Inter-Monza 2-0: Lautaro parte con una doppietta

L’argentino mostra già un’ottima intesa con Thuram. Offerta per Calhanoglu dall’Al-Ahly
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MILANO – Poteva andare in Arabia a contar soldi, lì dove potrebbe finire ora Çalhanoglu (lo vuole l’Al-Ahli). Ha preferito restare a San Siro a fare doppietta con la fascia da capitano al braccio e farsi adorare. Lautaro dimostra che volendo, anche di fronte a una montagna di milioni, scegliere è ancora possibile. “Siamo partiti con il piede giusto, abbiamo fatto una bella preparazione. Doppi allenamenti, sempre sul pezzo. Sono molto contento” ha detto l’argentino a fine match. Il Toro di Bahia Blanca, che Javier Zanetti ha portato a Milano cinque anni fa e che sogna possa restarci per sempre, da solo vale l’Inter. Negli occhi ha il fuoco che ha portato i nerazzurri in finale di Champions. Nei piedi sembra avere tutti i gol del mondo: non ha avuto nostalgia di Lukaku. “Romelu non era nostro, era del Chelsea. Abbiamo preso giocatori importanti, giovani che vogliono crescere”. La prima rete Lautaro l’ha segnata su assist di Dumfries, che con quel passaggio intelligente innescato da Bare…

MILANO – Poteva andare in Arabia a contar soldi, lì dove potrebbe finire ora Çalhanoglu (lo vuole l’Al-Ahli). Ha preferito restare a San Siro a fare doppietta con la fascia da capitano al braccio e farsi adorare. Lautaro dimostra che volendo, anche di fronte a una montagna di milioni, scegliere è ancora possibile. “Siamo partiti con il piede giusto, abbiamo fatto una bella preparazione. Doppi allenamenti, sempre sul pezzo. Sono molto contento” ha detto l’argentino a fine match. Il Toro di Bahia Blanca, che Javier Zanetti ha portato a Milano cinque anni fa e che sogna possa restarci per sempre, da solo vale l’Inter. Negli occhi ha il fuoco che ha portato i nerazzurri in finale di Champions. Nei piedi sembra avere tutti i gol del mondo: non ha avuto nostalgia di Lukaku. “Romelu non era nostro, era del Chelsea. Abbiamo preso giocatori importanti, giovani che vogliono crescere”. La prima rete Lautaro l’ha segnata su assist di Dumfries, che con quel passaggio intelligente innescato da Barella, ha lanciato un segnale: non sarà facile per Cuadrado togliergli il posto. La seconda gliel’ha suggerita Arnautovic, entrato nel finale per Thuram. Tornato in nerazzurro dopo tredici anni dal Triplete, regalando la palla del raddoppio dopo appena nove minuti, l’austriaco ha dimostrato che certi amori fanno giri immensi e poi ritornano.

Una partita non è abbastanza per dare verdetti, ma l’impressione è che la squadra di Inzaghi sia ancora la bestia meravigliosa del finale della scorsa stagione. È cambiato qualche nome sulle maglie, ma lo spirito resta. Inzaghi chiede pressing e ottiene pressing. Chiede profondità e ottiene profondità. La squadra risponde ai suoi comandi come un buon cavallo a un bravo fantino. Nella scorsa stagione contro il Monza in campionato l’Inter aveva prima pareggiato in trasferta, a gennaio, poi perso a San Siro in uno dei momenti più difficili dall’arrivo del tecnico in panchina. Questa volta la partita di fatto non c’è stata, se non per qualche folata di Colpani e Caprari. Troppo poco per impensierire una finalista di Champions. Gli allenamenti da Rocky Balboa cui Palladino ha sottoposto i suoi nel ritiro di Ponte di Legno - fra corse nei boschi e docce fredde nei torrenti - hanno forse dato nuovo fiato alla squadra, ma non sono riusciti nel miracolo di aumentarne la qualità tecnica. Dopo il giro dei cambi, in particolare, il confronto fra i due gruppi è stato impietoso.

Per parlare dei nuovi, una buonissima risposta l’ha data Thuram: "È un ragazzo che lavora, sta migliorando l’intesa con i compagni, mi ha soddisfatto. Non è stato fortunatissimo ma deve continuare a crederci e il gol arriverà”. Il figlio del grande Lilian, in campo dall’inizio, sa stare in area, sa innescare il contropiede, sa saltare l’uomo. Ha fatto tutto tranne gol, avrebbe detto Sandro Ciotti. Di Arnautovic si è detto e anche gli altri, nei pochi minuti a disposizione, qualcosa hanno fatto vedere. Vale per Cuadrado e Frattesi, per Carlos Augusto e persino per Bisseck, in campo nel finale. «Siamo scoperti in difesa, la società lavora per me H24», il messaggio finale di Inzaghi.

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