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Lazio-Juventus 2-1: decide Zaccagni, biancocelesti sempre più secondi

Zaccagni segna il gol del 2 a 1 (reuters)
La squadra di Sarri allunga sul quinto posto (+7 sull'Inter) superando i bianconeri all'Olimpico. Segna Milinkovic, pareggio immediato di Rabiot, nella ripresa la rete da tre punti di Zaccagni
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ROMA - Se un giorno avremo bisogno di scegliere il momento esatto in cui la Lazio di Sarri si è definitivamente iscritta al clan delle grandi, forse ci verrà in mente questo, in cui ha battuto la Juventus affermando la forza della propria idea. L'elogio della bellezza. Più che una partita, quello dell'Olimpico era uno scontro ideologico, la rappresentazione teatrale della lotta tra due estremi: il giochista Sarri ha battuto il risultatista per antonomasia, Allegri, che un'influenza aveva lasciato a asa, a Torino. E lo ha fatto fondendo l'estetica al risultato.

<< La cronaca della partita >>

La perla di Luis Alberto, il gol di Zaccagni

Per questo non sembra casuale che il gol determinante per il 2-1 finale sia stato ciò che è stato: la rifinitura di tacco di Luis Alberto e il destro incrociato di Zaccagni. Il decimo gol in campionato ne fa anche il miglior attaccante italiano nel registro dei marcatori della serie A, con…

ROMA - Se un giorno avremo bisogno di scegliere il momento esatto in cui la Lazio di Sarri si è definitivamente iscritta al clan delle grandi, forse ci verrà in mente questo, in cui ha battuto la Juventus affermando la forza della propria idea. L'elogio della bellezza. Più che una partita, quello dell'Olimpico era uno scontro ideologico, la rappresentazione teatrale della lotta tra due estremi: il giochista Sarri ha battuto il risultatista per antonomasia, Allegri, che un'influenza aveva lasciato a asa, a Torino. E lo ha fatto fondendo l'estetica al risultato.

<< La cronaca della partita >>

La perla di Luis Alberto, il gol di Zaccagni

Per questo non sembra casuale che il gol determinante per il 2-1 finale sia stato ciò che è stato: la rifinitura di tacco di Luis Alberto e il destro incrociato di Zaccagni. Il decimo gol in campionato ne fa anche il miglior attaccante italiano nel registro dei marcatori della serie A, con sorpasso sul suo capitano Immobile - di nome e di fatto - a quota 9. La cifra tonda - la prima volta in carriera, ça va sans dire - l'ha festeggiata lustrando il piede del compagno spagnolo per tanta grazia. Il ct Mancini dovrà trovare un motivo davvero valido per continuare a escluderlo, a questo punto. Perché nella penuria di esterni e di fantasisti, il romagnolo di Bellaria, ragazzo della riviera che da ragazzino il presidente della sua squadra considerava troppo gracile per giocare coi grandi, si staglia come un colosso.

Di Bello perde la bussola

E certo tutto ciò non può nascondere il livello altissimo di tensione che ha eccitato la partita dall'inizio. O almeno da quando Milinkovic ha portato avanti la Lazio usufruendo di una spintina su Alex Sandro, franato scenograficamente a terra. Fallo? Non per l'arbitro Di Bello, non per il Var che su situazioni del genere non può far altro che avallare la decisione del campo, non potendo interpretare al replay l'intensità. Di certo, da quel momento il direttore di gara ne ha indovinate poche. Cartellini mancanti, scelte discutibili, come se avesse una colpa da farsi perdonare prima di tutto da se stesso.

Alla Juve non basta un indiavolato Chiesa

Quel gol, quantomeno, ha restituito al campo la Juventus. Novantatré secondi le sono bastati a pareggiare (con Rabiot), da quando il pallone è tornato a correre. Questo dice quanto fossero furiosi gli juventini, convinti di aver subito un torto. E quanto sciagurato fosse l'atteggiamento prudentissimo adottato dall'inizio, lasciando scientificamente la partita in mano a Sarri con l'illusione di ripartire. Il problema è che il copione s'è ripetuto: alla Juventus è servito tornare sotto per capire che doveva smuoversi. Ma non le è bastato un indiavolato Chiesa a rimettere la barca in equilibrio.

Nonostante la sconfitta, la Juventus può ancora sperare di risvegliarsi seconda: dipenderà dal giudizio del Collegio di garanzia del Coni tra dieci giorni esatti. Ma oggi lì c'è la Lazio, a ricordare a tutti che vincere è sì l'unica cosa che conta, ma che inseguire la bellezza può essere il modo migliore per riuscirci.

Lazio-Juventus 2-1 (1-1)
Lazio (4-3-3): Provedel, Marusic, Casale, Romagnoli, Hysaj, Milinkovic, Cataldi (25' st Vecino), Luis Alberto, Felipe Anderson, Immobile (19' st Pedro), Zaccagni (39' st Basic). (1 Maximiano, 31 Adamonis, 4 Patric, 34 Gila, 26 Radu, 29 Lazzari, 3 Pellegrini, 96 Fares, 6 Marcos Antonio, 18 Romero, 11 Cancellieri). All: Sarri
Juventus (3-5-1-1): Szczesny, Gatti, Bremer, Alex Sandro, Cuadrado (26' st Danilo), Fagioli (41' st Miretti), Locatelli (18' st Paredes), Rabiot, Kostic (18' st Chiesa), Di Maria, Vlahovic (18' st Milik). (36 Perin, 23 Pinsoglio, 19 Bonucci, 24 Rugani, 30 Soulè). All: Landucci
Arbitro: Di Bello di Brindisi
Reti: nel pt 38' Milinkovic, 42' Rabiot. Nel st 8' Zaccagni
Note: ammonito Bonucci per proteste, Alex Sandro, Locatelli, Cuadrado, Milinkovic, Miretti per gioco falloso, Provedel per perdita di tempo
Recupero: 3' e 5'
Calci d'angolo: 6-5 per la Lazio
Spettatori: 55mila