Serie A senza gol: già perse più di cento reti
di Paolo Condò , di Paolo CondòA due partite dalla fine della 25ª giornata, la Serie A ha superato la fettuccia dei 100 gol in meno rispetto all'anno scorso. Sono 109, una siccità ben raccontata dal primo tempo di Roma-Juve: Mourinho toglie le punte e parcheggia l'autobus, Allegri senza spazi in cui correre stenta a rendersi pericoloso, il risultato è un ottimo spot. Per il basket. Quando il gol diventa merce rara, però, ne basta uno per cambiare la serata: il gran tiro da tre punti di Mancini innesca una ripresa adrenalinica, perché la Juve aggiunge un campione ogni dieci minuti (tranne l'ultimo), avvicina più volte il pari, eppure la Roma resiste con una grande organizzazione difensiva. Partita da vecchi guerrieri, da ciurma più che da equipaggio: Smalling, Ibanez, Matic, Rui Patricio, e la zona Champions è riagganciata. Così anche la Juve - la migliore del gruppone nell'ultimo mese - segna il passo nella sua rincorsa.
Inter, ora …
A due partite dalla fine della 25ª giornata, la Serie A ha superato la fettuccia dei 100 gol in meno rispetto all'anno scorso. Sono 109, una siccità ben raccontata dal primo tempo di Roma-Juve: Mourinho toglie le punte e parcheggia l'autobus, Allegri senza spazi in cui correre stenta a rendersi pericoloso, il risultato è un ottimo spot. Per il basket. Quando il gol diventa merce rara, però, ne basta uno per cambiare la serata: il gran tiro da tre punti di Mancini innesca una ripresa adrenalinica, perché la Juve aggiunge un campione ogni dieci minuti (tranne l'ultimo), avvicina più volte il pari, eppure la Roma resiste con una grande organizzazione difensiva. Partita da vecchi guerrieri, da ciurma più che da equipaggio: Smalling, Ibanez, Matic, Rui Patricio, e la zona Champions è riagganciata. Così anche la Juve - la migliore del gruppone nell'ultimo mese - segna il passo nella sua rincorsa.
Inter, ora serve continuità
Seconda da sola resta l'Inter. Nel prolungato saliscendi della sua stagione ieri era di turno la versione forte, quella che a San Siro trova quasi sempre il modo di venire a capo del match e, grazie al successo sul Lecce, scavalca addirittura il Napoli in testa alla classifica dei punti in casa (33-31, con una gara in più). Una vittoria facile, figlia di una partita gestita col possesso palla eppure presa col contropiede, come andare a cena con l'amante e farle pagare il conto. La verifica alla Spezia della prossima settimana sarà anche prova generale per Oporto - svolta stagionale se ce n'è una - e sarebbe ora che l'Inter desse una nuova continuità al suo gioco: ieri Inzaghi ha ricevuto molto da Gosens e qualcosa, dopo diversi languori, anche da Dumfries. Il contributo degli esterni alternativi, quelli più offensivi, potrebbe essere il plus da giocarsi sul lungo rettilineo finale.
Milan, un ko che fa male
Il Milan dell'anno scorso centrò lo scudetto anche perché fu capace di vincere 14 partite in trasferta, pareggiandone 4 e perdendone una soltanto, a Firenze. Un rendimento da squadra in missione, subito annacquatosi nella stagione in corso con i pareggi in casa di Atalanta e Sassuolo, e dissolto nel 2023 con i ko contro Lazio, Inter e Fiorentina (e il pareggio di Lecce).
Nella classifica dei punti esterni, dominata un anno fa, il Milan oggi è sesto (e l'Inter settima). Un dato da valutare preparando il ritorno col Tottenham, che definirà il giudizio su questa stagione: detto che chiudere nei primi quattro è imprescindibile, l'accoppiata con i quarti di Champions (o anche meglio) consoliderebbe l'annata-boom del titolo. Il capolinea agli ottavi volgerebbe il bilancio al mediocre, l'esclusione dal quartetto della Champions equivarrebbe alla fusione del nocciolo. La sfortuna ci ha messo il carico riservando al Milan e a Pioli, prima della decisiva Londra, l'avversario perfetto per deprimersi: Italiano è alla terza vittoria in tre anni nel confronto diretto, la seconda con la Viola dopo aver già fatto strike con lo Spezia. Corsi e ricorsi. L'ingenuità di Tomori su Ikoné, che ha portato il rigore dell'1-0, è la fotocopia dell'intervento sempre di Tomori e sempre su Ikoné della gara d'andata: allora il piede sul pallone valse all'inglese l'assoluzione, stavolta gli è proprio franato addosso. Al di là dell'errore individuale, il Milan ha perso aggressività a centrocampo, e quando Tonali e Bennacer si trovano davanti un reparto molto tecnico e fluido, come quello viola, stentano a turare tutte le falle (anche perché il trequartista aiuta poco). Per questo motivo il terzo difensore immesso da Pioli, prezioso per fermare l'emorragia di gennaio, potrebbe evolversi in terzo centrocampista, col semplice spostamento di Kalulu a terzino destro e inserimento fisso di Krunic (squalificato a Firenze come Leao). Un modo per restituire al Milan l'anima da cacciatore, dopo questa parentesi - non breve ormai - da cacciato.
Vecino e il colpo Lazio
Se Italiano si conferma la nemesi di Pioli, e con la migliore prestazione dell'anno ispira alla Fiorentina stuzzicanti prospettive di coppe, la giornata disegna un'asola attorno al nome di Vecino. Cinque anni fa un suo gol all'ultimo turno tolse alla Lazio il posto Champions a favore dell'Inter, per la gioia di Spalletti; venerdì un'altra rete del centrocampista uruguagio ha viceversa avvicinato la Lazio al posto Champions, infliggendo al Napoli di Spalletti la seconda sconfitta. Per quello che è il suo vantaggio in campionato, un ko che non ferisce; semmai lo richiama a un'attenzione - Vecino viene innescato da una respinta centrale di Kvara, vietata dal primo giorno di scuola calcio - necessaria per sopravvivere nella Champions profonda di primavera.