Soulé, si ispira ad Hazard e impara da Di Maria: chi è il talento che ha stregato Allegri
di Emanuele Gamba , di Emanuele GambaTORINO - Il ragazzo ad Allegri piacque subito, perché è un allenatore che apprezza la sfrontatezza e gli gustano i ragazzi che sanno giocare a pallone come si giocava in cortile ma che hanno comunque voglia di uscire dal cortile per imparare le cose che servono alla grandezza. "Prima di entrare, contro la Samp, il mister mi ha chiesto di fare bene anche la fase difensiva. Avevamo un solo gol di vantaggio e quindi era una partita che loro potevano pareggiare, perciò dovevo fare bene in difesa e stare attento", raccontava infatti Matias Soulé parlando del suo momento di gioia ancestrale ("Non sapevo come festeggiare il mio primo gol, mi veniva solo da piangere") calato nella realtà del complicato calcio dei grandi, dove l'istinto si stempera nella fatica. "Ma io per primo so che devo ancora migliorare tanto, soprattutto dal punto di vista fisico e nella fase difensiva, oltre che a calciare con la palla in movimento". F…
TORINO - Il ragazzo ad Allegri piacque subito, perché è un allenatore che apprezza la sfrontatezza e gli gustano i ragazzi che sanno giocare a pallone come si giocava in cortile ma che hanno comunque voglia di uscire dal cortile per imparare le cose che servono alla grandezza. "Prima di entrare, contro la Samp, il mister mi ha chiesto di fare bene anche la fase difensiva. Avevamo un solo gol di vantaggio e quindi era una partita che loro potevano pareggiare, perciò dovevo fare bene in difesa e stare attento", raccontava infatti Matias Soulé parlando del suo momento di gioia ancestrale ("Non sapevo come festeggiare il mio primo gol, mi veniva solo da piangere") calato nella realtà del complicato calcio dei grandi, dove l'istinto si stempera nella fatica. "Ma io per primo so che devo ancora migliorare tanto, soprattutto dal punto di vista fisico e nella fase difensiva, oltre che a calciare con la palla in movimento". Fin quando non si sa di tattica come un veterano, alla Juve si è sempre giovani in lista d'attesa.
Si ispira ad Hazard e impara da Di Maria
Quel ragazzo, comunque, ad Allegri piacque e piace per questo: perché ha le briglie sciolte ma le idee in ordine. "Ha la testa di un uomo adulto", conferma Martin Guastadisegno, il suo manager. Max lanciò presto Matias, nelle amichevoli estive del 2021, lasciandogli campo aperto per le sue inclinazioni tipicamente sudamericane (l'estrosità del piede sinistro, il dribbling ancheggiante verso l'interno, il tiro a rientrare) ma prendendosi il tempo di irregimentarlo nelle necessità alte di un club come la Juventus, per altro quello nel quale la concretezza è la prima delle richieste: i fronzoli, d'altronde, alla lunga stancano anche in cortile. Il suo modello è tuttavia europeo, Hazard, giocatore cui in effetti somiglia molto per caratteristiche tecniche e fisiche. Da argentino stravede naturalmente anche per Messi e adesso si ispira a Di Maria come a un maestro: "Cerco sempre di guardare come calcia per imparare qualcosa, è un onore allenarsi con lui. Lui e Paredes mi aiutano sempre tanto".
Quella punizione a Venezia: "La tira Soulé!"
Domenica sera Soulé ha segnato il suo primo gol da adulto, di testa (non è la sua specialità), ma è già da un po' che ci ronza attorno: per esempio ci era andato vicinissimo a Cremona, dove era partito titolare, con un paio di sinistri a giro. Allegri gli chiede sostanza (lo ha anche impiegato da esterno a tutta fascia, affidandogli delicate mansioni di copertura) ma ne asseconda l'estro: alla sua seconda presenza in serie A, nel dicembre 2021 a Venezia, lo mandò in campo a tre minuti dalla fine e ordinò che fosse lui a calciare una punizione dal limite che avrebbe potuto essere decisiva (il punteggio era di 1-1) e che Soulé stesso si era conquistato: "Tira, tira tu!", urlò l'allenatore dalla panchina, perché era il momento di rompere gli schemi e tornare in cortile. Non andò bene ("Alla fine non l'ho colpita giusta, la palla") ma dà il senso di quello che pensa Allegri quando pensa a Soulé, anche se il ragazzo chiaramente vorrebbe più spazio: contro la Samp, per esempio, tra gli attaccanti c'era a disposizione il solo Vlahovic eppure Soulé è entrato appena a venti minuti dalla fine. E l'allenatore gli ha chiesto prima di tutto di difendere.
