe permesso di "vendere" i diritti per i prossimi 2 anni fuori bando, ossia con trattative private. La Lega di Serie A ha appoggiato ampiamente Lotito per riproporre un emendamento simile e così sarà: bisognerà solo trovare il testo giusto in cui inserirlo. Perché tante sono le voci a sostegno di Lotito nell'assemblea del calcio: "Alla politica queste norme non costano nulla. Per noi invece possono essere vitali". 
 

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