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Osimhen, l'uomo smascherato: l'amuleto e i presagi di sventura

Victor Osimhen (agf)
L'attaccante nigeriano ha perso la protezione e si è infortunato. Ma questo Napoli crede alla legge dello sport più che al malocchio. E senza di lui ha sempre vinto
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Questi non li fermi neanche con le cannonate. Le marcature a uomo. Gli errori arbitrali. Niente. Il Napoli 2022-23 è inarrestabile nella sua marcia verso lo scudetto e la finale di Champions. Ammenoché. Ogni strada ha la sua pietra d'inciampo. Su una china di giorni che scivolano verso un esito può ergersi, minuscolo ma dalle immense conseguenze, il momento. Poi gli storici andranno al Var, cercheranno quell'attimo (uno sparo a Sarajevo, una cassa di tè scaricata in mare a Boston) e, semplificando, lo tramanderanno come fiammifero della Storia. I contemporanei non li vedono neppure accendersi, quei cerini. O può capitare invece che li evochino come fossero detonatori collegati a chili di tritolo piazzati sotto un edificio che ospita presidenti la cui esplosione...boom, ma non era soltanto uno zolfanello? Dipende: non dalla cosa in sé, ma da quel che suscita.

Osimhen e la maschera smarrita

Così accade che il magnifico Victor Os…

Questi non li fermi neanche con le cannonate. Le marcature a uomo. Gli errori arbitrali. Niente. Il Napoli 2022-23 è inarrestabile nella sua marcia verso lo scudetto e la finale di Champions. Ammenoché. Ogni strada ha la sua pietra d'inciampo. Su una china di giorni che scivolano verso un esito può ergersi, minuscolo ma dalle immense conseguenze, il momento. Poi gli storici andranno al Var, cercheranno quell'attimo (uno sparo a Sarajevo, una cassa di tè scaricata in mare a Boston) e, semplificando, lo tramanderanno come fiammifero della Storia. I contemporanei non li vedono neppure accendersi, quei cerini. O può capitare invece che li evochino come fossero detonatori collegati a chili di tritolo piazzati sotto un edificio che ospita presidenti la cui esplosione...boom, ma non era soltanto uno zolfanello? Dipende: non dalla cosa in sé, ma da quel che suscita.

Osimhen e la maschera smarrita

Così accade che il magnifico Victor Osimhen, centravanti del Napoli, se ne vada in Africa, a giocare con la nazionale della Nigeria. Al ritorno da una partita con la Guinea Bissau si accorge di aver perduto la mascherina nera in carbonio che indossa mentre gioca. Protezione dopo l'incidente del novembre 2021, è diventata superflua come tale, ma indispensabile in quanto feticcio, marchio e soprattutto oggetto scaramantico. Quella smarrita non è infatti la prima maschera, l'originale, ma l'erede, la portafortuna che ha cambiato il destino del Napoli. E ora sta nel vano portaoggetti di un pullman a Lagos, su eBay o sul volto del figlio di un oligarca russo scappato a Cipro che tifa Milan perché suo padre è amico di Berlusconi. E allora?

(afp)

Osimhen, niente sfida al Milan in campionato

Il destino è un cane bastardo, ma fedele: se lo chiami arriva. La scomparsa dell'amuleto ha richiamato sventure. Non c'è alcun nesso, se non nelle nostre teste. Venerdì 13 equivale a sabato 26, il gatto nero al gatto bianco, ma ci predispone all'effetto negativo, la dissennatezza di prima impedisce il senno di poi. Scriveva Edmondo Berselli a proposito di un autogol invocato dalla folla: "L'ineffabile finalmente si compie, come un'utopia sciagurata che si avvera". Egualmente: Osimhen s'infortuna. Salterà due turni di campionato. È in dubbio per l'andata di Champions con quello stesso Milan che avrebbe dovuto affrontare domenica. La maschera scompare dalla pizza, dal sushi, dall'inconscio collettivo e di squadra che difendeva più del volto. È grave? Mannò. Il Napoli ha dimostrato di poter fare anche a meno del suo centravanti (7 vittorie su 7). Ha preso apposta due sostituti (Simeone e Raspadori) e Kvara (lui sì, insostituibile) sta bene. Ma se si aprisse una crepa? Superman, ma anche il Joker, hanno bisogno del travestimento? No. E se non lo sapessero? Se li convincessero del contrario? Lo scudetto è in cassaforte, ma varrebbe meno se la squadra che segue a una ventina di punti eliminasse i quasi campioni dall'Europa? Sai come sono i cori quando hai vinto una cosa e perso un'altra più importante. Possibile che accada? Di nuovo: mannò.

Una squadra che non crede al malocchio

Questo Napoli non ha la psiche della città, è fatto da coreani, georgiani, slovacchi, gente che non crede al malocchio (o alla macumba dall'Africa), ma alle regole dello sport. E alle sue eccezioni. Appunto. La più nota si chiama Big Mo, il grande momento. In realtà: un evento all'apparenza non determinante che fa cambiare la rotta di una partita o di un campionato. Due teorici (Taylor & Demick) hanno individuato sei fasi: 1) succede un fatto qualsiasi che modifica lo stato delle cose 2) cambia la percezione di sé 3) varia il comportamento in campo 4) si modifica la performance 5) l'effetto si riflette sugli avversari mutandone percezione, comportamento, performance 6) la corrente s'inverte. E la frittata sarebbe fatta. Succederà? Nessun allibratore terrebbe il banco, non in campionato almeno. Nessuna mente razionale ci scommetterebbe. Neppure se si verificasse "una serie di sfortunati eventi". Ammoniva Lemony Snicket: li si provoca perché se ne fraintende il senso. O perché non si ha Kvara.