NAPOLI - In pochi mesi è già diventato uno degli idoli dei tifosi del Napoli. Se si facesse una classifica dei cori più cantati durante le partite al Maradona, infatti, quello per il sudcoreano Kim Minjae sarebbe almeno sul terzo gradino del podio, alle spalle solo di quelli dedicati a Victor Osimhen e Khvicha Kvaratskhelia. Il "Kim, Kim, Kim" ripetuto ossessivamente sembra quasi un rituale da Haka neozelandese, utile pure per caricare i compagni di squadra. Il difensore ne è consapevole e ha raccontato le sue ambizioni in un'intervista rilasciata allo sponsor asiatico del club, UpBit. "Ho una grande voglia di impormi. Il Napoli non vince da tanto tempo lo scudetto, ma giochiamo bene e ci sentiamo pronti. Sono avido di vittorie, puntiamo con decisione al titolo". Il centrale arrivato in estate dal Fenerbahce si è integrato in fretta a Napoli e nel campionato italiano: "La cosa più importante è capire che tipo di calcio vuole il tuo allenatore. Qualunque tipo di calcio voglia adottare, tu fallo in fretta. Io cerco di farlo. Poi è facile integrarsi nella squadra e andare d'accordo con i compagni. Penso di essermi adattato, credo sia stato questo il mio segreto. Come voglio essere ricordato? Niente di esagerato. Vorrei diventare un giocatore di cui la gente si ricorderà il nome. Sto cercando di farlo e spero di riuscirci".
Kim e il balletto in ritiro
A inizio di campionato Kim aveva anche segnato due gol: "Qualità da goleador? In realtà preferisco non subirne, piuttosto che segnare. Io sono un difensore, quindi certo, se fai gol aiuti la squadra, ma io sono orgoglioso e il mio obiettivo è sempre finire la partita senza subire gol". Infine con ironia il giocatore ha ricordato il suo primo giorno di ritiro a Dimaro, in Trentino, con i nuovi compagni: "Ho ballato Gangnam Style perché tutti lo conoscono, quindi non ho dovuto allenarmi per ballarla. L'ho fatto una volta sola, era a caldo e mi imbarazza un po', infatti non riesco a riguardare il video. Non lo farò più, giuro...".