CAGLIARI - "Mi auguro di poter fare bene anche il prossimo anno!". Claudio Ranieri alza le braccia al cielo. La Domus, in oltre dodicimila per il saluto ai trionfatori della B, salta per aria. Il tecnico è commosso. Sistema gli occhiali, riceve pacche e abbracci. Giacca blu, camicia bianca, cravatta scura, sir Claudio si è preso l'isola e il tifo rossoblù per la seconda volta. "Lo sapete, con la Roma ho sempre avuto voi nel cuore. Perché è qui, con il Cagliari e la famiglia Orrù, che sono diventato allenatore!". Altro boato. La vittoria nell'extratime a Bari, la rincorsa dopo aver preso la squadra quattordicesima a 4 punti dai play out, un balzo impensabile a gennaio. Invece, il maestro di San Saba ha ricucito, incollato, avvicinato. Squadra e tifosi, assieme. In una rincorsa da 60 punti e quinto posto, play off a stendere Venezia, Parma e Bari. La terza piazza in A, con Frosinone e Genoa, è una sorta di miracolo costruito con esperienza, lavoro, buon senso. "Sapevo che sarebbe stata una missione difficile. Ma ho messo da parte l'egoismo che nel tornare mi faceva vedere i rischi di cancellare quel che avevo fatto di buono più di trent'anni fa. Poi, sono venuto e ho chiesto il vostro aiuto. Voi - ha detto Ranieri ai tifosi - vi siete anche arrabbiati ma non ci avete mai lasciati soli".
L'uomo che ha vinto in Premier e allenato in quattro paesi, trova parole e sentimenti. Lo stadio ammutolisce. "Devo ringraziare i miei giocatori, non mi hanno mai mollato e mi hanno sempre seguito passo dopo passo, specie nelle difficoltà e penso alle nostre due sconfitte (Modena e Parma, ndr)". La squadra lo abbraccia. Il tecnico con gli occhiali che volano ovunque, tentenna. Il volume della musica sale. Influencer, artisti, inno, una lava di note avvolge Pavoletti e soci. I dodicimila ballano. Sul prato bimbi e bimbe dei calciatori scorrazzano. E nel marasma generale sparisce anche il trofeo della promozione, salvo poi ritrovarlo nelle mani di Deiola. Il presidente Giulini e il sindaco Truzzu consegnano le medaglie. La sfilata in passerella si apre con i magazzinieri. A seguire, dirigenti, staff tecnico e medico, addetti a marketing e comunicazione. Gli ultrà cantano e contagiano il pubblico. La serie A è tornata in Sardegna dopo tredici mesi dall'orribile retrocessione di Venezia. Aresti, Ciocci e l'applauditissimo Mancosu ("Il gol da 50 metri a Perugia? Non so neppure io come ho fatto!" confessa il trequartista) indossano il drappo con i Quattro mori. "Oggi dite alle vostre mogliI e a chi amate di più che sono belle come il gol di Pavoletti al 94'" urla Viola. Bomber Lapadula, 21 reti nella regular season, 26 in stagione, taglia corto: "Siamo diventati una famiglia!". Il concetto lo sposano anche Nandez, Radunovic, Zappa e Deiola. "Ho ancora l'amarezza patita a Venezia, sono rimasto perché ho creduto nella voglia di riscatto del gruppo" ha urlato Goldaniga. "Volevo fare tanti gol, ne ho fatto uno, bello e al momento giusto" gongola Pavoletti mentre dona la medaglia al figlioletto Giorgino.
Insomma, un impianto e una città in festa. Sbornia sportiva e non solo. Cagliari e sostenitori ritrovati, un amore lungo che va dal capoluogo a Olbia, passa per Nuoro, Oristano e Alghero. Il rientro nel campionato delle top venti è un balsamo benefico. Un bersaglio che scomoda strategie, business, investimenti. La realizzazione del nuovo stadio, ad esempio. Ma questa è un'altra storia. Intanto, Sir Claudio ha scritto una pagina da manuale. Capace di prendersi la scena anche nel post vittoria del San Nicola ("Ma che roba è, incitate la vostra squadra e basta. Che senso ha deridere gli altri!”), il tecnico di San Saba ha già lanciato la sfida. Stranamente assente nel primo tweet di giubilo della presidenza, Ranieri ha mostrato ancora una volta etica e morale. Quelle di un signore di settantuno anni alle prese con un mondo che non ne vuol sapere di migliorare. Eppure, ha compiuto l’ennesima impresa. Nella terra che fin dal 1987 - triennio dalla C alla A, con comoda salvezza - non lo scorda. Il Cagliari è in A, con la zampata di Pavoletti che inchioda il Bari. Il bomber marinaio ha rovinato la festa ai 58mila del San Nicola. E l'opera d'arte firmata sir Claudio si è consumata così, sotto il diluvio. Con Ranieri che ha bacchettato gli sfottò della tifoseria rossoblù. Quando si dice dello stile e del rispetto. Valori che oramai sono buoni solo per la stagnola dei baci perugina. Invece, al miracolo, incredibile ma vero, si è aggiunta anche una preziosa pagina di equilibrio e buon senso. Competizione, sudore e sacrificio. Il Cagliari che scappa dall'inferno della B, playoff inclusi, ha un mattatore: Claudio Ranieri.