Dal Velez per 120 mila euro
Matias Soulé da Mar del Plata ha vent'anni da compiere (ad aprile) e arrivò alla Juve gratis, a parte un premio di valorizzazione di circa 120 mila euro, nel gennaio 2020, con grande scorno del Velez Sarsfield che lo aveva cresciuto: il club di Buenos Aires provò in ogni modo a convincerlo a firmare un contratto da professionista per ricavare qualcosa dalla sua cessione, però lui si rifiutò e a 16 anni volò in Europa con la famiglia: padre, madre, Matias e il fratello maggiore vivono tutti assieme a Vinovo, a due passi da dove si allenano Primavera e Next Gen. L'alternativa più concreta alla Juventus che gli propose il suo procuratore, il connazionale Guastadisegno, era il Monaco, club ideale dove un giovane può emergere, ma lui scelse Torino anche se l'impatto fu duro: appena arrivato si infortunò, poi venne la pandemia e in pratica perse un anno intero, ma la Juve non ha mai smesso di credere in lui e lo ha inserito in Primavera (il primo gol? Alla Roma su punizione) e poi nella Next Gen, fino a metterlo sempre più spesso a disposizione di Allegri, che in questa stagione l'ha mandato in campo quindici volte di cui tre da titolare, due in campionato e una in Coppa Italia.
Tre anni alla Juve: oggi Soulé è considerato prodotto del vivaio
La Juve non ha mai voluto cederlo in prestito (quest'estate le richieste non mancavano) per fargli completare un triennio in bianconero (10 gennaio 2020-10 gennaio 2023) affinché diventasse un Ctp (Club trained player), vale a dire un giocatore formato dal club: nelle liste Uefa è obbligatorio inserire almeno quattro elementi con questi requisiti. È un'altra delle ragioni per cui Soulé è destinato a mettere le tende in bianconero, anche se lui non vorrebbe che fosse l'unica, al contrario. Intanto, il primo gol in serie A potrebbe essere il preludio a un nuovo status economico, visto che l'attuale contratto, in scadenza nel 2026, è lontano dai parametri di uno che sta in pianta stabile nella rosa della Juventus.
Scaloni lo ha convocato nell'Argentina, ma può ancora essere azzurro
Il ragazzo ha vent'anni appena, anche se all'estero direbbero che ha già vent'anni, visto che altrove a dare fiducia ai giovani bravi non ci sono così tante remore. È comunque l'età in cui prendere le decisioni e una potrebbe essere dirimente per la sua carriera, se Mancini dovesse imitare Scaloni e convocare Soulé in nazionale, come è già successo in due occasioni con l'Argentina, che lo aveva inserito anche tra i preconvocati per il Qatar. Lo juventino ha infatti origini italiane per parte di madre, che di cognome fa Malvano, e ha il nostro passaporto, dunque possiede tutti i requisiti per indossare l'azzurro. Ma Scaloni lo sa ed è per questo che lo ha già inglobato nella Selecciòn come altri ragazzi giovani in possesso di doppio passaporto, tra cui l'interista Valentin Carboni e il laziale Luka Romero. L'idea del ct campione del mondo è di tenere sott'occhio i giovani "a rischio", fargli respirare l'aria del centro federale di Ezeiza (potersi allenare con Messi è sempre un ottimo argomento, quanto si tratta di dover scegliere tra una nazionale e l'altra), soppesarli tecnicamente e capire se vale la pena farli debuttare in prima squadra (finora Soulé ha giocato solamente nell'Under 17 e nell'Under 20) per sottrarli alla concorrenza della patria degli avi. Non essendo mai stato chiamato dall'Italia, Soulé non ha ancora avuto l'obbligo di esprimersi, anche se è verso l'Argentina che pende il suo cuore. Visto che però non gioca più in cortile, perché non potrebbe prendere una decisione d'interesse, dato che nell'Italia la concorrenza sarebbe senz'altro inferiore?