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Juventus, perché Allegri non smobilita il tridente: meglio rinunciare a un difensore

La Juve schierata contro lo Sporting  (afp)
Nonostante la delusione dell'assetto scelto contro lo Sporting, appena tre tiri in porta compreso il gol-vittoria di Gatti, il tecnico punta sempre sul peso dei suoi attaccanti. Col ritorno Di Pogba e la forma ritrovata di Chiesa la soluzione è passare dal 3-5-2 al 4-3-3, conservando il centrocampo che funziona meglio
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TORINO - "Il calcio non è un'equazione matematica" ripete Massimiliano Allegri, provando a spiegare che mettere tante punte non significa segnare tanti gol, specialmente in una squadra abituata a una produzione così poco generosa di occasioni da rete. La Juve sta provando a sperimentare ad aprile inoltrato ciò che aveva provato a disegnare sulla carta un'estate fa, quando immaginava un attacco con un centravanti di vaglia come Vlahovic, un'ala di talento originale come Di Maria e un crossatore esterno come Kostic, nell'attesa del recupero di Chiesa. C'era addirittura allo studio un progetto ancora più ardito, vale a dire un 4-2-3-1 con una punta anomala come Milik alle spalle del centravanti, oppure con Di Maria fantasista puro e due attaccanti esterni da scegliere tra Cuadrado, Chiesa, Kostic e finanche Kean. È tutto rimasta sulla carta.

Di Maria-Milik-Chiesa (e poi Vlahovic), tre attaccanti per due tiri

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TORINO - "Il calcio non è un'equazione matematica" ripete Massimiliano Allegri, provando a spiegare che mettere tante punte non significa segnare tanti gol, specialmente in una squadra abituata a una produzione così poco generosa di occasioni da rete. La Juve sta provando a sperimentare ad aprile inoltrato ciò che aveva provato a disegnare sulla carta un'estate fa, quando immaginava un attacco con un centravanti di vaglia come Vlahovic, un'ala di talento originale come Di Maria e un crossatore esterno come Kostic, nell'attesa del recupero di Chiesa. C'era addirittura allo studio un progetto ancora più ardito, vale a dire un 4-2-3-1 con una punta anomala come Milik alle spalle del centravanti, oppure con Di Maria fantasista puro e due attaccanti esterni da scegliere tra Cuadrado, Chiesa, Kostic e finanche Kean. È tutto rimasta sulla carta.

Di Maria-Milik-Chiesa (e poi Vlahovic), tre attaccanti per due tiri

Allegri ci ha riprovato giovedì sera contro lo Sporting Lisbona ma la scelta non lo ha soddisfatto. Il tridente, poi potenziato da Vlahovic, ha prodotto appena tre tiri in porta: quello di Chiesa nel primo tempo e i due (il colpo di testa del serbo respinto sulla linea e la zampata dell'1-0 di Gatti) che hanno originato il gol decisivo, però la sterilità juventina è un problema generale, non limitato agi estri del tridente: è la struttura stessa della squadra a non essere in grado di supportare un gioco offensivo continuo ed efficace, per cui aggiungere punte può essere paradossalmente controproducente, perché il rischio è quello di compromettere gli equilibri che consentono ai bianconeri di resistere a lungo senza subire reti. Allegri ha dato questa spiegazione: "Contro lo Sporting ho scelto tre attaccanti ma magari domenica con il Sassuolo non ne metto nemmeno uno. Ci vuole equilibrio, io schiero la formazione a seconda della partita che dobbiamo giocare e per le caratteristiche dei giocatori. Se fosse un'equazione sarebbe facile, metti uno e vinci, metti l'altro e perdi. Stasera hanno fatto bene in alcuni tratti della gara, in altri invece abbiamo sofferto. Con i tre centrocampisti abbiamo trovato più geometrie e occupato meglio il campo".

La conclusione di Allegri: servono tre centrocampisti

Il punto, dunque, non è tanto il tridente ma il supporto che gli si dà: la conclusione cui è arrivato Allegri è che in questo momento la squadra non possa giocare con due soli centrocampisti puri (Locatelli e Rabiot, in Europa League) ma ne ha bisogno di tre: difatti con l'ingresso di Fagioli le cose sono migliorate. Contro lo Sporting, la formula con tre attaccanti e due esterni di spinta come Cuadrado e Kostic non ha funzionato. Tutti i parametri di gioco sono stati a favore dei portoghesi: 17 tiri (di cui 5 in porta, con quattro parate miracolose e un salvataggio sulla linea) a 9, 9 corner a 3, 56 a 44 di possesso palla e 48 attacchi a 39, nonostante la Juve giocasse in casa e avesse un potenziale tecnico nettamente superiore a quello dei biancoverdi.

Chiesa in azione durante Juve-Sporting (reuters)

La soluzione 4-3-3, ma ci rimette Kostic

Però è chiaro che Allegri non intende rinunciare al peso dei suoi attaccanti, a maggior ragione adesso che può scegliere fra tre centravanti, due dei quali (Milik e Kean) possono coprire posizioni diverse sul fronte offensivo, che Chiesa sta finalmente entrando in condizione (quella contro lo Sporting è stata appena la seconda partita intera giocata dal 6 novembre, quando è rientrato dall'infortunio al ginocchio) e che è sul punto di riapparire persino Pogba. "Magari i tre attaccanti li riproporrò, magari togliendo un difensore. Dovrò scegliere per dare equilibrio alla squadra", ha annunciato l'allenatore.

Togliere un difensore, ecco la soluzione possibile: passare dal 3-5-2 al 4-3-3, in mondo da conservare l'assetto del centrocampo che funziona meglio, affidando le fasce alle ali in combinazione con i terzini esterni (non ne mancano, in rosa: Danilo, Alex Sandro, Cuadrado, De Sciglio) e rinunciando a uno dei tre difensori centrali. Ci sarebbe meno copertura, ma è pur sempre il modulo più diffuso ad alto livello, seppur con varie sfumature di tridente. A esserne penalizzato sarebbe Kostic, perfetto per il 3-5-2. Il serbo ha tuttavia dimostrato di poter fare sia l'ala sinistra (il suo ruolo all'Eintracht) sia addirittura il terzino puro, come qualche rara volta lo ha impostato Allegri.