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La Juventus e la Coppa Italia: in ballo molto più di una finale

(reuters)
La semifinale di ritorno con l'Inter, dopo l'1-1 dell'andata a Torino, momento chiave della stagione bianconera: la vittoria del trofeo può essere utile anche in caso di nuove penalizzazioni della giustizia sportiva
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Torino – Le coppe sono una strada che sta sulle mappe, si sa da dove passa e a cosa porta e dove arriva e non dev’essere quindi un caso se la Juventus procede a passo spedito e sicuro soltanto sul quel doppio percorso tra la Coppa Italia e l’Europa League. Il campionato è invece un labirinto d’incertezze e lì Allegri e i suoi si sono persi (tre sconfitte di fila, quattro nelle ultime cinque: sembra una crisi), forse anche perché sanno di non saper dove andare, visto che qualunque destinazione può essere il nulla. "La gente non sa niente, parla per sentito dire. È una situazione surreale" s’era sfogato domenica 23 aprile l’allenatore, che quando parla in pubblico (oramai l’immagine pubblica della Juventus è lui) si barcamena tra l’autocontrollo e la voglia di perderlo. Ogni tanto gli scappa una frase insofferente come quella, qualche altra gli sfugge l’aplomb in panchina, come acca…

Torino – Le coppe sono una strada che sta sulle mappe, si sa da dove passa e a cosa porta e dove arriva e non dev’essere quindi un caso se la Juventus procede a passo spedito e sicuro soltanto sul quel doppio percorso tra la Coppa Italia e l’Europa League. Il campionato è invece un labirinto d’incertezze e lì Allegri e i suoi si sono persi (tre sconfitte di fila, quattro nelle ultime cinque: sembra una crisi), forse anche perché sanno di non saper dove andare, visto che qualunque destinazione può essere il nulla. "La gente non sa niente, parla per sentito dire. È una situazione surreale" s’era sfogato domenica 23 aprile l’allenatore, che quando parla in pubblico (oramai l’immagine pubblica della Juventus è lui) si barcamena tra l’autocontrollo e la voglia di perderlo. Ogni tanto gli scappa una frase insofferente come quella, qualche altra gli sfugge l’aplomb in panchina, come accaduto domenica sia a lui, che prima se n’è andato e poi è rientrato prendendo in giro la panchina del Napoli, sia al suo vice Landucci, squalificato per avere ringhiato a Spalletti "pelato di m..., ti mangio il cuore", segno che i nervi sono sottoposti a una tensione che di rado s’allenta, benché poi lui dica che "in panchina dobbiamo avere un comportamento esemplare e migliorare quel poco che c’è da migliorare. Le lamentele non portano punti. La sfida con l’Inter dev’essere agonisticamente forte, ma tutto andrà liscio perché alla fine è soltanto una partita di calcio".

La Juventus e l'unica strada sicura per conquistare l'Europa

I sensi di coppa possono dare serenità, in effetti. Tra Coppa Italia ed Europa League, tanto per cominciare, c’è la possibilità concreta e inalienabile di mettere in bacheca dei trofei dopo il primo anno d’astinenza dal 2011 (e un titolo internazionale, Intertoto escluso, manca dalla Supercoppa 1997): sarebbe moltissimo, in una stagione nella quale i problemi tecnici e quelli societari hanno fatto staffetta per inguaiare la squadra. Inoltre, le due competizioni sono l’unica strada sicura per qualificarsi all’Europa futura (vincere la Coppa Italia garantisce l’Europa League e l’Europa League la Champions), perché in campionato l’andirivieni delle sanzioni non dà nessuna certezza: la Juve potrebbe arrivare tra le prime sette ma poi essere ricacciata più un basso dall’afflittività della sanzione e quindi non qualificarsi per nulla, senza contare che sono in ogni caso alte le possibilità che l’Uefa squalifichi i bianconeri per un anno almeno a causa delle stesse violazioni già sotto giudizio in Italia, ma anche perché il club firmò un accordo sul fair play finanziario basato però su dati di bilancio non veritieri. Se così andrà, è importante che la Juve strappi un pass europeo purchessia in modo da scontare subito l’eventuale sospensione, che scatta alla prima qualificazione: è per questo che la strada delle coppe è la più sicura, visto che non c’è la giustizia sportiva dietro l’angolo.

Vlahovic ko e il centravanti che non c'è

Ed è anche per questo che Allegri ha riservato alla partita con l'Inter, che riparte dall’1-1 dell’andata, le risorse tecniche migliori, tenendo a riposo Bremer e Di Maria contro il Napoli. L’aveva fatto anche con Vlahovic, che però alla vigilia s’è fatto male a una caviglia e a San Siro non ci sarà: è un bel guaio perché anche Kean non è a disposizione e dei tre attaccanti che restano nessuno è un centravanti di ruolo (neanche Milik, benché lui si adatti) e nessuno, soprattutto, ha la resistenza per giocare da cima a fondo due partite di fila. Allegri userà il bilancino: su queste cose, almeno su queste, non perde la lucidità e i nervi riesce a tenerli a posto.

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