Il tecnico ha forgiato e riformato un gruppo senza leadership, scollato, demotivato, incapace di assumersi le proprie responsabilità. Ha ridato fiato e forza ad atleti acerbi ed esperti, magari alle prese con acciacchi e infortuni di vecchia data. Una sorta di secondo padre, abile nell'intercettare le frequenze dei suoi e di codificarle a favore del gruppo. Ha instillato lo spirito e la determinazione indispensabili per cogliere qualsiasi obiettivo. La risalita ha del fenomenale se si pensa al modo, il contesto e gli interpreti. Ranieri ha preso la squadra nel girone di ritorno, da quattordicesima, più vicina ai play out che alla testa della classifica. Una situazione orribile, figlia dell'esonero di Liverani, della cacciata dei direttori sportivo e generale, Stefano Capozucca e Mario Passetti, del trasloco alla Primavera dei collaboratori tecnici, Roberto Muzzi e Fabio Pisacane. Mosse che hanno confermato l'approssimazione, un filo di supponenza e la mancanza di un progetto. Sir Claudio ha visto, sentito e capito. Ed è andato oltre. Ha blindato da subito il gruppo, e se stesso, dalle interferenze societarie. E, soprattutto, l'ha riavvicinato ai tifosi in modo serio, corretto, trasparente, senza secondi fini.
Insomma, una piccola grande rivoluzione. Poi, ha seminato la sua dottrina, basata su lavoro, esperienza e concentrazione. Sul campo, come qualsiasi novellino, ha spostato cinesini e birilli e sgomitato in tuta e scarpette con la rosa. Ha ridato coraggio e fiducia a Lapadula (capocannoniere della B con 21 reti, 26 in stagione), Nandez e Mancosu. Ha lanciato gli Under Obert, Kourfalidis e Luvumbo. Ha trasformato Dossena, proveniente dalla C, fatto diventare portiere di ottimo livello Radunovic, ridato smalto ad Azzi e aspettato Rog e Pavoletti, autore del gol partita, e campionato!, al quarto minuto di recupero a Bari. Inoltre, ha risistemato la difesa: il reparto ha dimezzato le reti subite in pochi mesi. Ha inventato Makoumbou regista e creato una intercambiabilità proficua tra Lella, Deiola, Di Pardo, Zappa, Altare. In definitiva, un percorso utile da studiare nelle scuole di progettazione, gestione e conduzione sportiva professionistica. D'altronde, senza questo mix non si riesce a vincere i play off, con la doppia finale contro i pugliesi spinti da sessantamila tifosi al san Nicola. Ranieri è stato quel manager pulito e competente indispensabile in un club che ha mostrato più di una lacuna. La serie A è stata ripresa in dodici mesi. Il passato va tenuto bene a mente. A partire dalla vergognosa retrocessione di Venezia, incapaci di battere i padroni di casa imbottiti di riserve e già retrocessi, con la Salernitana travolta in casa dall'Udinese.
Un film horror al termine di un torneo allucinante con Semplici esonerato dopo tre giornate, Mazzarri allontanato a tre turni dalla fine con la chiamata di Agostini, Godin e Caceres fulminati in diretta tv - va tenuto bene a mente. E deve servire da monito per l'immediato futuro. Adesso, c'è da godersi la festa: caroselli, bandiere, drappi alle finestre. Una gioia infinita per il popolo rossoblù. Ma il tema chiave, avvertito dai più, riguarda il futuro dell'allenatore. Innanzitutto, c'è da chiedersi quale possa essere la scelta di Ranieri. Il tecnico avrebbe in automatico il prolungamento. Ma su questo fronte è presto per capire se, dopo aver firmato un monumento sportivo ed etico impensabile cinque mesi fa, decida altrimenti. La serie A impone una profonda rivisitazione dell'organico. Il torneo è profondamente diverso dalla B e non solo per introiti, potere e visibilità. Tecnicamente occorre e si rende indispensabile, un restyling corposo e meditato. Quindi, investimenti e competenza. Claudio Ranieri il suo non solo l'ha fatto ma ha lasciato capire cosa significa essere consci dell'insieme delle conoscenze, delle buone pratiche e dei modi necessari nel mondo del pallone, più o meno dorato. Adesso, la palla è nel campo della proprietà.